2a Guerra Mondiale 1942-20/A


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La battaglia dei convogli


Inno Guatemala 



Nel primi mesi dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti, le acque costiere americane furono il « paradiso dei sommergibili ». Infatti i sommergibili tedeschi e italiani ebbero buon gioco nell'attacco all'intenso traffico mercantile che si svolgeva quasi senza scorta. Grandi successi furono così ottenuti, in particolare contro le petroliere che facevano la spola tra i giacimenti venezuelani e gli Stati Uniti. Mentre cercavano febbrilmente di organizzare la difesa, i comandi americani ordinarono allora alle loro navi mercantili di concentrarsi in determinate zone (presso la costa meridionale della Florida e nella zona di Capo Hatteras). Ma questo ordine, che tendeva a limitare le perdite, concentrando i pochi mezzi disponibili nei due settori, non ebbe irisultati sperati. Anzi, i sommergibili contrastati solo da mezzi bellici improvvisati o inadatti (navi da diporto e da pesca armate oppure vecchie torpediniere e motovedette), aumentarono, per la frequenza dei bersagli, i loro successi. Solo in febbraio, quando la marina britannica mise a disposizione di quella americana un certo numero di unita specializzate nella caccia ai sommergibili, fu possibile organizzare i primi convogli. Nelle foto convogli anglo-americani in navigazione, sotto la protezione delle navi da guerra e di una miriade di piccole unita.


Nella primavera del 1942, con l'entrata in servizio di numerose unità sottili americane e con una più organizzata cooperazione aero-navale angloamericana, vi fu, da parte alleata, il primo efficiente attacco alla potenza sottomarina dell'Asse. I nuovi mezzi, infatti, portarono nella lotta contro i sommergibili, con il peso del numero, anche la forza distruttrice di nuovi sistemi di ricerca e di una nuova strategia. Ecco, nel disegno, la presentazione del « peritero » o « asdic » cioè di un apparecchio magnetico per la scoperta dei sommergibili in immersione. Al contrario dei vecchi idrofoni l'asdic non si basava sulla ricerca acustica (alla quale il sommergibile poteva sfuggire fermando le macchine e mettendosi in silenzio) ma sullo sfruttamento di un'onda magnetica lanciata nell'abisso dallo speciale apparecchio installato sotto la chiglia e rivelante la presenza della massa metallica del sommergibile. Una volta avvenuta la scoperta, un semplice calcolo dava non soltanto la posizione approssimativa dello scafo immerso ma anche la sua velocità, rilevabile sulla base degli spostamenti dell'angolo di rilevamento iniziale. Il sommergibile veniva a perdere così la sua maggior difesa: l'invisibilità. Entrava allora in azione un altra arma nuova, il cosidetto « porcospino », cioè un lanciabombe capace di sparare ad una certa distanza dalla nave una salva di ventiquattro cariche di profondità da 32 libbre. Queste cariche, esplodenti solo a contatto del sommergibile, descrivevano intorno allo scafo nemico una elisse. Se una sola delle bombe colpiva il bersaglio, esplodevano anche tutte le altre per "simpatia". Questa caratteristica della nuova arma rendeva insomma possibile di sapere con sicurezza se il sommergibile era stato colpito.

Ecco due dei più importanti ausiliari delle marine alleate nella battaglia dell'Atlantico. A sinistra uno dei quadrimotori adoperati per la protezione dei convogli. Grazie alla loro autonomia, essi, decollando dalle basi americane o da quelle britanniche, potevano tenere sotto il loro controllo i convogli per la maggior parte del viaggio. Tale efficacissima sorveglianza costrinse i sommergibili dell'Asse a limitare al minimo gli attacchi diurni contro i convogli scortati e ad adottare una nuova tattica per attacchi notturni. Nella foto a destra il « radar », novità assoluta che gli inglesi avevano usato contro di noi nella battaglia notturna di Capo Matapan e che prestò ottimi servizi anche nella lotta contro i sommergibili, particolarmente nelle ore notturne, quando i sommergibili dell'Asse salivano in superficie.


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