2a Guerra Mondiale 1942-20


Inno Gabon 


La battaglia
dei convogli



Nei primi mesi del 1942, mentre le armate dell'Asse avanzavano in Russia e in Africa e nel Pacifico la potenza giapponese si espandeva da un arcipelago all'altro fin quasi all'Australia, sui mari si combatte la durissima battaglia dei convogli. Gli anglo-americani possedevano, col dominio degli Oceani, la più grande flotta mercantile del mondo. Da quel gigantesco complesso, cui si erano aggiunti a centinaia i piroscafi appartenenti ai paesi occupati dall'Asse e che era stato rafforzato, oltre che dalle nuove costruzioni, anche dall'affitto di navi neutrali, dipendeva l'avvenire dell'Inghilterra e degli Stati Uniti. Se infatti il traffico tra i due paesi si fosse arrestato, se nelle isole britanniche non fossero giunti i rifornimenti di viveri e di materie prime indispensabili, ogni sforzo anglo-americano sarebbe risultato vano. La fortezza insulare delle Nazioni Unite, che avevano firmato la loro Carta il 1 gennaio 1942 a Washington, sarebbe inevitabilmente caduta. Ma anche gli Stati Uniti, da un successo del blocco sottomarino tedesco, avrebbero avuto molto da temere, per le loro industrie e per la loro stessa sicurezza. Non deve quindi stupire se l'Asse, come già aveva fatto la Germania imperiale nella guerra 1914.18, dedicò mezzi imponenti alla lotta al traffico mercantile nemico, irradiando in tutti i mari, un numero di sommergibili senza precedenti. Analogo sforzo fecero i giapponesi nel Pacifico e nell'Oceano Indiano, anche se lo scopo della loro offensiva sottomarina era diverso da quello italo-germanico. L'asse tendeva a risultati economici, cioè allo strangolamento del nemico ed in particolare della Gran Bretagna. Il Giappone, invece, puntava a mettere in crisi l'avversario nei punti nevralgici del fronte oceanico, per avvantaggiarsi nelle operazioni offensive a largo raggio. Nella cartina le rotte e le più importanti zone d'agguato dei sommergibili del Tripartito.

LA BATTAGLIA DEI CONVOGLI

I primi otto mesi del 1942 rappresentarono, nella battaglia condotta dall'arma sottomarina dell'Asse contro il traffico mercantile anglo-americano il periodo cruciale. Fu in quei mesi, infatti, che le unità italo-tedesche svilupparono il loro maggiore sforzo, nel tentativo di isolare l'Inghilterra dalla sua grande alleata transoceanica e di strangolarla economicamente prima che il gigantesco piano americano di costruzioni navali potesse ristabilire l'equilibrio. Questo obiettivo sembrò, verso la metà del 1942, e dopo i promettenti inizi assai vicino ad essere raggiunto. Come già nella primavera del 1917, nella morsa dei sommergibili tedeschi e italiani, l'Inghilterra boccheggiava attendendo con ansia spasmodica l'arrivo di quei rifornimenti americani di cui aveva bisogno. Ma, proprio come nel 1917, i tedeschi mancarono il colpo finale. Non seppero e non poterono, cioè, mantenere allo stesso livello il ritmo degli affondamenti per il periodo dovuto. E così, mentre nell'aprile 1942 Churchill annunciava angosciato alla Camera dei Comuni che « sulle coste orientali degli Stati Uniti in meno di sessanta giorni era stato distrutto più tonnellaggio di quanto non fosse stato distrutto negli ultimi cinque mesi della battaglia dell'Atlantico prima dell'entrata in guerra dell'America », avvertendo che « il tonnellaggio colato a picco e il moltiplicarsi dei sommergibili tedeschi costituivano il maggiore motivo di ansietà », nel luglio poteva affermare orgogliosamente che le prospettive erano generalmente migliorate. La gara delle costruzioni contro gli affondamenti cominciava a dare i suoi frutti. L'impegno dei cantieri americani di costruire nel '42 ben otto milioni di tonnellate di navi in serie della classe « Liberty » e « Victory » era stato mantenuto attraverso un febbrile, spasmodico lavoro. Gli americani sapevano perfettamente che si trattava di vita o di morte e tutta la loro gigantesca attrezzatura industriale venne mobilitata principalmente a questo scopo istallando nuovi cantieri persino lungo il corso dei fiumi. Un altro motivo d'insuccesso nella battaglia contro i rifornimenti va ricercato nella migliorata organizzazione difensiva anglo-americana che ben presto mise a dura prova i sommergibili dell'Asse. E' da notare, infatti, che gli americani erano completamente impreparati ad affrontare la minaccia sottomarina. Praticamente quindi tutto il traffico americano era alla loro merce, in quanto la difesa esisteva solo in germe, mancavano aerei, corvette, caccia sommergibili. E difatti, in quello che i comandanti germanici definirono il « Paradiso dei sommergibili », gli U bootes poterono affondare in meno di due mesi più di due milioni di tonnellate. Ben presto, però, la Marina degli Stati Uniti, che aveva dovuto chiedere ai britannici dieci corvette e 24 « trawlers » per far fronte alle necessità più urgenti della difesa, cominciò ad organizzarsi e a mettere in campo unità moderne, sottratte allo scacchiere operativo del Pacifico o varate dai cantieri che lavoravano ad un ritmo vertiginoso. Cosi, nel giugno del 1942, pur continuando a mietere successi su tutti i mari, i sommergibili dell'Asse cominciarono a pagare un più duro scotto. Lungo le coste americane gli alleati avevano rinunciato totalmente al traffico non scortato. Negli altri mari i bersagli si facevano più rari e più difficili. E, soprattutto, nell'attacco ai convogli, i sommergibili dell'Asse trovarono una reazione durissima, non solo da parte delle navi di scorta ma anche da parte degli aerei che per una gran parte del viaggio mantenevano costantemente il controllo degli specchi di mare attraversati dai piroscafi. Anche i mezzi tecnici a disposizione della difesa si erano affinati. Le scorte ai convogli potevano infatti contare, oltre che sui vecchi idrofoni, dalle prestazioni quanto mai aleatorie, l'asdic e sul radar. Il primo mezzo serviva per scoprire i sommergibili in immersione ed annullando praticamente la loro maggior forza: l'invisibilità. Il radar, invece, era particolarmente utile nelle ore notturne, quando i sommergibili emergevano. Applicato a quadrimotori « Liberator » e « Sunderland » e accoppiato con un potente faro del raggio di un miglio, costituì un efficacissimo mezzo di scoperta e costrinse i sommergibili dell' Asse a rinunciare al sistema dell'attacco notturno, fino ad allora preferito dai comandanti. Ulteriori perfezionamenti erano stati introdotti anche nell'armamento antisommergibile delle navi di scorta. Non bisogna pensare, tuttavia, che nel 1942 gli alleati ebbero partita vinta contro i sommergibili tedeschi e italiani. Infatti ai perfezionamenti della difesa si opposero alcun geniali mutamenti nella tattica offensiva dei sottomarini. Al raggruppamento delle navi nei convogli i tedeschi risposero con l'attacco di vere e proprie mute di sommergibili (i cosidetti « branchi di lupi ») che gettavano lo scompiglio nella formazione e poi approfittavano della confusione creata dai primi affondamenti per darsi alla caccia di ogni protezione. Ai perfezionamenti tecnici sistematica delle navi sbanye ed oramai prive delle difesa con una maggiore protezione antiaerea dei sommergibili, con un migliorarnento delle loro qualità nautiche, della loro velocità, della loro autonomia. Questo pronto adeguamento della flotta sottomarina tedesca realizzato con grande intuito strategico dall' Ammiraglio Doenitz, diede subito i suoi frutti. Ma, ripetiamo, la grande occasine era ormai perduta. Dai cantieri navali americani e inglesi scendevano in mare, a rimpiazzare vuoti, sempre più numerose unità mercantili da guerra. E alle sei-settecentomila tonnellate mensili affondate faceva riscontro il varo di un maggiore tonnellaggio di naviglio nuovo. Gli alleati tenevano pressochè intatta la loro potenzialità.


Ad un mese di distanza dall'attacco giapponese a Pearl Harbour, Roosevelt, in un messaggio al Congresso americano, annunciò un gigantesco piano di costruzioni belliche. Gli Stati Uniti, entro il 1942, avrebbero dovuto costruire, oltre a 60.000 aeroplani un numero imponente di carri armati, cannoni e armi di ogni tipo e ben 8.000.000 di tonnellate di naviglio mercantile. La cifra, che moltiplicava per otto la produzione dei cantieri americani del 1941, non era stata fatta a caso. Infatti gli esperti americani valutavano a circa 500.000 tonnellate le perdite mensili delle marine mercantili alleate e quindi, per ottenere nel 1943 una prevalenza delle nuove costruzioni rispetto alle perdite, sarebbe stato necessario giungere almeno a 8.000.000 di tonnellate. Sempre che, s'intende, la flotta sottomarina dell'Asse non avesse, nel frattempo, potenziato i propri mezzi offensivi e aumentato il numero dei sommergibili in agguato su tutti i mari. L'immensa potenza economica e industriale degli Stati Uniti fu quindi mobilitata in questa battaglia vitale che si combatteva in parte sul mare e in parte sugli scali dei cantieri. Per giungere al traguardo fissato da Roosevelt si dovette però moltiplicare il numero dei cantieri, che sorsero un pò dappertutto, sulla costa atlantica e su quella del Pacifico. E non basta. Per vincere la lotta contro il tempo i tecnici americani dovettero anche escogitare nuovi sistemi di costruzione e nuovi tipi di navi. Si giunse, insomma, anche nel settore delle costruzioni navali alla produzione in serie. Nacquero le « Liberty » e le « Victory », mercantili di limitate qualità nautiche ma varati e allestiti in un tempo eccezionalmente breve e quindi preziosi. Nella foto in alto in un cantiere americano si allineano sugli scali le nuove « Liberty ». In basso lo sviluppo delle costruzioni navali in serie in America. Subito dopo il varo i nuovi piroscafi passano all'allestimento. Per queste navi gli americani adoperarono, oltre ad un nuova tecnica, basata sul montaggio di complessi prefabbricati, anche il cemento armato.


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