2a Guerra Mondiale 1942-1/B


L'assedio a Leningrado


Inno Pakistan 



Uno degli obbiettivi più importanti della guerra fu, per i tedeschi, la base navale di Kronstadt, nella baia di Leningrado. A Kronstadt s'era rifugiata 
l'intera flotta russa del Baltico, che in quel porto aveva il suo ultimo asilo. La caduta di Leningrado l'avrebbe costretta all'autoaffondamento o condannata alla distruzione totale ma la sua situazione, malgrado la resistenza della città, era delle più difficili. Infatti, se poteva evitare il tiro dei grossi calibri germanici ancorandosi sulla costa orientale di Kronstadt che guardava verso il territorio controllato dalle truppe sovietiche, la flotta del Baltico rimaneva, senza alcuna possibilità di manovra o di scampo, sotto il martellamento dell'aviazione. I tedeschi, che erano costretti a mantenere nel Baltico, per la minacciosa presenza delle navi russe, una notevole aliquota delle loro forze navali, bombardarono senza sosta le unità alla fonda, tentando di annientarle o di metterle fuori combattimento. Vi riuscirono solo in parte e i cannoni delle corazzate e degli incrociatori sovietici diedero loro non pochi disturbi, coadiuvando così, le truppe che difendevano Leningrado. Nelle foto a sinistra una emozionante battaglia aerea nel cielo di Kronstadt. I « Messerschmidt » tedeschi (uno nell'angolo in alto a sinistra e l'altro un po' più in basso a destra di questa eccezionale fotografia) hanno la meglio sui caccia sovietici. Uno di questi sta precipitando in fiamme, mentre altri due tentano di disimpegnarsi. In alto a destra uno Stukas tedesco in volo sulla base navale nemica, inseguito dai tiri concentrati della contraerea. In basso a destra l'apocalittica visione di un bombardamento germanico sulle navi sovietiche alla fonda nella baia di Leningrado. La nave inquadrata dalle bombe è la corazzata « Rivoluzione d'Ottobre ».

Il freddo eccezionale del fronte russo rese assai difficile l'attività dell'aviazione. I motori degli apparecchi si gelavano, durante le soste sul campo, tanto
che era necessario (foto in alto a sinistra), prima di metterli in moto, di riscaldarli con apposite stufe. Malgrado gli speciali dispositivi studiati dai
tecnici tedeschi gli aerei ebbero numerosi inconvenienti: dalla rottura di parti vitali dei motori resi fragili dal freddo, alla formazione di ghiaccio
sulle ali, al congelamento dei lubrificanti. Tuttavia la Luftwaffe non interruppe le proprie crociere in territorio sovietico e continuò a martellare il
nemico. Nella foto in basso a sinistra una formazione di stukas sorvola la tundra gelata dell'estremo nord per battere il porto di Murmansk ove affluivano i rifornimenti anglo-americani per l'esercito rosso. In alto a destra i caccia bombardieri tedeschi sorvolano il tracciato della ferrovia Vologda-Leningrado, attraverso la quale i sovietici avviano verso la grande città assediata convogli di rifornimenti e di viveri. In basso a destra la vivida luce dei bengala illumina la terrificante esplosione di un treno sovietico carico di munizioni centrato in pieno dagli stukas.

 

Spagnoli sul fronte di Leningrado. Nell'estate del 1941 si formò in Spagna quella che fu chiamata la « Divisione Azzurra »: un reparto di volontari 
anticomunisti della Falange che avevano chiesto di poter combattere contro il nemico già affrontato sulla loro terra. La « Divisione Azzurra », poichè 
la Spagna di Franco si era dichiarata neutrale, dovette vestire la divisa tedesca e fu incorporata nella Wermacht. Sul fronte orientale, dove giunsero nell'ottobre del 1941, i reparti spagnoli si distinsero per il loro valore in numerosi combattimenti. In alto a sinistra reparti della « Divisione Azzurra » procedono penosamente in mezzo alla tormenta di neve, verso il loro obbiettivo: Leningrado. Al centro a sinistra il Generale Moscardò, leggendario difensore dell'Alcazar di Toledo, visita i feriti spagnoli. In basso a sinistra combattenti della « Divisione Azzurra » decorati con la croce di ferro. In alto a destra un caposaldo di fronte a Leningrado, tenuto dai falangisti. In basso a destra nel foglio più caro la voce della Patria lontana

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