2a Guerra Mondiale 1942-16/A


Preludio a Stalingrado


Inno Capo Verde 



17 luglio 1942. Conquistata Voronej i tedeschi e le truppe alleate (tra le quali l'ARMIR) effettuano una conversione verso sud-est e raggiungono un importante successo con l'occupazione di Voroscilovgrad e il taglio della linea ferroviaria collegante il bacino del Donetz a Stalingrado. Poi le colonne celeri che, seguendo il corso del Don, scendevano rapidamente a sud, iniziano la seconda fase dell'offensiva: l'investimento dell'estremo settore meridionale del fronte e il tentativo di accerchiare le truppe di Timoscenko in precipitosa ritirata. Nella foto in alto uno del vani contrattacchi sovietici nella zona di. Voronej. In basso l'artiglieria tedesca batte le retroguardie russe che tentano di contrastare l'avanzata dell'Asse.


L'ARMIR nella battaglia del Don. Fra l'aprile e il giugno, in base ad accordi presi fra gli alti comandi italiano e tedesco, al vecchio corpo di spedizione comandato dal generale Messe si erano venute ad aggiungere nuove divisioni. Con questi rinforzi era stato costituito, al posto del CSIR, l'ARMIR, al comando del generale Gariboldi. All'armata italiana, nel quadro della battaglia, fu assegnato un compito di' particolare importanza. Le nostre truppe, dislocate nel settore Stalino-Slaviansk, cioè, avrebbero dovuto fare da perno dell'intera manovra di aggiramento sviluppata dai tedeschi. L'ARMIR rispose in pieno alla fiducia dell'alleato. Alla sua azione si deve la conquista di molte località. Particolarmente notevole la presa di Srasni Luc, capoluogo di un ricco bacino minerario. Nella foto in alto gli alpini dell'ARMIR in prima linea, attendono il segnale dell'attacco mentre le batterie martellano le posizioni nemiche. Nella foto al centro reparti di bersaglieri attaccano, con l'usuale impeto, avanzando allo scoperto. Nella foto in basso lanciafiamme italiani in azione contro un bunker sovietico.


21-24 luglio 1942. Terza fase dell'offensiva tedesca e conquista di Rostov dopo una furibonda battaglia. Rostov, centro di importanza strategica notevolissima, era stata occupata dai tedeschi nel novembre del 1941 ma era stata abbandonata dopo una settimana in seguito alla controffensiva sovietica. Ora però il comando della Wermacht era deciso a riconquistarla ad ogni costo poichè dal possesso della città dipendeva l'ulteriore sviluppo delle operazioni. Rostov, infatti, era per i tedeschi, la porta del Caucaso e se l'offensiva tendeva, a nord, a raggiungere il Volga e a dare un  colpo mortale da tergo alle truppe che difendevano Mosca, non meno importante era per l'Oberkommando, la conquista dei ricchi giacimenti  petroliferi caucasiani e il conseguente completo e indisturbato controllo del Mar Nero. Contro Rostov, quindi, fu concentrata una massa imponente  di mezzi corazzati, di artiglierie e di fanterie. Il 21 venne dato il segnale d'attacco. Due giorni dopo si combatteva già nei sobborghi della città. All'alba del 24 formazioni d'assalto tedesche e slovacche raggiungevano il centro, sgominando le ultime resistenze nemiche. Cadeva cosi l'ultimo pilastro del fronte meridionale sovietico e dinnanzi alle truppe vittoriose di von Bock s'apriva la strada verso il Volga, verso Stalingrado, verso il Caucaso. Nella foto in alto stormi di Stukas all'attacco su Rostov, invano contrastati dal tiro delle batterie sovietiche. In basso anticarro tedeschi nelle vie di Rostov durante i combattimenti che portarono all'espugnazione della città.


Nella primavera del 1942, per le esigenze della lotta sul Lago Ladoga, punto vitalissimo del fronte di Leningrado, il comando tedesco chiese alla Marina italiana l'invio di alcuni mezzi speciali. Analoga richiesta fu fatta per il Mar Nero, dove era necessario contrastare le navi sovietiche addette al rifornimento di Sebastopoli. Accogliendo l'invito alleato, la Marina organizzò il trasporto via terra di un certo numero di MAS, di barchini esplosivi e di sommergibili tascabili. Si trattò di una impresa eccezionale, poiché i mezzi, per giungere a destinazione, dovettero attraversare tutta l'Europa, superando ostacoli di ogni sorta. Basti dire che in alcuni punti, per far passare gli scafi montati su speciali automezzi, fu necessario demolire gli angoli delle case. Lunghe deviazioni furono provocate anche dall'insufficente apertura di molti cavalcavia. La spedizione, però, giunse regolarmente sul Ladoga e sul Mar Nero, ove ben presto sventolò fieramente il tricolore italiano. Nella foto in alto gli scafi, dai quali sono state smontate tutte le sovrastrutture, attraversano lentamente l'Europa. In basso il MAS 528 uno dei vittoriosi protagonisti delle azioni italiane sul Lago Ladoga. I MAS « 527 » e « 528 » al comando del S. Tenente di Vascello Bechi affondarono nell'agosto del 1942 una cannoniera russa ed un trasporto carico di munizioni, distinguendosi inoltre in altri scontri con unità sovietiche.


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