2a Guerra Mondiale 1942-16


Preludio a Stalingrado


Inno Costa Rica 


 

1 luglio 1942. Nel dare l'annuncio della caduta dì Sebastopoli, il bollettino di guerra germanico recava anche un'altra sensazionale notizia: da tre giorni, su tutto il fronte centro-meridionale, le armate del feldmaresciallo von Bock erano passate all'offensiva e incalzavano il nemico ormai in crisi. L'attacco, dopo una lunga, accurata preparazione, era stato lanciato dai tedeschi all'alba del 28 giugno su un'estensione di circa trecento chilometri. La zona prescelta per lo sfondamento andava, a un dipresso, da Charkov a Kursk e l'obiettivo iniziale era rappresentato, con ogni evidenza, dal corso del Don e dalla linea ferroviaria che ne costeggiava la sponda sinistra. Se il colpo fesse riuscito, i tedeschi avrebbero messo in crisi, tagliandogli le vie di rifornimento e minacciandolo di aggiramento, tutto lo schieramento sovietico nel bacino del Donetz. Un piano assai brillante da un punto di vista strategico, dunque, reso ancor più micidiale da una nuova tecnica adottata dai tedeschi nell'impiego dei carri: il « motpulk ». Cioè una sorta di « rullo compressore » costituito da un imponente schieramento di panzer, non più operanti come punte di diamante penetranti in profondità nel dispositivo avversario ma costituenti un'unica autonoma massa di manovra destinata ad agire in modo unitario su un vasto tratto dì fronte. Nella foto in alto carri armati tedeschi in movimento nella sconfinata pianura ucraina. Le « Cicogne » mantengono i collegamenti fra le varie unità e segnalano i movimenti del nemico. Nella foto a sinistra dopo una breve sosta, il carro di testa dà alla colonna il segnale di partenza. Nella foto a destra i panzer dilagano dietro alle linee nemiche. Il « motpulk » ha rotto il fronte sovietico e si avvia verso il Don.



Prima settimana di offensiva. I tedeschi conquistano d'assalto gli importanti centri di Isjum e di Slaviansk e raggiungono, con le loro avanguardie, il corso del Don. Il successo è superiore ad ogni aspettativa. In soli sette giorni sono stati coperti più di 250 chilometri, sgominando con stupefacente facilità le pur tenaci resistenze nemiche. Inutili sono stati i grandi apprestamenti difensivi del maresciallo Timoscenko, il quale, ammaestrato dalle precedenti esperienze, aveva cercato di opporre alla usuale tattica germanica delle puntate in profondità seguite da rapide operazioni di accerchiamento, una serie di fortificazioni trasversali, capaci di imbrigliare l'impeto: il Motpulk non conosce ostacoli. I tedeschi, poi, non si fermano al Don. Lo oltrepassano in più punti, lanciando sull'opposta sponda solide teste di ponte, premessa di operazioni di ancor più vasto respiro. In alto a sinistra i tedeschi hanno raggiunto e interrotto l'oleodotto Rostov-Voronej. In alto a destra blindo e carri armati sono divenuti l'omnibus della fanteria. In basso l'artiglieria tedesca ha snidato, con un uragano di ferro e di fuoco, i difensori della sponda sinistra del Don. La fanteria può dunque traghettare, sugli appositi battelli pneumatici per creare una testa di ponte.

7 luglio 1942, I tedeschi, lanciate oltre il Don due forti colonne corazzate, conquistano con una classica manovra l'importante centro di Voronej, chiave di volta dell'intero sistema di comunicazioni sovietico del fronte centro-meridionale. Il basso corso del fiume cade così sotto il controllo germanico per un tratto di circa trecento chilometri, proprio nel punto in cui la grande via fluviale del Volga s'avvicina a meno di cento chilometri dal Don. Timoscenko è sul punto di essere chiuso, con le sue armate attestate nel bacino del Donetz, in una stretta mortale. In alto a sinistra una visione di Voronej dopo la resa. I difensori sovietici non hanno nemmeno avuto il tempo di distruggere i loro mezzi. Al centro a sinistra una colonna motorizzata tedesca sorpassa uno strano fortino costituito da un carro armato sovietico di vecchio tipo interrato fino alla torretta. Questo stratagemma fu usato assai spesso dai russi che ebbero modo così di utilizzare mezzi che altrimenti sarebbero stati di scarsissimo valore bellico. In basso a sinistra ecatombe di Rata su un campo d'aviazione sovietico dopo un'incursione dei cacciabombardieri tedeschi. In alto a destra un treno blindato sovietico sulla ferrovia Rostov-Mosca centrato dagli anticarro tedeschi. Sono visibili sulla corazza i segni dei proiettili perforanti. In basso a destra l'aviazione germanica martella implacabilmente le vie della ritirata sovietica.


Nel tentativo di fermare l'offensiva germanica, che andava sempre più sviluppandosi in profondità e che ormai metteva in pericolo gravissimo di accerchiamento l'intero fronte meridionale, il maresciallo Timoscenko tentò, nella zona di Orel, un potente contrattacco. Il comandante sovietico sperava, con questa pressione sul fianco sinistro nemico di costringere von Bock a rallentare o a sospendere la sua manovra. L'attacco però malgrado l'imponenza dei mezzi impiegati fallì completamente poichè i tedeschi avevano previsto la mossa e si trovavano pronti a respingere ogni attacco in quel settore. Anzi le perdite sovietiche furono cosi gravi da convincere Timoscenko che per salvare le sue truppe non c'era che una via ritirarsi in buon ordine, cercando di risparmiare il maggior numero possibile di mezzi e dì uomini. Nella foto in alto carri armati sovietici in azione, durante la vasta controffensiva di Orel. Nella foto in basso rinforzi russi in marcia nelle retrovie del fronte. Ovunque le parole di Stalin incitano i soldati russi alla resistenza. « La nostra causa è giusta. La vittoria sarà nostra », dice testualmente il cartello di propaganda.


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