2a Guerra Mondiale 1942-15/B


La resa di Sebastopoli


Inno San Marino 



I tedeschi sono giunti sulla linea dei forti. Entrano in azione i guastatori, reduci dalle sensazionali imprese compiute contro i forti di Liegi e le opere corazzate della linea Maginot. A Sebastopoli la tecnica e l'audacia sono le stesse. Piccoli reparti specializzati s'avvicinano alle fortificazioni principali mantenendosi negli angoli morti e, con forti cariche d'esplosivo, fanno saltare cupole corazzate, casematte blindate, muri massicci di cemento armato. Nella foto in alto « pionieri » tedeschi attaccano da tergo uno dei forti di Sebastopoli. E' visibile, in secondo piano, una delle bocche d'aria del complesso sotterraneo. Nella foto in basso un documento eccezionale: due guastatori germanici hanno fatto saltare una torre da 305 delle fortificazioni del fronte a mare. Ben 600 bunkers sovietici furono distrutti nell'assalto finale alla Piazzaforte.


I sovietici, ben comprendendo che i tedeschi consideravano la caduta di Sebastopoli come una premessa indispensabile alla grande offensiva che andavano preparando sul fronte meridionale, si batterono con grande tenacia, senza cedere anche quando ogni speranza di vittoria s'era spenta. Nella foto in una trincea improvvisata alla periferia di Sebastopoli i soldati russi attendono l'urto nemico.


Marinai sovietici in linea sul fronte di Sebastopoli. Numerosi contingenti, tratti dal personale della base e dagli equipaggi delle navi affondate, s'erano aggiunti alla guarnigione. Essi, malgrado la mancanza di addestramento ai combattimenti di terra, diedero un contributo notevolissimo alla difesa, segnalandosi in molti episodi di eroismo.


Anche l'aviazione sovietica intervenne frequentemente 
nel cielo della battaglia, cercando di contrastare le massicce incursioni degli Stukas che avevano ormai ridotto la città in un mare di rovine. Ma la supremazia dell'aria rimase alla Luftwaffe, malgrado l'afflusso degli apparecchi forniti dagli anglo-americani. Nella foto è appunto visibile una formazione di « Douglas Boston », ceduti all'aviazione sovietica, in volo sulle coste della Crimea.

Nella foto a sinistra un pezzo anticarro sovietico in azione contro i carri tedeschi che avanzano irresistibilmente, serrando sempre più da presso
la città. Il cannone è già stato inquadrato dalle salve nemiche ma gli artiglieri rimangono fermi al loro posto in un duello disperato. Nella foto a
destra un tiratore scelto sovietico, annidato fra le rovine, osserva le posizioni tedesche con un periscopio da trincea.


Negli ultimi giorni di giugno la piazzaforte agonizza, i tedeschi sono penetrati nelle difese avversarie ed hanno scardinato quasi completamente il sistema fortificato. Ormai non si può più parlare di un'operazione unitaria: i combattimenti si sono spezzettati in cento e cento episodi, ognuno dei quali ha per protagonisti i difensori di un forte, di una casamatta, di un bunker. O meglio, quello che rimane di loro dopo il bombardamento degli Stukas e delle artiglierie tedesche. Nella foto in alto uno dei principali forti di Sebastopoli subito dopo la conquista da parte tedesca. Sembra che un gigantesco rullo compressore abbia macinato sasso per sasso l'intera zona. Al posto delle grandi aperture quadrangolari aperte sul pendio della collina c'erano, fino a poche ore prima, i massicci muri di calcestruzzo delle casematte sotterranee. Nella foto in basso gli effetti delle micidiali granate del mortaio a Thor su una batteria costiera sovietica: le pesanti corazze furono squarciate come se fossero state di latta.


La resistenza sovietica a Sebastopoli, dopo mesi e mesi di dura e tenace lotta, andò rapidamente declinando. Negli ultimi giorni prima della capitolazione, i russi non dimostrarono più il coraggio e la decisione che li aveva contraddistinti fino a quel momento. Dal 26 giugno, i rifornimenti via mare erano stati interrotti e i pochi sommergibili che, di nottetempo, facevano scalo nel porto, erano destinati esclusivamente allo sgombero di importanti personaggi del partito e dell'esercito. Nella foto in alto un forte si è arreso e dalle gallerie sotterranee escono gruppi di prigionieri. Nella foto in basso Re Michele di Romania, visita Forte Gorki, conquistato dalle truppe tedesco-romene e dai marinai italiani. Il forte intitolato al celebre romanziere russo fu l'ultimo a capitolare. All'assedio di Sebastopoli le truppe romene avevano dato un grande contributo di sangue.


1 luglio 1942. Le ultime truppe sovietiche di Sebastopoli si arrendono ai tedeschi che entrano, dopo otto mesi di assedio, nella città quasi completamente distrutta. Epilogo vittorioso di una battaglia tra le più dure e sanguinose della guerra, la bandiera germanica si alza sulla terrazza del Belvedere a Sebastopoli. Ormai tutta la Crimea è saldamente nelle mani dei tedeschi che possono volgersi, senza temere pericolosi colpi di mano sovietici nelle retrovie, a più grandi imprese: a quell'offensiva che li porterà fino al Volga. Nella foto in alto un panzer tedesco entra nella città conquistata facendosi strada fra fumanti rovine. Nella foto in basso soldati tedeschi alzano la bandiera del Reich sulla terrazza del Belvedere.


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