2a Guerra Mondiale 1942-15/A


La resa di Sebastopoli


Inno Bhutan 


Il martellamento delle artiglierie e dell'aviazione su Sebastopoli fu tremendo e costituì, a detta dei tecnici, una delle più forti concentrazioni di fuoco della storia militare. Mentre i grossi calibri battevano le postazioni in cemento armato e le torrette blindate delle batterie, l'artiglieria da campagna, i mortai e le bombarde si accanivano contro le prime linee, non meno munite, la cui potenzialità difensiva era stata aumentata durante l'assedio dall'incessante lavoro del genio sovietico. Nella foto a sinistra una bombarda tedesca in azione. In alto a destra il generale von Manstein, comandante delle truppe tedesche davanti a Sebastopoli. In basso a destra il gen. Dragalina, comandante dell'Armata rumena in Crimea.

La marina sovietica aveva avuto un ruolo di primaria importanza nella difesa di Sebastopoli. Ad essa, infatti, era stato assegnato il compito di rifornire la piazzaforte di armi, di munizioni, di mezzi e di uomini. E le navi russe, malgrado gli sforzi dell'aviazione germanica, avevano saputo bravamente adempiere a questa essenziale missione. Da Novorossisk, da Poti e da Batum, quasi ogni notte, piccoli convogli di due o tre piroscafi, fortemente scortati da cacciatorpediniere e da incrociatori, raggiungevano la città assediata, alimentandone la resistenza. L'arrivo dei mezzi navali italiani, però, costrinse i sovietici a sospendere i convogli, anche perché, a causa delle perdite subite ad opera dei nostri MAS e sommergibili e degli Stukas tedeschi, la marina mercantile russa nel Mar Nero si era ridotta a sole 100 mila tonnellate. Dopo il 13 giugno, data in cui gli italiani registrarono un importante successo, i russi usarono per rifornire Sebastopoli solo cacciatorpediniere carichi di munizioni. Ma il 26, persi ad opera degli Stukas due caccia, rinunciarono anche a questo estremo ripiego. Fino al giorno della capitolazione, solo qualche sommergibile riuscì ad avvicinarsi alla base, abbandonata ormai al suo destino. Nella foto a sinistra un caccia sovietico nella rada di Sebastopoli. Si noti il moderno armamento antiaereo. In alto a destra il porto di Sebastopoli dopo un'incursione tedesca. In basso formazioni di Stukas all'attacco della Piazzaforte

 


L'artiglieria ha spostato il tiro su obbiettivi più lontani e le fanterie tedesche avanzano, sul tormentato terreno antistante la piazzaforte. Il bombardamento ha quasi cancellato le trincee sovietiche ma la difesa è ugualmente tenace e valorosa. Ogni metro viene conteso a lungo, sanguinosamente. Più di quindici giorni sono necessari ai fanti e ai guastatori germanici per infrangere le linee sovietiche e per giungere a ridosso dei forti principali. Quindici giorni di continui combattimenti, di corpo a corpo, di attacchi e contrattacchi. Ma alla fine i sovietici cedono. I capo saldi, solati, circondati, sommersi da ogni parte, cadono uno ad uno. In alto a sinistra un balzo in avanti sotto la protezione delle mitragliatrici. Al centro a sinistra terreno difficile, dietro ad ogni cespuglio può essere in agguato un tiratore scelto sovietico. In alto a destra una sezione di mitraglieri, sorpresa allo scoperto, reagisce al tiro nemico. In basso ordinati come ad un'esercitazione i soldati della Wermacht all'attacco di Sebastopoli.


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