2a Guerra Mondiale 1942-14/A


La controffensiva Inglese


Inno Fiji 



27 luglio 1942. Un poderoso attacco di carri armati si trasforma, per il preciso e micidiale tiro di sbarramento della nostra artiglieria, in un vero disastro. Gli inglesi debbono desistere per evitare un grave logoramento delle loro forze. Anche da parte italo-tedesca sono affluiti a ritmo sempre più accelerato i rinforzi e quindi il colpo di maglio non appare più facile come nei primi giorni, quando a fronteggiare gli attacchi c'erano poche diecine di carri e qualche battaglione di fanteria motorizzata. Nella foto in alto fra le macerie di un fortino avanza cautamente una pattuglia britannica. In basso gli inglesi fanno prigioniero l'equipaggio di un carro germanico immobilizzato nel deserto. E' da notare che si tratta di un tank britannico catturato dalle truppe di Rommel, rimesso in efficenza e contrassegnato da una croce germanica e dalla bandiera del Reich.

Nella foto in alto a sinistra prigionieri tedeschi dell'« Africa Korp » attendono avviliti ed esausti di essere trasferiti in campo di concentramento. In basso a sinistra un trimotore italiano S. 79, costretto ad un atterraggio di fortuna in territorio nemico, viene esposto in una piazza di Alessandria come un trofeo. A destra a sostituire i generali battuti da Rommel e da Bastico furono inviati in Egitto il gen. sir Harold Rypert Alexander (in alto) e il gen. sir Bernard Law Montgomery (in basso), rispettivamente come comandante in capo del Medio Oriente e del settore Mediterraneo e come comandante dell'ottava armata. Questi due ufficiali, che si erano già distinti a Dunkerque e sul fronte birmano, organizzarono animirevolmente la difesa dell'Egitto e poi nell'ottobre, la controffensiva che avrebbe risolto la guerra in Africa.

La vittoria di El Alamein




28 luglio 1942, Siamo alle ultime battute della furibonda lotta. I britannici, visti stroncati sanguinosamente tutti i loro tentativi di sfondare il fronte italo-tedesco, sospendono le operazioni ma vengono vigorosamente contrattaccati dall'Asse che riconquista di slancio tutte le posizioni perdute nella prima fase della battaglia. Nella foto in alto fanterie italo-tedesche all'attacco Al centro una batteria britannica distrutta dal tiro dei nostri medi calibri. In basso un tank leggero inglese fermato dai nostri anticarro a El Alamein.


20 luglio 1942. Sui bollettini di guerra riappare un nome caro agli italiani, quello dell'oasi di Giarabub, consacrato dall'eroismo del colonnello Castagna e dei suoi uomini. Una colonna motorizzata, dopo una lunga marcia nel deserto la rioccupa. Nello stesso giorno una grossa formazione di autoblinde proveniente da Gialo occupa anche l'oasi di Siwa, in territorio egiziano, particolarmente importante per assicurare il fianco ed il tergo del nostro schieramento avanzato. Il 24 giungerà a Siwa, aviotrasportato, un battaglione di Giovani Fascisti. Nella foto in alto una veduta aerea di Giarabub, la città Santa della famosa setta Senussita, acerrima nemica dell'Italia. In basso le autoblindo italiane entrano a Siwa.


La prima battaglia di El Alamein è finita con un nulla di fatto. Gli italo-tedeschi, nella prima fase, non sono riusciti a sfondare e a dilagare verso Alessandria. Nella seconda fase la stessa sorte è toccata ai britannici, i quali sono stati ricacciati sulle loro posizioni con perdite sanguinose. Ma la grande partita è solo rinviata. Avrà l'esito ormai consacrato dalla storia. Rommel però, non era stato battutto dall'avversario, quando aveva dovuto dare ai suoi carri l'ordine di ritirarsi sulle posizioni di El Alamein. Più che contro gli inglesi aveva dovuto lottare contro l'incomprensione, contro l'inadeguatezza dei mezzi messi a sua disposizione, contro il sabotaggio e il tradimento. Nella foto in alto l'attacco di un bombardiere britannico ad un convoglio italiano in navigazione verso Bengasi. « Le radio clandestine pullulano in Italia, scriveva Rommel nel suo « Diario » in data 18 luglio, ed il nemico è criminalmente informato sistematicamente di ogni movimento per cui non valgono le scorte navali od aeree, perchè le rotte sono conosciute prima dagli inglesi che dai comandanti delle navi». In basso un posto di rifornimento di carburante, nel deserto egiziano, protetto dalle batterie antiaeree. Ecco quanto scriveva Rommel nell'estate del 1942 sul sabotaggio operato da traditori in questo vitalissimo settore: « I fusti di benzina provenienti dall'Italia sono per due terzi pieni d'acqua. Abbiamo fatto un'inchiesta e la situazione risulta identica e abituale. E' un vero e proprio sabotaggio. Vi sono in media da 50 a 60 litri d'acqua per ogni fusto ».



I tedeschi in Africa: Ritorno del carrista.

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