2a Guerra Mondiale 1942-13/A


Il balzo verso il Nilo


Inno Slovenia 



Ormai, dopo poche ore di combattimento, le località di frontiera, consacrate dall'eroismo italiano e tedesco negli eroici anche se sfortunati combattimenti del 1940 e del 1941, sono tornate saldamente nelle nostre mani. In breve diventeranno lontana retrovia. Nella foto a sinistra le bandiere dell'Asse innalzate sulle mura diroccate della celebre Ridotta Capuzzo. Nella foto a destra un nostro fante sosta in preghiera dinnanzi alla Madonnina dell' Halfaya, , costruita nel 1941 dai mitraglieri del 62° battaglione della divisione « Marmarica ».


25 giugno 1942. Sidi el Barrani, che nel 1940 aveva segnato il punto massimo della nostra penetrazione, dopo la prima offensiva di Graziani, viene raggiunta e superata. Il giorno dopo il generale Cavallero, giunto in Africa Settentrionale per coordinare le operazioni, vi si riunisce in consiglio di guerra con Rommel, Bastico e Kesselring. I capi dell'Asse, non senza qualche contrasto, dovuto alle divergenze di valutazione circa la situazione logistica e le opportunità strategiche, decidono di insistere nello sforzo e di superare Marsa Matruh. Se mai, ove fosse necessario per la deficenza dei rifornimenti, ci si fermerà alla stretta fra il Golfo degli Arabi e le depressione di El Quattara, per poi procedere, una volta ottenuti i necessari mezzi, verso Alessandria e il Nilo. Nella foto una veduta aerea di Sidi el Barrani dopo l'occupazione italiana.

 

L'avanzata continua ininterrotta. Di fronte al campo trincerato di Marsa Matruh, i britannici, che fino a questo momento hanno combattuto in ritirata, senza mai tentare un colpo d'arresto, si irrigidiscono su posizioni evidentemente preordinate e mettono in campo tutti i loro carri superstiti. Ma vengono battuti ancora una volta: panzer germanici e carri dell'« Ariete » e della « Littorio » distruggono le ultime riserve del generale Auchinlek. Bisogna però dire che, a questo punto, anche gli italo-t edeschi, in quanto a disponibilità di carri, sono in cattive acque. Rommel ha meno di duecento « panzer », mentre le nostre due divisioni corazzate sono ridotte a 150 carri in tutto. Nella foto in alto sul carro armato nemico rovesciato una scritta significativa: « Carro americano, equipaggi o inglese, pillola italiana ». Gli americani avevano già, allora fatto affluire sul fronte libico numerosi mezzi corazzati. Circa un terzo dei carri schierati dagli inglesi erano infatti, nel '42, di fabbricazione americana. Nella foto in basso relitti di carri britannici dopo la battaglia. Le perdite dell'8° Armata inglese furono particolarmente gravi. Da documenti del dipartimento di guerra americano risulta infatti che, i 1584 carri armati britannici dislocati nel Medio Oriente furono distrutti o comunque inutilizzati dal 27 maggio al 23 giugno 1942. Nello stesso periodo i britannici avevano, perduto il 50% delle artiglierie.

29 giugno 1942. Le truppe dell'Asse raggiungono Marsa Matruh. Il campo trincerato britannico dopo una breve resistenza si arrende lasciando nelle nostre mani cinquemila prigionieri e un imponente bottino in armi, munizioni e viveri. E' una grande giornata, per l'Italia: l'opinione pubblica comincia a credere che siano lecite le più rosee speranze. Nella foto in alto a sinistra le prime camionette italiane entrano a Marsa Matruh. Al centro a sinistra nostri soldati si arrampicano sul tetto della palazzina del comando britannico per abbassare l'« Union Yack » e innalzare il tricolore. In basso a sinistra un gruppo di italiani prigionieri a Marsa Matruh, liberato dai nostri soldati, si affolla festante attorno alle truppe vittoriose. In alto a destra dal cartello stradale inglese, le proporzioni del nostro successo. Da Bengasi 550 chilometri di avanzata. In basso a destra la massa dei prigionieri inglesi catturati dalle truppe italo-tedesche concentrati nei pressi di Marsa Matruh.


29 giugno-20 luglio1942. Il favorevolissimo andamento delle operazioni militari induce il Capo del governo Mussolini a recarsi in Libia. Sbarcato all'aeroporto di Castel Benito, dopo un visita a Tripoli, Mussolini si porta nella zona d'operazioni, dove ha una serie di colloqui con Rommel, Bastico e gli altri comandanti italo-tedeschi. Quindi passa ad ispezionare le truppe e a visitare i villaggi dei coloni italiani sul Gebel cirenaico, accolto sempre da manifestazioni di entusiasmo. Questo viaggio farà nascere molte leggende. Si dirà ad esempio che Mussolini aveva fatto portare in Libia il suo cavallo bianco, in vista di un trionfale ingresso al Cairo in veste di « Protettore dell'Islam ». La notizia era però inventata, anche se Mussolini ardentemente sperava di poter assistere alla fase conclusiva della campagna. E' vero invece che in Libia Mussolini fu colpito da una crisi particolarmente grave dell'ulcera gastrica che lo tormentava da tempo e che solo con grande forza di volontà riuscì a completare il giro di ispezioni che aveva stabilito. Nella foto in alto Mussolini, con il segretario del P.N.F. Vidussoni e con il gen. Bastico passa in rassegna una divisione di fanteria. In basso Rommel, seguito da un gruppo di ufficiali italiani e tedeschi, ispeziona le posizioni nelle immediate retrovie del fronte.


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