2a Guerra Mondiale 1942-13


La battaglia di Pantelleria


Inno Bosnia 



Gli inglesi sono sorpresi dal fulmineo attacco italiano e tardano ad aprire il fuoco. Quando, alle 5 e 41, sparano la prima salva, i nostri incrociatori  hanno già sparato contro il nemico ben 150 colpi da 152 mm. mettendone alcuni a segno. Quindi, mentre i nostri caccia riducono la velocità, per  portarsi verso il convoglio dei sette piroscafi, le siluranti inglesi passano decisamente al contrattacco, sopravanzando gli incrociatori e lanciando tutti i loro siluri. L'azione fallisce, per la precisione del nostro tiro: due caccia nemici, colpiti in pieno, escono dalla formazione. Uno brucia come una torcia. Intanto i nostri caccia martellano le navi del convoglio col cannone e col siluro. Successo pieno: parecchi roghi s'accendono sul mare. Ma nella fase del disimpegno il « Vivaldi » è colpito in caldaia e deve fermarsi. Lo salverà l'eroismo del « Malocello », il cui comandante Leoni, pendolando dinnanzi all'unità ferita impegna un duro combattimento con quattro supercaccia nemici. Nuovo attacco delle siluranti britanniche, mentre gli incrociatori continuano a scambiarsi salve a ripetizione. Anche questa volta nulla di fatto, per le unità nemiche, che, dopo aver attaccato fino a seimila metri dalle nostre unità maggiori, debbono ritirarsi. Non senza danni, però: almeno due caccia sono rimasti colpiti gravemente e si salvano solo coprendosi di cortine fumogene. Quindi, duello mortale fra i contrapposti incrociatori. Scambio rapidissimo e preciso di salve e finalmente i cannoni dell'« Eugenio di Savoia » prima e del « Montecuccoli » poi centrano in pieno il più grosso incrociatore britannico che sbanda paurosamente. Subito i caccia nemici stendono intorno al gigante colpito una cortina di nebbia e l'intera formazione britannica fugge al combattimento. Pochi minuti dopo un boato segnerà l'affondamento della nave colpita. Sono le 6,19 e si spara senza interruzione da mezza ora. Un'ora dopo, nuovo cannoneggiamento contro le unità britanniche che si intravedono oltre la cortina furnogena. Il nemico è in crisi e l'ammiraglio italiano chiede l'intervento dell'aviazione per dargli il colpo finale. Nella foto in alto una foto, di fonte inglese mostra í caccia britannici che, per salvarsi dal micidiale cannoneggiamento degli incrociatori italiani, stendono sul mare una densa cortina fumogena. In primo piano i pezzi di prua di un incrociatore britannico. Nella foto in basso un aerosilurante italiano all'attacco della formazione navale britannica in ripiegamento dopo la sconfitta di Pantelleria. La foto presa da bordo di un incrociatore nemico mostra 1' imponenza dello sbarramento contraereo.



Il gruppo « Oriani » è andato in soccorso al « Vivaldi » colpito e lo rimorchia verso Pantelleria. Anche gli incrociatori rompono il contatto col nemico e appoggiano l'operazione. Poi, verso le undici del mattino, la nostra formazione navale torna addosso al nemico. Il mare è costellato di rottami, di fumate, di naufraghi, che dimostrano l'ampiezza del nostro successo. Alle 13,16 il nemico è nuovamente in vista. Ma non cerca più il combattimento e tenta di disimpegnarsi. La baldanza iniziale degli inglesi è scomparsa e solo due caccia, sorpresi, tentano il colpo che però fallisce. Anzi, il caccia australiano « Nestor », colpito dai nostri incrociatori pagherà l'audacia con l'affondamento. Per i britannici è la fine. La VII Divisione li insegue, sconfitti, fino a quando un ordine di Supermarina non la ferma al limite dell'autonomia. L'aviazione e i sommergibili continueranno l'opera... Nella foto in alto gli ultimi istanti di un caccia britannico fotografati dalla nostra ricognizione aerea nel mare di Pantelleria. In basso l'andamento della battaglia da un grafico di Supermarina. La rotta delle navi italiane è in nero. Quella delle unità britanniche è tratteggiata.


La battaglia di Pantelleria fu, per la Marina italiana, una bella pagina vittoriosa. Contro forze superiori per numero e potenza (gli incrociatori britannici avevano 16 cannoni da 152 contro i nostri 12 e i caccia inglesi erano 13 contro i nostri 7), le navi dell'Ammiraglio Da Zara seppero dare prova di decisione, di coraggio e di consumata perizia tecnica. Lo dimostrano le navi britanniche affondate: l'incrociatore « Kenia », i caccia di squadra « Bedouin », « Hasty », « Nestor », i caccia di scorta « Greve », « Aredale» e Kujavak » (oltre a quattro piroscafi, fra cui la petroliera « Kentucky »). Da parte nostra, solo il « Vivaldi » subì danni gravi ma non irreparabili. (Un episodio... curioso ebbe a protagonista il « Montecuccoli » che, inquadrato da una salva, si salvò miracolosamente con danni insignificanti. Riscontrando gli effetti del tiro britannico i marinai si accorsero che una scheggia aveva asportato, nel quadrato ufficiali, soltanto l'unica « o » del motto « Centum oculi » che fregia il ritratto del condottiero. Il motto così modificato, a ben ragione rimase tale per tutta la guerra. Dopo che la divisione italiana riprese la via del ritorno, alcuni caccia inglesi superstiti e due piroscafi, approfittando della confusione che vi era nelle acque del combattimento e delle cortine fumogene rimaste nella zona, riuscirono, malgrado gli attacchi dell'aviazione, a raggiungere Malta. Ma anche in questa ultima fase del travagliato viaggio, la fortuna non fu propizia ai britannici. Un caccia fini sulle mine, colando a picco, mentre tutti gli altri piroscafi rimasero danneggiati. Il bilancio non poteva essere più disastroso, per la marina inglese e dimostrava l'impenetrabilità del blocco disposto dagli italiani intorno a Malta. L'Ammiraglio De Zara, con le sue navi vittoriose tornò a Napoli (il « Vivaldi », con morti a bordo, era stato dirottato per Pantelleria) con le artiglierie brandeggiate alla massima elevazione (segno tradizionale di vittoria in mare) e con le bandiere di combattimento stracciate e annerite al picco. Nella foto in alto un aereosilurante italiano all'attacco contro le superstiti navi del convoglio britannico. In basso a sinistra Mussolini decora l'ammiraglio Da Zara per la vittoria di Pantelleria. A destra il Capitano di Fregata Mario Leoni, comandante del « Malocello », riceve da Mussolini la Medaglia d'Argento al Valor Militare per il suo valoroso comportamento che fra l'altro portò al salvataggio del caccia « Vivaldi ».

Il balzo verso il Nilo




23 giugno 1942. Il 21 giugno 1942 è caduta la piazzaforte di Tobruk. Il giorno dopo, dal Quartier Generale di Hitler, giunge notizia che il generale Erwin Rommel comandante dell'Africa Korp, che per le sue straordinarie abilità aveva meritato dai britannici il soprannome a La volpe del deserto, è stato nominato Feldmaresciallo. Il 1° luglio uguale riconoscimento verrà deciso per il generale Cavallero, Capo di S.M. Generale, che sarà nominato, su proposta di Mussolini, Maresciallo d'Italia, in riconoscimento del contributo dato alla vittoria africana. Malgrado il successo, però, vi è nei nostri comandi una grande incertezza sull'opportunità di proseguire nell'avanzata che ci aveva riportati sul confine egiziano, ma che aveva logorato gravemente le nostre forze. Molti ritenevano che sarebbe stato più vantaggioso per noi eseguire l'operazione di sbarco a Malta già da lungo tempo preparata dall'amm. Turi, poichè la conquista dell'isola avrebbe reso più facile e meno dispendioso l'afflusso dei rifornimenti sul fronte libico. Ma Rommel bruciava dall'impazienza e ulteriori notizie sul collasso militare dei britannici indussero anche i titubanti a decidersi per l'attacco a fondo contro l'Egitto. Così, il 23 giugno, l'offensiva riprese verso Sidi el Barrani. Ormai non c'era dubbio: l'Asse tentava di occupare. Alessandria e il Delta del Nilo. Nelle due foto autoblinde e carri armati dell'Ariete, avanzano oltre l'Halfaya sotto il tiro di sbarramento britannico.


I combattimenti di frontiera sono brevi e si concludono con la precipitosa ritirata delle forze dì copertura britanniche. Il morale dei soldati nello Asse è altissimo. Le vittorie del mese precedente, l' evidentissima demoralizzazione degli inglesi, i quali si sentono battuti prima di combattere, li inducono a credere che l'esito trionfale della dura campagna africana sia vicino. Nella foto in alto i panzer di Rommel iniziano la marcia travolgente in territorio egiziano. In basso un distaccamento della 90° divisione tedesca in marcia nel deserto oltre Sollum.


<< precedente 1942 successiva >>

1 1a 1b 2 2a 2b 3 3a 4 4a 5 5a 6 6a 7 7a 8 8a 9 9a 10 10a 11 11a 11b 12 12a 12b 13 13a 14 14a

15 15a 15b 16 16a 16b 17 17a 18 18a 19 19a 20 20a 20b 21 21a 21b 22 22a 23 23a 23b 24 24a 25 25a 25b 26 26a 27 27a

28 28a 28b 29 29a 30 30a 30b 31 31a 32 32a 33 33a 33b 34 34a 34b 35 35a 36 36a 37 37a 38 38a
                                                             
 
2a guerra mondiale 1933-1934 1935-1936 1937 1938-1939 1940 1941 1942 1943 1944 1945

.