L' AVANZATA IN EGITTO
Dopo la fulminea vittoria di Tobruk, le forze italo-tedesche avrebbero dovuto compiere una
grande operazione di sbarco a Malta. L'impresa era stata preparata da molto tempo e, per le
condizioni di esaurimento della base navale britannica, si presentava sotto i migliori auspici. Ma
Rommel, da Tobruk conquistata, era di diverso parere. Secondo lui ogni mezzo disponibile
doveva essere inviato in Africa, per rendere possibile la prosecuzione dell'offensiva e lo sfruttamento
del successo. Se non gli fossero mancati i mezzi necessari, affermava, avrebbe potuto inseguire i
britannici fino ad Alessandria e oltre. Vi furono molti contrasti, in seno al nostro
Stato Maggiore, su questo punto. Molti erano coloro i quali, valutando pessimisticamente la consistenza
dei mezzi corazzati dell'Asse e le possibilità di recupero dell'avversario, suggerivano di trincerarsi
sull'Halfaya in vista di un ritorno offensivo britannico, senza rischiare avventure nel deserto
egiziano. Altri ritenevano che sarebbe stato molto incauto da parte nostra
superare Marsa Matruh e consigliavano di fermarsi in quella forte base. Non mancavano naturalmente, i fautori
dell'immediata azione su Malta, come premessa ad ogni altra offensiva. Solo dopo aver
eliminato quella spina dal nostro fianco, dicevano, il flusso dei convogli avrebbe potuto essere
considerato sicuro e sufficiente ad alimentare una battaglia decisiva. Fra questi ultimi era Mussolini il quale però,
vinto dalle insistenze di Rommel, diede il suo assenso alla prosecuzione dell'offensiva in
territorio egiziano. Fu un gravissimo errore, questo, come i fatti poi dimostrarono. Ma sul
momento anche gli scettici si lasciarono trasportare dallo entusiasmo per la travolgente avanzata di
Rommel. Il 23 giugno le nostre truppe erano a Bardia. Il 25 giugno avevano fatto un balzo di 70
chilometri. Pochi giorni dopo, il 29, erano a Marsa Matruh. Il primo luglio, poi, dopo soli 8
giorni di offensiva, veniva raggiunta El Alamein. Più che un offensiva era stata una corsa ad
inseguimento. Ma, proprio nel momento in cui s'accendevano in Italia e in Germania le più
rosee speranze la splendida avanzata si arrestò nella pietraia di El Alamein. Pochi giorni dopo, un
ultimo tentativo di Rommel di sfondare, veniva rintuzzato. Poi, per tutto il resto del mese di
luglio, il nemico, prematuramente dato per vinto, effettuava un preoccupante ritorno offensivo.
Cos'era accaduto? Che cosa aveva bloccato la macchina militare dell'Asse?
La spiegazione è molto semplice. Lungo i mille e cento chilometri di ininterrotta avanzata,
Rommel e Bastico avevano perduto, sia per narturale logoramento, sia per l'azione del nemico,
gran parte delle forze corazzate e motorizzate con le quali avevano iniziato l'offensiva. A El
Alamein, quindi, erano giunte solo alcune diecine di carri e di cannoni, con modeste aliquote di
fanteria motorizzata. Il resto si trovava sparso sull'interminabile litoranea o era affidato, nelle retrovie, alle mani
frenetiche dei meccanici, impegnati nelle ripararzioni. Le fanterie, per parte loro, erano state
lasciate indietro e arrancavano faticosamente per raggiungere l'avanguardia corazzata. E non
basta: alcuni convogli che recavano in Libia i necessari rifornimenti,
sopratutto di benzina e di munizioni, erano stati intercettati, con serie
perdite dal nemico. Cosicchè, tra l'altro, scarseggiavano i carburanti, elemento essenziale per una
armata corazzata. La penuria i benzina giunse a tal punto che, nei combattimenti di mezzo
luglio, dopo il ritorno offensivo britannico, Rommel dovette dare l'ordine di fermare i carri e di
contrattaccare solo con la fanteria perchè i panzer non consumassero anche le scorte.
L'avversario, invece, spronato dal grave pericolo che correva, aveva richiamato dal Medio
Oriente tutte le forze disponibili, soprattutto in carri e aerei, riuscendo così, in breve volgere di giorni, a
reintegrare buona parte delle perdite subite durante la ritirata e specialmente nel
disastro di Tobruk. Cosi ad un attaccante giunto alla stretta finale in condizioni di quasi completo esaurimento (anche le truppe erano stanchissime per le dure condizioni di vita cui avevano dovuto sottostare per mesi), si oppose un avversario rinfrancato
e rafforzato. Va aggiunto, poi, che nella stretta di El Alamein, particolarmente adatta alla
difesa perchè delimitata a nord dal mare e a sud, dopo una settantina di chilometri, dalla
depressione di El Quattara, invalicabile dai mezzi motorizzati, i britannici avevano
predisposto fortificazioni campali e in caverna, di grande efficacia. Si spiegano quindi il brusco arresto di Rommel ad
El Alamein e la non meno brusca trasformazione della lotta da guerra di movimento,
combattuta fra carri, in guerra da posizione. E si spiega, anche, la difficoltà con la quale, nei primi giorni della controffensiva britannica, le
truppe italo-tedesche (ridotte ad un pugno di uomini e di carri, con le divisioni di fanteria ancora in marcia) bloccarono l'attacco nemico.
Anche il sabotaggio e il tradimento ebbero però la loro parte nel fermare la marcia di Rommel
e di Bastico sulla via di Alessandria. Proprio in quel periodo cruciale, infatti, si constatò che la lotta britannica al traffico per la Libia si era fatta più precisa e micidiale, come se fosse
guidata (e lo era in realtà) da radio clandestine dislocate nei varia porti italiani o da elementi molto vicini ai comandi superiori. Significativo è anche il rilievo fatto da Rommel nel suo «
Diario » sui rifornimenti italiani di benzina: nei fusti veniva trovata una forte percentuale d'acqua. Tanto frequentemente che i comandi
italo-tedeschi furono costretti ad ordinare per prescrizione, il
decadimento sistematico del carburante! Tuttavia, anche se non raggiunse il suo
obiettivo ultimo, che era la zona del Canale di Suez, l'offensiva in Egitto rimane una pagina
luminosa nella storia della nostra guerra. Durante le grandi battaglie di rottura in Cirenaica e poi nel veloce inseguimento del nemico in fuga, il
soldato italiano diede una prova superlativa di coraggio, di resistenza, di tenacia. Prova che avrebbe confermato e suggellato con il sacrificio eroico dell'« Ariete» e della « Folgore » su quegli stessi campi pietrosi di El Alamein ove per un istante ci era apparsa, come in un miraggio, la stella
luminosa della vittoria e dove quella stella rincorremmo nei mesi successivi, con alcune delle più belle divisioni della storia militare della Nazione.
Quasi contemporaneamente all'offensiva su El Alamein, il Mediterraneo fu teatro di un
grande scontro aero-navale che vide un pieno, incontrovertibile successo della nostra Marina.
Protagonista della battaglia fu la VII Divisione Navale comandata dall'Amm. Da Zara, che,
incontrato il nemico nelle acque di Pantelleria, distrusse quasi totalmente
un grosso convoglio inglese diretto a Malta e buona parte delle navi di scorta. L'opera fu completata dall'aviazione e dai
sommergibili. La giornata segnò una delle più cocenti mortificazioni dell'orgoglio navale britannico.
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