2a Guerra Mondiale 1942-11/B


La battaglia per Charkov


Inno Marocco 



12 maggio 1942. Mentre l'offensiva tedesca si scatena con rapidi risultati nell'estremo angolo della Crimea ancora tenuto dai sovietici, l'opinione pubblica mondiale attende l'annuncio di qualche altro clamoroso colpo di maglio verso oriente. Giunge invece notizia che il maresciallo Timoscenko ha preceduto i tedeschi ed ha lanciato le sue truppe all'attacco nella regione di Charkov. E' una sorpresa per tutti, ma non per i tedeschi che questa offensiva attendevano da parecchi giorni e che s'erano metodicamente preparati a bloccarla. Timoscenko, infatti, secondo i loro calcoli, avrebbe certamente tentato di prevenire l'inevitabile offensiva verso il Don e solo attaccando nel settore di Charkov avrebbe avuto buone probabilità, in caso di successo tattico, di mettere in difficoltà il fronte meridionale tedesco. L'urto fu quindi terribile, per l'imponenza delle forze messe in campo da ambo le parti. Nella foto in alto cacciabombardieri bimotori sovietici attaccano in massa le linee germaniche. Al centro la fanteria russa avanza a ondate massicce. In basso i nuovi carri sovietici da 43 tonnellate entrano in azione, per la prima volta, sul fronte di Charkov.


Nei primi cinque giorni dell'offensiva, attaccando frontalmente nel settore di Isjum direttamente su Charkov, lungo la ferrovia di Simferopoli e lungo quella Poltava-Rostov, le truppe di Timoscenko ottengono importanti successi. Con l'attacco frontale, malgrado la tenace resistenza germanica i russi si portano fino ai sobborghi della città contesa. Nello stesso tempo i reparti corazzati comandati dai generale Koniev si spingono a Krasnogrado, a ottanta chilometri da Poltava e, dall'altro lato, fino a Merefa. Charkov è minacciata d'accerchiamento e l'intero fronte tedesco sembra sul punto di crollare, sotto la spinta delle masse corazzate nemiche. Nella foto in alto carri pesanti sovietici in azione verso Poltava. Al centro i tedeschi, ancora appostati nelle ridotte invernali, resistono con grande accanimento. Anche quando i carri armati sono passati, per la fanteria sovietica che rastrella il campo di battaglia c'è un duro lavoro da compiere. Ecco un reparto bloccato ai margini di un boschetto da dove un gruppo di tedeschi resiste ancora. In basso i russi avanzano, i carri armati come mezzo avanzato di rottura e dietro la fanteria, che ha il compito di sfruttare il successo.


La lotta sul fronte del Mar Nero. In Crimea, dove Sebastopoli continua a resistere sono in agguato i MAS, e i sommergibili tascabili italiani e gli Stukas tedeschi. Per rifornire di armi e di munizioni i difensori della piazzaforte, la marina sovietica deve impegnarsi duramente. Ma solo pochi trasporti riescono a superare il blocco italo-germanico. I sovietici sono così costretti a ricorrere ai sommergibili, che però potranno dare alla fortezza assediata un ben misero aiuto. Nella foto in alto un piccolo reparto di marinai sovietici sbarca da due sommergibili sulla costa della Crimea. Questi reparti di arditi effettuarono anche colpi di mano contro le zone costiere tenute dall'Asse. In un'azione contro Jalta, base della marina italiana, un motoscafo russo riuscì ad esempio ad affondare un sommergibile. In basso mitragliatrici a quattro canne sovietiche in azione contro aerei tedeschi sulla sponda continentale dello stretto di Kerch. I russi, in previsione di sbarchi tedeschi, avevano fortificato potentemente quelle coste.


18 maggio 1942. Dopo sei giorni di offensiva, Timoscenko si trova a dover fronteggiare la fulminea contromanovra tedesca. Le sue 10 divisioni motorizzate, le sue 7 divisioni blindate, le sue 20 divisioni di fanteria non sono più fronteggiate dalle iniziali 3 divisioni corazzate, 7 divisioni motorizzate e 18 divisioni di fanteria del generale von Paulus. Appaiono infatti sul campo di battaglia forze fresche e poderose, tenute di riserva. I tedeschi, poi, sono armati con numerosissime batterie da « 88 »: un'arma anticarro di prodigiosa efficacia, come dovette amaramente riconoscere il maresciallo Timoscenko. Gli « 88 », infatti, risolsero d'incanto la situazione. Quando Koniev, con i suoi carri pesanti, tentò di spingersi su Poltava, trovò nella zona di Karlovka uno schieramento di « 88 » che, piazzati nei campi di barbabietole, gli distrussero in poche ore metà degli effettivi. L'offensiva fu così stroncata, ma i sovietici commisero l'errore gravissimo di insistere ancora in vani attacchi. Questa mossa sbagliata costò loro la distruzione dell'intera armata impegnata nell'offensiva. Nella foto in alto uno degli anticarro tedeschi, protagonisti vittoriosi della battaglia di Charkov, spara furiosamente contro i carri sovietici avanzanti. In basso ecco una visione dell'imponente schieramento di bocche da fuoco organizzato dai tedeschi a Karlovka, ove fu arrestata l'offensiva di Timoscenko e di Koniev. In primo piano un pezzo della « Flak », adoperato indifferentemente come arma anticarro o antiaerea. In secondo piano gli « 88 » dal tiro rapido e micidiale.


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