2a Guerra Mondiale 1942-11/A


Il dramma del fango


Inno Singapore 



Aprile-maggio 1942. Si combatte ancora nei dintorni di Isjurn quando il disgelo impone una battuta d'arresto alle operazioni. Gli eserciti contrapposti sono invischiati, per decine e decine di giorni, in un mare di fango che sommerge strade, sentieri, trincee; che blocca camion, carri, cavalli, carri armati, uomini. In simili condizioni non è solo impossibile combattere, è impossibile muoversi. Ma sarà l'ultima parentesi di relativa calma prima della ripresa della lotta mortale ingaggiata fra tedeschi e sovietici. Nella foto in alto spettacolo di tutti i giorni durante il disgelo: una lunga colonna di carri e di cannoni impantanata nella melma e immobilizzata per ore ed ore. In basso nemmeno i cavalli riescono a passare nella steppa trasformata in palude. Neanche l'aviazione può levarsi in volo, i campi sono assolutamente impraticabili.


Maggio 1942. I tedeschi sono di nuovo all'offensiva, dopo la lunga parentesi invernale. Attaccano in Crimea, dove nell'ottobre precedente erano riusciti a penetrare attraverso l'istmo di Perekop e dove avevano raggiunto e circondato Sebastopoli. Durante l'inverno i sovietici, contrattaccando furiosamente, erano riusciti a ricacciarli di parecchi chilometri indietro ma senza mai metterli in crisi. Ora, dall'8 al 17 maggio, i russi non soltanto perdono tutti i guadagni faticosamente ottenuti nei mesi precedenti, ma vengono addirittura imbottigliati nella piazzaforte di Sebastopoli e nella piccola penisola di Kerch. Qui essi tentano l'estrema, disperata resistenza per impedire ai tedeschi il completo controllo del Mar d'Azov e la possibilità di effettuare sbarchi nella penisola di Taman, verso le regioni petrolifere del Caucaso. Ma se la piazzaforte di Sebastopoli, rifornita dal mare, riuscirà a resistere fino al primo luglio, la sorte dei difensori di Kerch è ormai segnata. Nella cartina lo sviluppo delle operazioni tedesche nella penisola di Kerch. In basso in una eccezionale fotografia panoramica, l'impressionante sviluppo dei panzer tedeschi in Crimea, prima dell'attacco decisivo.

L'offensiva in Crimea




La battaglia in Crimea è accanitissima. I sovietici, fortemente armati ed appoggiati ad una serie di fortificazioni campali preordinate da molti mesi, resistono tenacemente alle ondate di attacco germaniche. Ma dieci giorni di offensiva sono sufficienti, per le truppe di Hitler, e lo sfondamento avviene. 
In Crimea la bandiera rossa sventolerà ormai solo sugli spalti di Sebastopoli. In alto a sinistra guastatori tedeschi hanno raggiunto la stazione di Marfovka, sorprendendo un convoglio di rifornimenti. In basso a sinistra un fortino della «Fossa dei Tartari» è stato investito dai lanciafiamine. Un reparto di guastatori accorre per completare l'opera con le bombe a mano. A destra una colonna di panzer in movimento. Dalla « Mercedes » scoperta (la seconda dietro il carro di testa) il comandante di divisione dirige le operazioni.

E' la fine, per i difensori della Crimea. I tedeschi raggiungono le rive dello stretto e dopo aver diviso in due tronconi la penisola dí Kerch, piazzano in riva al mare le loro batterie pesanti per impedire lo sgombero delle truppe superstiti. Per i sovietici, dunque, non c'è scampo. E così, esauritesi le ultime tenaci resistenze, nutrite colonne di prigionieri vengono avviate verso le retrovie. Nella foto in alto a sinistra una delle famose camionette cingolate germaniche in piena azione. Con a bordo un nucleo di arditi, la camionetta è giunta a ridosso del nemico. Una brusca frenata e gli assalitori balzano a terra, con le armi pronte. In basso a sinistra una colonna di prigionieri sovietici. Sono i resti delle armate che hanno difeso la Crimea. In alto a destra nei mesi del disgelo solo le ferrovie sono un mezzo sicuro e rapido per l'invio di rifornimenti. La Luftwaffe intensifica quindi i suoi attacchi. Ecco l'effetto di una incursione tedesca sulla linea ferroviaria che da Stalingrado porta a Rostov, posizione chiave del fronte meridionale. In basso a destra ancora una visione della lotta in Crimea, un carro armato leggero sovietico brucia, centrato dagli anticarro germanici.

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