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2a Guerra Mondiale 1941-9/A |
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Tra realtà e leggenda |
Inno Sudan |
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| Durante la navigazione di avvicinamento a Creta un convoglio italiano carico di truppe del Rgt « San Marco », scortato dalla torpediniera « Lupo » al comando
del C.F. Francesco Mimbelli (decorato di M.O. per questa azione), fu attaccato da una formazione di incrociatori e cacciatorpediniere inglesi. L'unità italiana
andò all'attacco con veemenza passando attraverso lo schieramento britannico a distanza tanto ravvicinata che le navi inglesi si cannoneggiarono tra loro
con ottimi risultati. Il «Lupo» rientrò al Pireo con lo scafo bucato da parte a parte dai colpi britannici. Il giorno seguente la torpediniera «Sagittario» al
comando del T.V. Cigala Fulgosi (anch'egli decorato di M. O. per l'azione) fu impegnata, in servizio di scorta ad un convoglio, da incrociatori inglesi. Il com.
Cigala Fulgosi andò all'attacco «fischiettando» e lanciò i suoi siluri contro un incrociatore colpendolo. L'azione destò l'entusiasmo delle truppe tedesche del
convoglio che, giunte indenni a destinazione, portarono un trionfo il com. Cigala. A destra il com. Mimbelli. A
sinistra un convoglio in rotta per Suda. |
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| Gli inglesi sconfitti ripararono in Egitto, dove furono aggregati all'armata del Nilo che proprio in quei giorni subiva i primi rovesci nella controffensiva italo-tedesca. A
sinistra sui volti dei britannici reduci dall'inferno cretese è evidente il sollievo per averla scampata ed anche l'impressione dei recenti duri
combattimenti. A destra Re Paolo di Grecia, nuovamente fuggiasco, ringrazia il sergente neo-zelandese Ryan che con il suo plotone aveva protetta la ritirata da
Creta. |
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| L'azione dei paracadutisti tedeschi su Creta viene considerata come una delle più difficili e brillanti da essi compiute. Le truppe tedesche, soprattutto nei primi
giorni dell'attacco, si trovarono infatti di fronte a forze notevolmente superiori e dovettero attaccare senza armi pesanti. La vittoria, oltre che al loro
straordinario valore, all'abilità tattica del gen. Student, nonchè al tempestivo sbarco italiano, fu dovuta all'assoluto dominio dell'aria che i germanici erano riusciti
a conquistare. Le perdite dei paracadutisti furono tuttavia elevatissime, fra morti e dispersi, circa quattromila uomini. Nella foto a
sinistra un piccolo cimitero tedesco a Creta. A destra il monumento eretto nell'isola ai paracadutisti germanici caduti nell'epica impresa. |
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| Mentre i sommergibíli italiani, abbandonata Masaaua, iniziavano l'avventuroso viaggio sino a Bordeaux, alcune navi ausiliarie
e da trasporto ricevettero l'ordine di raggiungere porti giapponesi o neutrali. Alcuni trasporti, raggiunta Kobe, effettuarono lunghi viaggi dal Giappone ai porti francesi e viceversa con
preziose materie prime nelle stive. La nave coloniale « Eritrea » ed i tre incrociatori ausiliari « Ramb » I, II, e IV tentavano invece di violare il blocco inglese.
La « Ramb » I fu affondata durante un impari lotta con un incrociatore britannico, mentre la « Ramb » II e la « Ramb » IV raggiungevano il lontano
Giappone. L' « Eritrea » (nella foto a destra», al comando del C.V. Jannucci (nella foto a sin,), mascherata da cannoniera portoghese, riuscì a raggiungere Kobe
sebbene ripetutamente avvistata da navi ed aerei inglesi che, nonostante l'affannosa ricerca, non la riconobbero. |
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| Nessuna via di scampo restò invece al resto del naviglio sottile, vista la limitata autonomia. I comandanti e gli equipaggi del cacciatorpediniere,
nell'alternativa tra l'autoaffondamento sulla costa araba neutrale e l'andare incontro al nemico, non esitarono. Le navi tentarono quindi di raggiungere Port Sudan per
impegnare un'ultima volta il nemico. Ma la preponderanza dei mezzi navali ed aerei inglesi fece fallire il generoso quanto eroico piano d'attacco. Dopo un'epica
lotta le ultime navi italiane del Mar Rosso affondarono con la bandiera di combattimento al picco, offrendo alla patria un estremo sacrificio. La misura
dell'abnegazione di questi italiani è data dalle 6 Medaglie d'Oro meritate dagli uomini del solo CT. Manin ». A
sin. il CT. « Manin », capo squadriglia della 3' sq. CCTT. A destra il com. Fadin, comandante della squadriglia, fu decorato di Medaglia d'Oro per l'azione descritta. |
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