2a Guerra Mondiale 1941-9


La rivincita del Negus


Inno Eritrea 



Fin dal principio del 1941 l'aviazione italiana iniziava il bombardamento dei depositi e degli impianti petroliferi di Caif a, effettuato con un raid eccezionale per l'autonomia degli apparecchi di quel tempo. La formazione italiana, comandata dalla Medaglia d'Oro Ettore Muti, provocò ingentissimi danni all'importante base palestinese e tornò alla base senza aver subito perdite malgrado la reazione avversaria. La foto dell'osservazione aerea dimostra l'efficacia distruttiva dell'attacco. « Se volete vedere il più bell'incendio del mondo — trasmise Muti per radio — venite a Caifa »...

 

Mentre il conflitto divampava sul fronte atlantico e su quello africano, in Europa s'andavano svolgendo importanti avvenimenti politici. Andava maturando, infatti, l'attacco alla Russia, in vista del quale Hitler aveva iniziato un'intensa attività diplomatica non soltanto nei confronti degli stati rimasti neutrali (come la Spagna e la Turchia) ma anche con quelli battuti in guerra (come la Francia di Vichy). Anzi, a questo periodo risale il tentativo di collaborazione franco-tedesca, del quale fu fautore Petain. Ma se con la Turchia Hitler, attraverso l'abilissimo ambasciatore von Papen, riuscì a concretare un patto di non aggressione che annullò una lunga opera politico-diplomatica dei britannici, la Spagna rifiutò di entrare in guerra al fianco dell'Asse, mentre in Francia, malgrado la buona volontà di Petain e di Laval, si rafforzava la resistenza contro l'occupatore. Nella foto a sinistra un incontro fra il maresciallo Petain e l'Amm. Darlan, comandante della flotta francese. Nella foto al centro l'ambasciatore von Papen. A Londra intanto infittiva la schiera dei re e dei governi fuggiaschi qui il principe ereditario Olaf di Norvegia assiste ad una esercitazione militare.

La conquista di Creta




19 Maggio 1941. Attacco dei paracadutisti su Creta. La grande isola mediterranea, sulla quale i britannici avevano installato le loro basi aero-navali fin dallo ottobre del 1940, era stata durante tutto l'inverno del '40-'41 una spina nel fianco dello schieramento italiano in Africa settentrionale. Ad un certo momento, anzi, il possesso da parte inglese delle due basi di Suda e di Tobruk aveva praticamente sbarrato alle nostre navi il Mediterraneo orientale, ponendo in una pericolosa situazione il Dodecanneso, completamente isolato dalla Madre Patria. Ben si comprende, quindi, come gli italo-tedeschi, completata l'occupazione delle isole minori dello Jonio e dell'Egeo e iniziata l'offensiva in Africa Settentrionale, si preoccupassero di eliminare la scomoda presenza degli aerei e delle navi britanniche a Creta. L'impresa, però, non si presentava molto facile. Sull'isola, ove si erano rifugiati la famiglia reale e il governo greco, gli alleati disponevano di un buon nerbo di truppe che, pur provate dai combattimenti in Grecia, rappresentavano un osso duro per qualunque avversario. Inoltre la baia di Suda, l'aeroporto di Heraclion ed altre munite basi navali ed aeree erano dei punti d'appoggio munitissimi dai quali i britannici e i greci potevano sviluppare pericolose azioni offensive e difensive. Si riproduceva infine, per Creta, lo stesso problema che il comando tedesco aveva dovuto risolvere in Norvegia, attaccare attraverso il mare contro un avversario che disponeva della supremazia marittima. La soluzione fu la medesima: l'attacco con i paracadutisti, previa conquista del dominio dell'aria. A sinistra un paracadutista germanico si lancia dallo Junker da trasporto nel cielo di Creta. In alto a destra gli aerei tedeschi sull'aeroporto di Heraclion, contrastati dal tiro dei cannoni britannici. E' visibile un apparecchio che precipita in fiamme, dopo aver lanciato prematuramente i suoi paracadutisti. In basso una visione dei massicci bombardamenti che precedettero gli sbarchi aerei su Creta: l'incrociatore « Gloucester », centrato dagli Stukas affonderà in pochi minuti. Le forze navali inglesi subirono in quelle operazioni dure perdite. 3 incrociatori e 5 CCTT affondati. 2 corazzate 1 portaerei e 4 incrociatori danneggiati oltre ad alcuni trasporti ed a numerose unità leggere.


I tedeschi concentrarono i loro attacchi su La Canea, Suda, Heraclion e Malami, considerati i punti più vitali dell'Isola. Il piano del comando germanico apparve subito chiaro: impossessarsi con un massiccio lancio di paracadutisti degli aeroporti e delle basi navali nella zona occidentale dell'isola, facilitando così l'afflusso dei rinforzi per via aerea; quindi rastrellare Creta verso oriente, cacciando mano a mano i britannici e i greci. Il disegno strategico, malgrado la vigorosa reazione avversaria, riuscì in pieno. Nella giornata del 20 maggio, ai paracadutisti sbarcati con la prima ondata d'attacco fecero seguito altri numerosi contingenti, trasportati da grossi aeroplani e da alianti, che consolidarono l'occupazione della parte occidentale dell'isola. In alto scende la prima ondata, lanciata dagli apparecchi a bassissima quota. Al centro vinti i nuclei di resistenza avversari, i paracadutisti segnalano il « Via libera ». Subito dopo un'altra formazione di Junkers appare nel cielo e altre centinaia di paracadutisti si aggiungono alle eroiche truppe di rottura. In basso l'operazione si conclude con un rastrellamento a largo raggio e con l'annientamento delle residue resistenze britanniche.

Sulle orme di Venezia




Consolidato il possesso della parte occidentale dell'Isola, i tedeschi, con i rinforzi affluiti per via aerea, iniziarono l'offensiva verso oriente. Avevano 
dinnanzi a se gli effettivi di circa tre divisioni nemiche, armate di mezzi pesanti che ad essi invece difettavano, ma le sceltissime truppe paracadutiste e da montagna messe in campo dai tedeschi ebbero ugualmente la meglio. Ben presto i germanici occupavano la città e il porto di La Canea, quindi costringevano il nemico ad abbandonare Suda e Harmiron. E quando la partita non si era ancora decisa, sui britannici che si difendevano accanitamente cadeva un altro duro colpo, lo sbarco italiano sulla costa nord-orientale dell'isola. Nella foto in alto le truppe italiane, affrontano le difese costiere di Creta. In basso i tedeschi avevano sbarcato a Creta, con un continuo ponte aereo, anche le artiglierie leggere che cooperarono in modo determinante al successo delle operazioni.

Con l'inatteso sbarco delle truppe italiane provenienti da Rodi e dal Pireo, con l'occupazione da parte tedesca dei principali aeroporti, con la crescente supremazia aerea dell'Asse, che rendeva difficoltosi i movimenti delle navi britanniche, gli inglesi compresero di aver perso la partita. Il gen. neo-zelandese Freyberg, che comandava le truppe alleate decise quindi il reimbarco, che avvenne nei primi giorni di giugno sotto l'imperversare di massicci bombardamenti aerei e fu reso ancora più difficile dal fatto che l'Asse aveva ormai tolto al nemico tutti i porti dell'Isola. In alto a sin. il gen. Bastico sbarca a Candia; ricevuto dalle autorità civili e religiose dell'isola che avevano fatto atto di sottomissione. Al centro a sin. sbarco di quadrupedi dal naviglio sottile italiano. In basso a sin. a Creta furono liberati molti prigionieri italiani che, catturati sul fronte albanese, erano stati trasportati nell'isola dai greci. Le loro condizioni erano miserissime. La foto documenta il trattamento loro riservato, scalzi e seminudi. In alto a destra anche a Creta, come nelle isole foniche, gli italiani trovarono i segni della dominazione veneta, ecco il leone di San Marco sulle antiche fortificazioni di Candia. In basso a destra un campo di prigionieri britannici.

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