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2a Guerra Mondiale 1941-5 (1940) |
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Inno Armenia |
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La
battaglia della Marmarica |
![]() 9 dicembre 1940. Mentre le truppe italiane erano impegnate in Albania nella prima, sfortunata fase della campagna, le truppe britanniche, al comando del generale Wavell, iniziarono una massiccia offensiva contro le nostre unità attestate in pieno deserto nei pressi di Sidi el Barrani. Cominciava così il dramma della Decima Armata che dovette ritirarsi combattendo fino ad Agedabia in più di cinquanta giorni di impari lotta con un nemico preponderante e col torrido deserto Marmarico. La cartina mostra il teatro di guerra che si estese ben presto a tutta la Cirenaica. |
LA BATTAGLIA DELLA MARMARICA
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![]() Il Maresciallo Graziani aveva raggiunto Sidi el Barrani alla metà di settembre del 1940. Pur attaccando fulmineamente le truppe britanniche, il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito si era dichiarato contrario all'iniziativa in considerazione della scarsa mobilità delle sue truppe, della deficenza dei rifornimenti e delle gravi difficoltà logistiche imposte da un allungamento del fronte in pieno deserto. Il Maresciallo, anzi, sollecitato, a riprendere l'offensiva dopo un mese di sosta, rispondeva a Roma di non essere nemmeno in grado di arrestare con successo un eventuale attacco nemico. Drammatiche furono anzi, in qual periodo, le sue richieste di mezzi corazzati e motorizzati che rimasero quasi tutte inascoltate. Intanto i britannici andavano ammassando nella Valle del Nilo ingenti forze richiamate dai quattro angoli dell'Impero. Nella foto in alto a sin. un trombettiere delle truppe indiane accampate presso le Piramidi. Nella foto in alto a destra camionette britanniche in ricognizione nel deserto in attesa dei rifornimenti in un campo di fortuna avanzato. Nella foto in basso carri armati pesanti dell'esercito britannico avanzano verso Sidi el Barrani per partecipare all'offensiva di Wavell. |
L'offensiva di Wavell
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| L'armata del generale Wavell raccolse sotto le sue bandiere contingenti di truppe d'ogni paese del Commonwealth ed anche notevoli aliquote di degaullisti
attinti dalle forze francesi già di stanza in Siria. Furono quindi truppe eterogenee che sferrarono l'attacco contro l'armata di Graziani. Ma il loro armamento
modernissimo, la schiacciante superiorità di mezzi corazzati e motorizzati e il massiccio concentramento di fuoco della loro artiglieria ebbero ragione delle
nostre fanterie scarsamente equipaggiate. In alto a sin. il gen. Wavell passa in rassegna a Marsa Matruh, nell'imminenza dell'attacco, un reparto
metropolitano britannico. Al centro a sin. un reparto dell'ANZAC (Australia e Nuova Zelanda) sbarca a Suez per partecipare all'offensiva di dicembre. In basso a
sin. Truppe camellate sudanesi. In alto a destra Spahis francesi in ricognizione nel deserto. Le truppe degaulliste operarono soprattutto contro i nostri
presidi nell'interno. In basso a destra un posto di ascolto degli aerofonisti inglesi sulla costa egiziana. |
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| Il 9 dicembre, raggiunta con i rifornimenti ed i rinforzi, la proporzione di due a uno per quanto riguardava le fanterie e dì dieci a uno per quanto
concerneva i mezzi motorizzati e blindati, Wavell sferrò il suo formidabile attacco sulle truppe italiane attestate a Sidi el Barrani. Il primo urto fu sostenuto dal
Raggruppamento Maletti, raggiunto non soltanto di fronte ma anche sul rovescio, a causa di un'infiltrazione non controllata di mezzi corazzati inglesi fra il
raggruppamento e la divisione « Cirene ». Dopo un'eroica resistenza, durante la quale cadde da prode il Generale Pietro Maletti, le nostre linee, investite dai
carri britannici e da un imponente concentramento di fuoco, furono travolte. Già la sera del 9 dicembre la situazione era gravemente compromessa: il
Raggruppamento Maletti era distrutto, la Divisione Libica era annientata, mentre
la 2a libica ripiegava quasi circondata e la Divisione CC. NN. « 3 Gennaio »
si difendeva strenuamente sulle sue posizioni da attacchi concentrici. Anche le altre
divisioni, cioè la « Marmarica », la « Cirene » e la « Catanzaro »
risultavano severamente impegnate da forti nuclei esploranti avversari. In alto a
sin. truppe corazzate britanniche attaccano a ondate successive le linee italiane a
Sidi el Barrani. Al centro a sin. fanterie inglesi all'attacco. In basso a
sin. micidiale fu il tiro dell'artiglieria britannica, impegnata in massa per la prima
volta in una guerra africana. In alto a destra una drammatica foto scattata nelle prime linee italiane. Il mitragliere, fermo al suo posto, punta la sua arma
contro gli aerei della RAF che spezzonano le nostre fanterie in ripiegamento. In basso a
destra un CR 42 della nostra aviazione abbattuto sull'Egitto. |
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La resistenza Italiana
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| 15 dicembre 1940. Viene decisa dal comando italiano la difesa ad oltranza della piazza di Bardia ove si attestano per l'estrema resistenza tutte le forze
semiaccerchiate che ancora lottavano al confine della Libia. La situazione di queste truppe è drammatica. La divisione « Marmarica » è quasi intatta, ma la « 28
ottobre » è ridotta alla metà dei suoi effettivi, mentre la « 23 marzo », la « Cirene » e la « Catanzaro » sono rappresentate appena da qualche reparto sfuggito
alla morsa britannica nei giorni precedenti. Il 17, mentre si va completando l'accerchiamento delle posizioni italiane a Bardia, con la quasi definitiva
interruzione delle comunicazioni per Tobruk, nella battaglia interviene con tutta la sua potenza la flotta britannica di Alessandria. Sembra finita per gli
italiani asserragliati nello loro posizioni assediate, privi di collegamenti e di
rifornimenti, bersagliati dalla terra, dal cielo e dal mare. Sarà invece l'inizio di
un'epica battaglia, che durerà diciassette giorni. In alto a sin. il gen. Pietro Maletti, eroicamente caduto nei primi giorni dell'offensiva britannica. In basso a
sin. un pezzo anticarro italiano viene portato in postazione sotto il tiro dei grossi calibri britannici. In alto a
destra un'azione di pattuglia degli italiani assediati a Bardia. Al centro a
destra dura lotta tra le sterpaglie della Marmarica. I fucili mitragliatori nulla possono contro l'acciaio dei carri britannici. In basso
a destra un pezzo anticarro da 47 cerca di trattenere i carri nemici. La scarsezza dell'armamento anticarro fu una delle cause principali del rovescio
italiano. |
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