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2a Guerra Mondiale 1941-4 |
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La notte di Taranto |
Inno Brasile |
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| Tre foto scattate a Taranto dopo l'incursione. In alto è visibile la « Cavour » poggiata sul fondo ed emergente solo con le torri corazzate. La vecchia
corazzata, che era stata completamente rinnovata nel 1938, fu la più danneggiata e non potè più tornare in servizio. Rimorchiata a Trieste vi rimase fino
all'armistizio e poi fu nuovamente affondata. In basso a sinistra uno dei sei aero-siluranti abbattuti viene ripescato nel Mar Grande di Taranto. Gli inglesi avevano
abilmente evitato i palloni di sbarramento ed avevano lanciato i siluri a distanza ravvicinata, tenendosi quasi a pelo dell'acqua. In basso a
destra i danni alla a Littorio. La corazzata, sebbene sommersa fino alla coperta, potè riprendere il mare dopo pochi mesi, I danni alle navi italiane furono
particolarmente gravi per l'uso dei nuovissimi siluri magnetici, che scoppiavano sotto la chiglia delle unità. |
Capo Teulada
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![]() Nel gennaio del 1941, in considerazione dell'inferiorità numerica dell'aviazione italiana nei confronti della RAF, fu decisa la dislocazione nel Mediterraneo di un Corpo Aereo Tedesco, forte di 500 apparecchi. I tedeschi, che presero possesso delle basi di Catania, Comiso, Trapani, Palermo e Reggio, avevano il compito di cooperare con l'Aviazione e la Marina italiana all'attacco di Malta e alle operazioni aeree sul mare. I loro successi furono molto brillanti e la cooperazione si mostrò molto fruttuosa. Particolarmente significativo l'attacco combinato di stukas, di bombardieri in quota e di aerosiluranti italiani contro la portaerei « Mustrious » che subì il 10 gennaio 1941 gravissimi danni nel corso in un'ampia operazione aero-navale che costò agli inglesi serie perdite. Purtroppo i piloti tedeschi non erano sufficientemente addestrati alla guerra sul mare e la loro cooperazione, nel campo della ricognizione aerea, con la nostra Marina fu quindi inferiore all'aspettativa. Nella foto aerei del CAT in volo di guerra verso Malta.
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Gli incrociatori corsari
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| La guerra di corsa tedesca negli oceani, che nella prima guerra mondiale ebbe nell'incrociatore « Emden » la sua più alta e gloriosa espressione, ha scritto nel
recente conflitto pagine di indiscutibile ardimento. A parte l'incrociatore pesante «von Spee» e la sua epica fine già ricordata in un precedente fascicolo,
è doveroso ricordare altri nomi. Il 5 novembre 1940 prende il mare l'incrociatore « Ammiraglio Scheer » che in sei mesi di crociera affonda 16 navi nemiche
per 90.000 tonnellate. Il 20 gennaio 1941 partirono da Kiel gli incrociatori « Scharnhorst » e « Gneisenau »
che, attraversarono i campi minati del Nord e di qui, senza essere riconosciuti dagli inglesi che pure li avevano intercettati, passarono nell'Atlantico, facendo rotta fra l'Islanda e la Groenlandia. Le due navi,
grazie ad un perfetto sistema di rifornimenti con petroliere scaglionate in punti prestabiliti dell'Atlantico, riuscirono ad affondare 22 navi in una crociera
durata complessivamente due mesi, rientrando poi indenni a Brest. Analoga impresa fu compiuta dal «flipper» un incrociatore da 10 mila tonnellate che affondò
tredici navi e rientrò incolume. Nella foto in alt: l'incrociatore « Scheer » in navigazione nell'Atlantico. Nella foto al
centro l'incrociatore « Scharnhorst », In basso a sin. il comandante dello «Sheer», C.V. Krancke viene decorato con la Croce di ferro. A
destra navi britanniche affondate dagli incrociatori corsari tedeschi. |
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| Nel quadro della guerra al traffico britannico nell'Atlantico, dopo il successo ottenuto dalle quattro navi citate, il comando tedesco decise l'impiego della
nuovissima corazzata da 42 mila tonnellate, « Bismark », da poco allestita. La « Bismark », con la sola scorta dell'incrociatore « Prinz Eugeh », entrò nel Mare del
Nord il 18 maggio 1941 e dopo una sosta a Bergen per gli ultimi rifornimenti, si diresse verso la Groenlandia. Gli inglesi, che dalla loro ricognizione aerea,
avevano saputo dei movimenti tedeschi, predisposero le misure di sicurezza, facendo partire da Scapa Flow la « Hood » e la « Prince of Wales ».
Successivamente partirono, mettendosi in caccia, anche le altre grandi navi
britanniche - la « King George », la « Repulse » e la portaerei « Vietorious », nonché numerosi
incrociatori e caccia. Il 23 maggio al limite dei ghiacci la « Bismark » venne avvistata da un incrociatore che, mantenendosi fuori del tiro, segui col radar la
rotta della nave nemica. Il giorno successivo anche la « Hood » raggiunse la « Bismark », assieme alla « Prince of Wales », ma l'esito del combattimento fu
disastroso per gli inglesi. La « Hood », alla seconda salva della « Bismark », fu colpita e saltò in aria. Anche la « Prince of Wales » fu colpita e si salvò solo per
le pessime condizioni di visibilità. Ottenuta questa vittoria, i tedeschi pensarono a ritirarsi su Saint Nazaire. Ma se il piano riuscì all'incrociatore, per la
« Bismark » non fu possibile alcuno scampo. Inseguita da una muta di navi, colpita dagli aero-siluranti, impossibilitata a muoversi da una grave avaria al timone,
la grande nave combattè fino all'ultimo e affondò con la bandiera spiegata al vento a circa quattrocento miglia a ponente di Brest. Nella foto in
alto la corazzata « Hood », affondata dalla « Bismark ». Nella foto al
centro la « Bismark » da 42 mila tonnellate, armata di otto cannoni da 380, In basso a
sinistra una drammatica foto inglese sull'affondamento della « Bismark », presa da bordo dell'incrociatore « Dorsetshire » che fini col siluro il gigante ferito. In basso a
destra l'Ammiraglio Liitjens, comandante della « Bismark ». Tutti gli ufficiali della unità tedesca caddero al loro posto di combattimento. |
![]() 13.14 febbraio 1941, convegno navale italo-tedesco di Merano. Durante la riunione furono discussi i problemi strategici della guerra sul mare, con particolare riferimento al Mediterraneo, ove l'afflusso delle truppe tedesche dell'Afrika Korp, l'istituzione del CAT e l'imminenza delle operazioni contro la Grecia da parte della Wermacht, esigevano una più stretta cooperazione fra gli alleati. L'ammiraglio Raeder propose all'amm. Riccardi che le corazzate veloci della Marina italiana compissero puntate offensive di sorpresa nel Mediterraneo orientale contro il traffico inglese per la Grecia. La proposta tedesca non fu accolta, in un primo tempo, ma nella seconda metà di marzo, come vedremo, l'atteggiamento italiano cambiò, per l'intensificarsi del traffico britannico. |
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| 29 febbraio 1941, con un improvviso colpo di mano, reparti da sbarco britannici occuparono, nel Dodecanneso, l'importante base aeronavale di Castelrosso. Le conseguenze di una permanenza inglese nell'isola sarebbero state assai gravi per l'intero dispositivo italiano nell'Egeo ed avrebbe minacciato le stesse basi principali di Rodi e di Lero, allora isolate dalla Madrepatria. Il comando del Dodecanneso organizzò quindi la riconquista dell'isola. Una formazione di caccia e di torpediniere si presentò quindi di fronte a Castelrosso e protesse uno sbarco in forze. Il giorno successivo gli inglesi erano costretti alla resa o al reimbarco. Per la brillante azione, il comandante italiano Ammiraglio Biancheri venne tra l'altro insignito della altissima decorazione giapponese della Spada del Tenno». |
Barchini d'assalto a Suda
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![]() 26 marzo 1941, fanno la loro comparsa nella storia della guerra i mezzi d'assalto italiani che, dopo la prima vittoria contro l'incrociatore « York », avrebbero dato molto filo da torcere al nemico con la loro audacissima onnipresenza in Mediterraneo. A Suda, al comando del tenente di vascello Faggioni vennero impiegati i cosiddetti barchini d'assalto, piccoli motoscafi che recavano a prua una fortissima carica d'esplosivo. La tecnica d'impiego dei barchini d'assalto era la seguente - rimorchiati da mas o da torpediniere in prossimità dell'obiettivo, i motoscafi, sfruttando la loro piccola mole e l'elevatissima velocità, si dirigevano contro il bersaglio. Poco prima dell'esplosione, che avveniva susseguentemente all'urto contro lo scafo nemico, i piloti dovevano farsi catapultare da uno speciale dispositivo, in modo da mettersi in salvo. Naturalmente l'operazione era quanto mai problematica e il più delle volte l'attacco si risolveva in un eroico sacrificio dell'assaltatore. In alto a sinistra il T.V. Faggioni, comandante dei barchini che affondarono a Suda l'incrociatore « York 2- da 10.000 tonnellate. A destra in alto le due fasi, di attacco e di rovesciamento in mare del pilota, dei barchini d'assalto. In basso il relitto dell'incrociatore « York » nella baia di Suda.. |
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La tragedia di Capo Matapan
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| 26.29 marzo 1941. Nel marzo del 1941 venne decisa dallo Stato Maggiore della Marina un'azione offensiva contro il traffico inglese nel Mediterraneo
Orientale. Si puntava sulla sorpresa e sulla assenza delle navi di linea nemiche, segnalate dalla ricognizione aerea alla fonda net porto di Alessandria. Purtroppo
questo presupposto mancò, così come mancò quasi totalmente l'appoggio aereo che avrebbe dovuto essere assicurato dal CAT e dell'aviazione italiana di Rodi.
Fu quindi la nostra squadra composta dalla corazzata « Vittorio Veneto » da otto incrociatori e quattordici caccia al comando dell'Amm. Jachino, ad essere
sorpresa e le conseguenze furono particolarmente gravi. Il comandante in seconda del Pola, Cap. di Fregata Brengola, al ritorno dalla prigionia, riferì anzi
di aver visto nel quadrato ufficiali di una nave inglese, dalla quale venne raccolto dopo
l'affondamento, un ordine di servizio dell'amm. Cunningam con il quale si incitavano gli uomini al combattimento contro un'importante formazione italiana.
Quale ordine di servizio portava la data del 26 marzo, quando cioè le navi italiane non erano ancora uscite dai loro porti. L'Amm. Jachino, nel suo libro « Gaudo e Matapan », così fra l'altro commenta le rivelazioni del
comandante Brengola, non è più lecito dubitare che purtroppo il nemico era stato tempestivamente informato dell'imminenza di una nostra operazione offensiva
nel mediterraneo orientale. Nella foto in alto la « Vittorio Veneto», protagonista dello scontro di Gaudo e Matapan. Al centro a
sin. la 1a divisione in navigazione verso Creta. Al centro a destra la bandiera di combattimento sale sul pennone della Vittorio Veneto. In
basso le unità leggere britanniche .manovrano sotto il fuoco dei 381 della « Vittorio Veneto ». La foto è di fonte inglese e fu presa a bordo dell'« Orion ». Dopo il breve combattimento
contro gli incrociatori britannici, la « Vittorio Veneto » venne attaccata da sei, aero-siluranti, ma con esito negativo. L'azione aerea, che partiva dalla «
Formidable », si ripetè varie volte durante tutto il pomeriggio. Alle 15 fu colpita da un siluro a poppa la « Vittorio Veneto » che imbarcò 4000 tonn. d'acqua
e rimase ferma per un'ora, riprendendo poi la navigazione a velocità ridotta (19 nodi). Questo colpo sfortunato ebbe gravi conseguenze. La formazione
italiana si strinse intorno alla grande nave colpita ma ancora in piena efficenza e ne protesse il rientro. Ma gli
aero-siluranti tornarono all'attacco al tramonto e pur mancando la corazzata, riuscirono a colpire il
Pola » che rimase immobilizzato. Per tentare il rimorchio accorsero verso di esso gli altri due
incrociatori della Ia Divisione (« Zara » e 4 Fiume »). Questa mossa, che avrebbe portato alla distruzione delle belle navi in un combattimento notturno alla
cieca contro forze preponderanti, fu autorizzata dall'amm. Jachino nella persuasione che non vi erano corazzate inglesi in mare. Ma purtroppo, mentre il resto
della squadra s'avvicinava alle coste italiane senza altri danni, il « Pola » immobilizzato e gli altri due incrociatori furono scoperti (col radar) dal grosso
della squadra britannica che era a circa 4/5 miglia dalla Vittorio Veneto ». E così, prima che le navi italiane potessero reagire, il tiro concentrato di tre
corazzate le ridusse a fiammeggianti relitti, assieme ai due caccia, « Alfieri e a Carducci ») che avevano tentato di colpire la « Warspite », la
Valiant » e la Barham 3, col siluro. La battaglia di Gaudo e Matapari, era così finita con la perdita di tre incrociatori tra i migliori della nostra Marina e con il sacrificio di tremila Uomini. Il nemico aveva giocato bene le sue carte, forte delle « tempestive » e criminose informazioni oltre che della novità tecnica del radar. Nella foto in alto documento inglese sullo scontro di Gaudo, l'incrociatore a Gloucester centrato dalle salve da 381 della Vittorio Veneto.Al Centro a sin. la « Vittorio Veneto », colpita da un siluro inglese, sulla rotta del ritorno. La nave appare fortemente appoppata per l'acqua imbarcata. Ma, pur essendo stata privata di due delle 4 eliche, conservò una velocità di 19 nodi. Al centro a destra l'amm. Angelo Jachino, comandante a Gaudo e Matapan. In basso l'amm.Cattaneo Comandante della divisione incrociatori annientata a Matapan, che cadde nello scontro e l'incrociatore Zara, nave ammiraglia della divisione. |
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| 2a guerra mondiale | 1933-1934 | 1935-1936 | 1937 | 1938-1939 | 1940 | 1941 | 1942 | 1943 | 1944 | 1945 |
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