2a Guerra Mondiale 1941-23/B


Il fronte dell'industria


Inno Svizzera 



L'industria italiana contribuì potentemente allo sforzo bellico della Nazione, cercando di ovviare alla relativa limitatezza dei mezzi con un più intenso
ritmo di produzione e con lo sfruttamento intensivo delle proprie risorse tecniche. I risultati non mancarono, anche se la penuria di alcune materie
prime creò ai nostri dirigenti problemi di difficile soluzione. Nella foto in alto una veduta delle acciaierie di Cornigliano. Nella foto in basso un lingotto d'acciaio sui laminatoi di Terni.


La nostra situazione nel campo delle artiglierie non si presentava molto brillante, nel 1940. Due guerre avevano infatti logorato il materiale dell'esercito che risaliva per giunta, per oltre la metà, al primo conflitto. Gli arsenali furono quindi chiamati ad uno sforzo intensissimo per rinnovare i parchi d'artiglieria. Nel 1941 entrarono in servizio i nuovi pezzi da 75/18, da 149/40 e da 210/22 che si dimostrarono all'altezza dei migliori tipi stranieri. La fabbrica che produsse il maggior numero di cannoni per il nostro esercito fu l'Ansaldo, che già nel 1917 aveva reso possibile la riscossa del Piave, consegnando a Diaz le armi per sostituire quelle perdute nella ritirata. Nella foto in alto una veduta della fabbrica di cannoni Ansaldo. Nella foto in basso il reparto di una grande fabbrica d'armi italiana ove si costruivano armi leggere per la fanteria.

La marina da guerra era, fra tutte le armi, quella che s'era presentata nel conflitto nelle migliori condizioni di armamento e di preparazione. Allineavamo infatti sei corazzate, ventinove incrociatori, cinquantanove caccia, centoquindici sommergibili, sessantacinque mas e centocinquantasette navi ausiliarie. Pur tenendo conto della potenza della flotta nemica, avevamo, insomma, la possibilità di farci valere nel Mediterraneo e di proteggere adeguatamente i nostri convogli oltremare. Nel 1940, però, non tutto il programma di armamenti della flotta era stato completato. Erano ancora sugli scali alcuni incrociatori leggeri e le corazzate tipo « Littorio» si trovavano in allestimento. In allestimento era pure la portaerei « Aquila » che però non sarebbe mai entrata in servizio. Nei cantieri di Monfalcone infine, erano in costruzione numerosi sommergibili di tipo oceanico, destinati a rimpiazzare le inevitabili dolorose perdite della guerra. Il programma di costruzioni navali fu dunque portato avanti, pur in mezzo a grandi difficoltà, per il massimo potenziamento della flotta. Nella foto in alto a sinistra un incrociatore del tipo da 5000 ton. prima del varo. In basso a sinistra i transatlantici furono trasformati in trasporti di truppe. In alto a destra al Silurificio Withehead di Fiume si lavora per la messa a punto dei micidiali mezzi di guerra. In basso a destra la corazzata « Impero » sullo scalo nell'imminenza del varo.


Nel luglio 1941 il primo aereo a reazione che abbia mai volato nel mondo compi il percorso Milano-Roma. Si trattava di una realizzazione esclusivamente italiana che apriva una nuova era nello sviluppo della navigazione aerea civile e di guerra. Progettista l'ing. Secondo Campini, costruttore l'ing. Caproni nelle sue famose officine, collaudatore e pilota l'asso Mario de Bernardi. Ma come molte altre conquiste del genio italiano anche l'aereo a reazione fini in quel prototipo. Solo l'alleato tedesco capi l'importanza dell'invenzione e realizzò un tipo di aereo da caccia nelle officine Messerschmitt che faceva mirabilia nei cieli della Germania contro l'aviazione americana nell'ultimo periodo della guerra. L'invenzione italiana e l'esperienza tedesca vennero raccolte dagli inglesi prima e successivamente dagli americani con i risultati a tutti noti per cui si può leggittimamente affermare che anche questa nuova conquista dell'aria, cosi come la maggior parte delle conquiste dell'umanità, è frutto del genio italiano.


Nel 1940 la nostra aeronautica disponeva di circa tremilacinquecento apparecchi, di tipo ormai sorpassato e di seicento aerei di tipo modernissimo.
Milletrecento erano gli apparecchi da bombardamento e quasi altrettanti quelli da caccia. I progressi del nemico costrinsero la nostra industria a
rinnovare rapidamente i tipi in dotazione, soprattutto per quanto riguardava la caccia, mentre le necessità di effettuare bombardamenti a grandi
distanze consigliò la progettazione e la costruzione di quadrimotori in sostituzione dei trimotori e dei bimotori. La produzione, che era di circa trecento apparecchi al mese nel 1940, fu raddoppiata, ma proprio nel momento più critico della guerra, nel 1943, la nostra industria risenti le conseguenze dei bombardamenti nemici e non potè più nemmeno rimpiazzare le perdite. Nella foto il lavoro in una fabbrica di motori da aviazione. Anche in piena guerra i nostri motori, che erano assai pregiati, furono esportati all'estero in notevoli quantità. Furono esportate anche, incredibile ma vero! alcune centinaia di apparecchi, specialmente da caccia. Acquirenti la Svezia, la Bulgaria, l'Ungheria, la Romania e la Spagna.


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