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2a Guerra Mondiale 1941-23/A |
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Sulle rotte artiche |
Inno Micronesia |
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| La marina germanica colpì duramente i convogli britannici che, attraverso il Mar Glaciale Artico, trasportavano rifornimenti in Russia. I convogli furono attaccati con aerosiluranti ed unità di superficie che partivano dai fiordi della Norvegia settentrionale. Nelle foto è documentata l'asprezza del clima in prossimità del Circolo Polare. In alto a sinistra la torretta di un sommergibile tedesco coperta di ghiaccio. In basso a sinistra un sommergibile tedesco rientra nel porto di Tromso. A destra due aspetti di un incrociatore germanico in navigazione nel Mare del Nord. |
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![]() U.R.S.S. in guerra: giovanissimi reclute di una scuola militare si cimentano nella danza nazionale. |
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Fronte
interno e antifronte |
Fronte interno e antifronte Oggi tutti conoscono i motivi più o meno reconditi del
crollo doloroso legato all'infausta data dell'8 settembre 1943 e del quale l'Italia sopporta e sopporterà per lungo
tempo ancora, le conseguenze morali e materiali. Tutti sanno come la predicazione propagandistica nemica abbia fatto
breccia nell'animo degli italiani, come lo spirito pubblico si sia lasciato deprimere a dismisura dall'andamento non
felice delle operazioni militari, come traditori e rinnegati abbiano sabotato lo sforzo bellico e la volontà di resistenza
della parte migliore del nostro popolo. Sanno, infine, con quanta ingenuità una notevole percentuale della nostra
opinione pubblica abbia creduto, magari in perfetta buona fede alle bugiarde promesse delle radio anglo-americane che
assicuravano di non combattere contro gli Italiani, loro fratelli ed amici, ma contro la cricca fascista che li opprimeva.
Sarebbe tuttavia ingiusto ricordare soltanto queste pagine tristi della nostra storia recente, senza accennare alla
eroica fermezza con cui, per tre lunghi e difficili anni, il nostro fronte interno resse all'ardua prova. Se infatti vi
sono stati i traditori, i sabotatori, i disfattisti, vi sono stati anche,
e in numero ben più grande, italiani degnissimi che hanno lavorato, lottato e sofferto in silenzio, senza mai
cedere. Italiani che con il loro comportamento riscattano le miserie morali dei degenerati, sempre pronti a trovare
una giustificazione alla loro vigliaccheria e a compiacere un padrone straniero con quella che Vittoria Emanuele Orlando,
definì « cupidigia di servilismo ». Del resto, dire come oggi afferma certa propaganda, che
gli italiani non sentivano la guerra, significa ripetere uno stupido luogo comune. Nessun popolo, in nessun caso, ha
mai voluto la guerra. Gli italiani del '40 non facevano eccezione a questa regola, ma tuttavia erano, nella loro
maggioranza intenzionati a farsi onore. Le classi più giovani, nel loro
generoso entusiasmo erano decisamente favorevoli al conflitto. Fu, se mai, grave errore della propaganda fascista l'aver
parlato di guerra « fascista », cioè di aver politicizzato un conflitto che invece rappresentava un'occasione per risolvere di
un colpo i problemi mediterranei del nostro paese e di conquistare il famoso « posto al sole » per la nostra crescente
massa demografica. Di questo errore approfittarono gli inglesi quando, attraverso Radio-Londra e i suoi amici
Italiani cominciarono la grande operazione che avrebbe dovuto scavare un fosso invalicabile fra la classe dirigente fascista
e le masse popolari. Questa propaganda ottenne i suoi primi, importanti
risultati fra le classi medie e tra la borghesia. Il suo tono pseudo-intellettualistico, del resto, era fatto proprio per fare
breccia tra i rivoluzionari da caffè, tra gli scontenti di professione, tra i « furbi » di tutte le tinte, per sfruttare
l'indubbia stanchezza che vi era in determinati strati del popolo per gli aspetti opprimenti e deteriori di certo fascismo.
I lavoratori resistevano di più. Il proletariato italiano, che si ama definire privo di radicati sentimenti nazionali, che
si ritiene immaturo e incerto, aveva capito quello che le classi dirigenti non avevano voluto intendere. Che cioè, si
stava combattendo non una guerra « fascista » ma una guerra italiana. E se i borghesi erano rimasti
scandalizzati da una propaganda che parlava brutalmente di petrolio, di carbone, di terra da conquistare, il popolo questo
linguaggio lo aveva capito e assimilato. Sapeva infatti che la sua miseria antica era solo in minima parte dovuta alla
disarmonia del nostro sistema sociale e in gran parte, invece, all'ingiusta distribuzione delle ricchezze del mondo. Che |
![]() La battaglia per il carbone. |
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