2a Guerra Mondiale 1941-22


Inno Angola 


La battaglia per il petrolio



Nella cartina è riassunta la situazione petrolifera dei paesi in conflitto. Alle immense risorse statunitensi, russe, venezuelane e persiane circa il 97%
della produzione mondiale le potenze dell'Asse non potevano opporre che lo scarso potenziale di alcuni giacimenti romeni ed austriaci ed, in seguito,
dalle modeste risorse di Sumatra e del Borneo nel Pacifico, occupate dai giapponesi. In tutto circa il 3% della produzione mondiale. Ben si spiega quindi la guerra ad oltranza condotta particolarmente dai sommergibili dell'Asse, oltre che dall'aviazione e dalle navi di superficie, specialmente contro le petroliere anglo-americane il cui flusso verso i fronti europei fu quasi interrotto con gravissimo danno per le industrie di casa e per le operazioni belliche dell'Africa Settentrionale. A questa critica situazione posero rimedio le formidabili possibilità delle industrie navali statunitensi che, contro le 695 petroliere (per 5.232.758 tonnellate) affondate dalla Marina dell'Asse, ne costruirono 700, oltre le 353 varate dalle altre nazioni alleate.

LA BATTAGLIA PER IL PETROLIO

La pubblicazione ufficiale dell'Ammiragliato britannico sulla battaglia dell'Atlantico, al punto riguardante i rifornimenti di petrolio cosi scrive testualmente: « Facendo eccezione per i convogli che passavano da Malta con gravi perdite, il Mediterraneo era virtualmente chiuso al nostro traffico. Col Giappone in guerra e in possesso delle sorgenti di nafta del Borneo e delle Indie Orientali olandesi, e con i corsari di superfice e i sommergibili giapponesi nell'Oceano Indiano, che minacciavano i rifornimenti del Golfo Persico, i rifornimenti di combustibili alla Gran Bretagna da levante per la via del Capo erano estremamente precari e del tutto insufficienti alle nostre necessità,. Dovevano quindi rifornirci dal Venezuela e dal Golfo del Messico: un continuo flusso di navi cisterna doveva svolgersi attraverso l'Atlantico; se questa vitale linea di flusso fosse stata tagliata la guerra sarebbe stata virtualmente vinta dalle potenze dell'Asse ». L'Inghilterra che negli ultimi trent'anni era riuscita progressivamente ad avere o a controllare attraverso sicuri amici, le maggiori fonti petrolifere mondiali, si trovava quindi in una situazione paradossale, molto simile a quella d'un milionario costretto a vivere d'espedienti per il blocco dei suoi fondi all'estero. Persi i pozzi dell'Estremo Oriente, caduti in mano dei giapponesi, la Gran Bretagna poteva infatti contare solo su tre bacini petroliferi. Quelli del Golfo Persico, come abbiamo visto, se potevano alimentare il fronte africano, erano troppo lontani per servire alla madrepatria. Restavano dunque soltanto i pozzi americani : quelli degli Stati Uniti e quelli del Venezuela e delle Indie Occidentali. Ma anche qui la situazione non era molto brillante. Fra i porti d'imbarco e la Gran Bretagna facevano infatti buona guardia i sommergibili dell'Asse i quali, anzi, avevano avuto ordine dai loro comandi di attaccare di preferenza le petroliere. Nella mutata situazione strategica dell'Atlantico, conseguente all'entrata in guerra degli Stati Uniti, l'Asse scatenò dunque, contro il traffico del petrolio, un'azione a fondo che non fu più limitata alle acque vicine all'Europa ma si estese alle coste americane, cosi degli Stati Unitilcome del Venezuela, del Messico, delle Indie Occidentali. I risultati non si fecero attendere. Già, il 12 gennaio, ad un mese dall'attacco a Pearl Harbur, cominciarono infatti i primi affondamenti nelle acque americane e andarono via via aumentando man mano che i sommergibili dell'Asse raggiungevano il nuovo teatro delle operazioni. Le acque di Curagao, Trinitad, della Florida, Venezuela divennero quindi « il paradiso dei sommergibili », dove i sommergibili tedeschi e italiani poterono affondare numerosissime navi cisterna. Il flusso dei rifornimenti verso la Gran Bretagna cominciò così a diventare insufficente. Nel febbraio del 1942, anzi, le riserve dovettero essere gradatamente intaccate, per far fronte ai bisogni dell'industria, della marina e dell'esercito. Il 23 aprile, Churchill doveva dichiarare perciò ai Comuni che in soli sessanta giorni, sulle coste americane, l'Asse aveva distrutto più tonnellaggio di quanto non fosse riuscito a fare negli ultimi cinque mesi della battaglia dell'Atlantico. E aggiungeva: « Il tonnellaggio colato a picco e il moltiplicarsi dei sommergibili tedeschi costituiscono il maggiore motivo di ansietà, ». Fu solo più tardi che, malgrado l'afflusso di sempre nuove unità subacquee lungo le coste americane, gli alleati poterono trovare un'adeguata protezione per i loro convogli. La marina americana, che era rimasta completamente sorpresa dagli attacchi dei sommergibili si organizzò, anche con l'apporto di corvette e trawlers britannici; i suoi equipaggi presero confidenza con il nemico; nuovi mezzi d'offesa furono trovati. Le perdite cominciarono a diminuire sensibilmente. Aumentarono, di contro, gli affonda.menti di sommergibili da parte delle unità e degli aerei di scorta, che si stabilizzarono sulla media di sei-sette sommergibili ogni mese. Questo stillicidio, tuttavia, non intaccò la consistenza sottomarina dell'Asse che anzi raggiunse, alla fine del '42, il numero di 485 sommergibili, di cui 68 italiani. Contro questa imponente massa d'attacco le marine alleate avrebbero dovuto fare i conti fino alla fine del conflitto, malgrado il rivolgimento capitale della tecnica della guerra contro i sommergibili. Mentre la battaglia per il petrolio si svolgeva accanita su tre oceani, lungo le coste europee si verificavano due episodi di più limitato interesse strategico che non vanno trascurati, il primo è rappresentato dal brillante forzamento della Manica, operato da due corazzate tedesche, partite da Brest e giunte, quasi senza essere contrastate nei porti metropolitani alle foci dell'Elba e della Jade. L'importanza della fortunata impresa ha un valore storico, in quanto dimostra che se con altrettanta audacia, ma con una posta ben più grossa di un semplice trasferimento di navi da un porto all'altro, i tedeschi avessero tentato, dopo Dunkerque, l'invasione dell'Inghilterra, forse il successo avrebbe loro arriso ugualmente. Questa eccezionale azione fu resa possibile dalla completa sorpresa realizzata dalle navi germaniche. A nulla valsero quindi le batterie a lunga gittata poste sulle coste inglesi ed a nulla gli attacchi di ben 1200 aerei britannici, 63 dei quali furono abbattuti. Inoltre furono anche affondati tre cacciatorpediniere ed alcune unità minori. Il cocente scacco subito dalle forze inglesi ebbe uno strascico anche alla Camera dei Comuni dove il Premier britannico Churchill lamentò la mancanza di una efficente collaborazione tra la RAF e la Marina inglese. La seconda impresa, quella dei « commandos » britannici su Saint Nazaire, ebbe invece un valore eminentemente pratico. Dimostrò infatti che, contro le affermazioni della propaganda tedesca e contro la ferma convinzione dell'alto comando di Hitler, era possibile sbarcare, pressochè di sorpresa, sulla costa europea, eludendo la vigilanza dei difensori del cosidetto « Vallo Atlantico ». Nelle e ore in cui rimasero a S. Nazaire, i britannici non poterono danneggiare in alcun modo i bunker sotterranei dei sommergibili tedeschi principale obiettivo della loro azione in rapporto alla battaglia fra i rifornimenti. Malgrado le gravissime, perdite subite, gli inglesi acquisirono una preziosa esperienza, rinnovata poi, a prezzo di molto sangue, anche a Dieppe. Un'esperienza che nel '44 gli strateghi della grande invasione avrebbero vantaggiosamente messo a frutto sulle coste della Normandia.


La guerra del petrolio era cominciata, nel mondo, assai prima che fosse sparato il colpo di cannone di Danzica. Tutte la grandi potenze, infatti, 
con maggiore o minore fortuna, avevano partecipato alla lotta per l'accaparramento delle risorse petrolifere. Nel Medio Oriente la vittoria era toccata alla Gran Bretagna, che era riuscita ad escludere la Francia dai ricchissimi giacimenti persiani e arabi. Nel Venezuela si era registrato un successo americano. L'URSS era, per parte sua, riuscita a salvare i grandi campi petroliferi fra il Mar Nero e il Caspio, minacciati dopo la rivoluzione dalle pretese straniere. Gli Stati Uniti, infine, potevano contate sulle immense risorse nazionali del Texas, della Luisiana ecc. Molto grave, invece, la situazione delle potenze dell'Asse, le quali avevano a propria disposizione soltanto le limitate risorse romene, austriache e albanesi, assolutamente insufficienti ai bisogni di una guerra moderna. Nella foto in alto una veduta delle grandi raffinerie persiane di Abadan che rifornivano i teatri di guerra alleati in Europa e Africa. Nella foto in basso i campi petroliferi di Ploesti in Romania bloccati dalla Germania.


Gli anglo-americani, in guerra, sfruttarono particolarmente, per i loro rifornimenti, i pozzi e le raffinerie di petrolio del Medio Oriente, che per la 
loro vicinanza ai teatri d'operazione, offrivano il vantaggio di una più facile e meno dispendiosa difesa dei convogli dagli attacchi dei sottomarini 
dell'Asse tuttavia, per i bisogni del territorio metropolitano inglese, fu ritenuto vantaggioso ricorrere ai pozzi petroliferi americani. A causa del 
blocco italiano nel Mediterraneo, infatti, le petroliere avrebbero dovuto compiere, per giungere nei porti britannici, il periplo dell'Africa. Nella foto
in alto la raffineria inglese di Fawley. Nella foto in basso i giganteschi impianti, di una raffineria statunitense in Pennsylvania.


Particolarmente vulnerabili dall'offesa avversaria si dimostrarono, nel secondo anno di guerra, i giacimenti petroliferi sovietici, quasi tutti accentrati
nell'istmo caucasico, fra il Caspio e il Mar Nero. Nella loro spinta offensiva e tedeschi furono infatti sul punto di conquistare i pozzi e di raggiungere gli oleodotti che annientavano, da Batum e Baku, lo sforzo bellico sovietico. La Russia aveva il terzo posto nella produzione di petrolio nel mondo con il 7,50,% circa pari a 45 milioni di tonnellate annue. In qualche caso i russi dovettero anzi incendiare i pozzi conquistati dai tedeschi per impedirne lo sfruttamento da parte nemica. Nella foto in alto un giacimento di petrolio sovietico sulla costa del Caspio. Nella foto in basso torri petrolifere inalzate dai russi, nei pressi della costa, sul Mar Nero.


Le risorse petrolifere del blocco antitedesco erano pressochè inesauribili. Infatti, anche se fossero stati neutralizzati quelli del Medio Oriente, restavano sempre nelle mani degli anglo-americani i giacimenti degli Stati Uniti e dei paesi del Centro America. Questi ultimi, intensamente sfruttati, contribuirono non poco allo sforzo bellico. Particolarmente notevole la produzione venezuelana pari al 16 % con 90 milioni di tonnellate annue, tutta saldamente controllata dagli americani. Anche le Indie occidentali olandesi disponevano di importanti giacimenti, più tardi occupati dai giapponesi., Nella foto in alto i pozzi sottomarini venezuelani, nella laguna di Maracaibo. Nella foto in basso petroliere inglesi della Shell sotto carico.


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