2a Guerra Mondiale 1941-20/A


Italiani all'attacco


Inno Rep. Centrale Africana 



2 novembre 1941. Il CSIR conquista Gorlowka. Al successo dell'operazione, che avrebbe dato agli italiani il controllo dell'intero bacino del Donetz, 
aveva contribuito in maniera decisiva la rapida marcia della colonna «Chiaramonti», dell'«80°» reggimento fanteria della «Pasubio» e il congiurigimento delle forze della «Pasubio» e della «Celere» di fronte al campo trincerato. In alto elementi dell'« 800 » fanteria combattono nella neve alla periferia di Gorlowka. In basso una pattuglia del CSIR penetra in una delle grandi fabbriche della città, impedendo ai sovietici di incendiarla.


Prosegue intanto la vittoriosa avanzata nipponica nel Pacifico. Dopo la grande, tragica sorpresa di Pearl Harbour, i giapponesi puntarono ad un 
rapido, totale sfruttamento della superiorità navale fulmineamente conquistata. Cosi, già ventiquattro ore dopo l'incursione sulle Hawai, cadeva nelle loro mani l'isola di Witke, mentre sbarchi di forze venivano operati a Lubang, nelle Filippine, in Malesia e si iniziava l'investimento della piazzaforte di Hong Kong sulla costa cinese. Il giorno dopo, altri sbarchi, questa volta a Guam e sulla costa del Borneo britannico. Nella foto un gruppo di piloti nipponici a rapporto prima di un'incursione sulle posizioni americane delle Filippine.


10 dicembre 1941.Il disastro della flotta britannica culmina, nelle acque malesi, con l'affondamento delle due grandi e moderne corazzate: la « Prince of Wales » e la « Repulse ». Queste due navi da battaglia erano state inviate da Churchill in Estremo Oriente a titolo di monito per i giapponesi quando ancora Tokio stava negoziando un accordo con gli Stati Uniti. Ma le corazzate non solo non ebbero alcun effetto psicologico sui nipponici, ma non riuscirono nemmeno ad entrare in azione. Alla loro prima uscita in mare vennero infatti sorprese da una formazione navale giapponese appoggiata da alcune portaerei e affondate in poche ore di combattimento da aero-siluranti e bombardieri. Su questo episodio, come su molti altri, svoltisi nello stesso periodo nel Pacifico, mancano documenti fotografici, specie di fonte anglo-americana. Il fatto si spiega, poiche la iniziativa delle operazioni fu completamente nelle mani dei giapponesi e per parecchi mesi gli anglo-americani furono costretti a difendersi alla meglio. Presentiamo quindi, sull'affondamento della «Repulse», un disegno dal vero pubblicato dalla rivista britannica «The Sphere».

Vittorie del Pacifico




11 dicembre 1941. I giapponesi, varcato il confine dell'alleata Thailandia, attaccano le forze britanniche della Malesia, nella regione di Punta 
Victoria e iniziano una vittoriosa marcia su Singapore. La grande base navale inglese, chiave di volta dell'intero sistema difensivo imperiale nell'Estremo Oriente si trovò cosi in grave pericolo. Nella foto carri armati giapponesi avanzano fra le risaie malesi.


Le portaerei furono, durante tutta la guerra nel Pacifico, il nucleo principale della potenza giapponese. Fu appunto la superiorità iniziale dei nipponici in questo settore, accentuata dopo le distruzioni di Pearl Harbour, a rendere possibile la serie irresistibile di azioni anfibie che portò la bandiera del Sol Levante a sventolare su una miriade di isole grandi e piccole. Nella foto una portaerei nipponica spara con tutte le sue batterie contro gli aerei americani lanciati all'attacco dalle basi delle Filippine.

11 dicembre 1941. I giapponesi sbarcano sull'Isola di Luzon, nelle Filippine, iniziando l'investimento di Manila, capitale dell'arcipelago, nonchè della vicina grande base navale di Cavite. Comincia così il dramma delle forze comandate dal generale Mac Arthur che combattono senza speranza di poter avere rinforzi dalla madrepatria. Nella foto un reparto giapponese appena sbarcato a Luzon, precede speditamente nella sua marcia verso l'interno dell'isola, in mezzo alle foreste equatoriali. Si noti portabandiera che precede come sempre le truppe.

In ritirata su tutti i fronti, gli alleati debbono subire sconfitte su sconfitte. Invano gli americani raccolgono tutte le forze disponibili per contrastare 
l'offensiva sferrata dai nipponici nelle Filippine, che anzi procede inarrestabile verso le principali basi aero-navali. Invano i britannici combattono 
in Malesia. Il 19 dicembre viene occupata la grande base aerea inglese di Victoria. Il giorno successivo cade l'isola di Penang. Quindi è la volta 
di Trengganu, di Taping e di Kuala Kangsa. Il 26 capitola la stessa Hong Kong, perla orientale della corona britannica. In alto a sinistra soldati 
americani, appoggiati da carri armati, tentano di ricacciare i nipponici verso il mare, nell'isola di Luzon. Al centro Honolulu dopo un'incursione 
giapponese. In basso il quartier generale dì Mac Arthur a Cavite. A destra la bandiera del Tenno sale sulla base navale di Hong-Kong.


Banzai! Il grido dì vittoria dei soldati giapponesi echeggia dalla Cina alla Malesia, dalla Birmania alle Filippine, dal Borneo al mare di Giava. 
In soli 23 giorni i figli del Sol Levante hanno conquistato territori immensi, sbaragliando le due flotte più grandi del mondo e spingendosi ad oltre 
cinquemila chilometri dalle basi di partenza. E sembra che nessuno possa resistere al loro impeto, al loro coraggio, alla loro fredda determinazione.


2 gennaio 1942. Manila e Cavite vengono raggiunte dalle forze nipponihe dopo una ventina di giorni di incessanti combattimenti con le forze
americane in ritirata. Mac Arthur e il suo Stato Maggiore si ritirano nella penisola di Bataan e nella piazzaforte di Corregidor, dove resisteranno
ancora per quattro mesi. Nella foto l'ingresso dei carri armati giapponesi a Manila in una telefoto giunta in Europa in quell'epoca.


Gli Stati Uniti in guerra: la partenza del crociato.


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