2a Guerra Mondiale 1941-1/A


Le colline maledette


Inno Mauritania 



Il continuo afflusso dei rinforzi dalla Madre Patria, nonchè l'intelligente ed appassionata azione del Generale Cavallero diedero finalmente, fra il gennaio e il febbraio del '41, il loro risultato positivo. Le ondate offensive dei greci si infransero infatti sulle posizioni fortemente difese dalle nostre divisioni, che erano state aumentate di numero e rinforzate negli effettivi. Fra il 13 e il 22 febbraio, il nemico tentò di sfondare il fronte nella Val Desnizza ma venne contenuto e respinto con gravissime perdite. Riuscì a prendere Klisura, ma Tepeleni, meta della sua offensiva, rimase saldamente nelle nostre mani. Sulla strada di Valona non si passava! Un mese dopo, sempre sulla Vojussa e sulla Desnizza, i greci effettuarono la loro ultima offensiva. Il risultato fu, per loro, catastrofico. La guerra di logoramento che si era sostituita all'offensiva lampo preparata da Visconti Frasca e sognata da Mussolini, li aveva completamente esauriti. Nella foto in alto a sin. lanciafiamme italiani raggiungono il fronte nel settore di Berat per snidare i greci attestati in caverna. Nella foto al centro a sin. i lanciafiamme in azione. In basso a sin. fanterie italiane al contrattacco sulla Vojussa, dove inflissero al nemico perdite gravissime, stroncandone l'offensiva. In alto a destra l'omaggio dei fanti del 31° ai loro camerati caduti. Il 31" Fanteria fu uno dei reparti più provati nell'ultima parte delle operazioni in Grecia. In basso a destra presso il reticolato si allineano le fosse in cui sono sepolti i caduti nell'ultima durissima fase dei combattimenti. Cinque elmetti forati dai proiettili stanno ad indicare la sepoltura di cinque militi ignoti.

 

BIASUCCI LUIGI, nato a Roma il 13 aprile 1890 - Colon-
nello 140° reggimento fanteria. Comandante di reggimento, coraggioso e sagace, con azione appassionata e costante di animatore e di capo, faceva dei suoi battaglioni un superbo strumento di lotta. Ricevuto l'ordine di attaccare una munita posizione avversaria, dava con calma e sicura competenza le necessarie disposizioni per la realizzazione dell'impresa affidatagli. Nello svolgimento dell'azione, alla testa deii suoi battaglioni, fante fra i fanti, valoroso fra i valorosi, faceva impeto sul nemico e ferito mortalmente, cadeva inneggiando alla vittoria. Quota 731 zona Monastero.

La quota 731 di Monastero sarà ricordata da tutti i soldati italiani in Albania come un nuovo Podgora. Sulla collina contesa la guerra assunse infatti, più che altrove, aspetti simili a quelli del primo conflitto mondiale. Continui attacchi e contrattacchi la disseminarono di morti e di rovine, dando al paesaggio un macabro aspetto lunare. A Monastero rifulse il valore delle nostre truppe che seppero tenere testa a tutte le ondate d'attacco avversarie e alla fine vinsero la disperata partita. Nella foto in alto un contrattacco italiano appoggiato dall'artiglieria sta per raggiungere la vetta del Monastero. In basso a destra le colonne italiane in piena azione controffensiva lasciano l'altura per portarsi più avanti. Sono visibili in primo piano, i nostri soldati caduti nella prima fase dell'azione, mentre è evidente, negli alberi smozzicati e nel terreno sconvolto dalle esplosioni, l'asprezza della lotta.

Il sanguinoso fallimento dell'ultima offensiva greca in Albania aveva dimostrato che gli ellenici avevano ormai esaurito la loro capacità militare e che 
l'esercito di Papagos stava ormai entrando in crisi. Difatti, fra l'8 marzo e il 13 aprile, il comando italiano, con i nuovi mezzi a sua disposizione, aveva 
redisposto la ripresa dell'attività offensiva, progettando la ripetizione del fallito attacco di ottobre-novembre nell'Epiro e in Macedonia. Intanto, nei Balcani, andavano maturando nuovi importanti avvenimenti che avrebbero radicalmente modificato ed esteso i piani del nostro comando e di quello germanico. Il 1° marzo il Ministro Filoff aveva firmato a Vienna l'adesione della Bulgaria al Patto Tripartito e il giorno successivo truppe tedesche erano entrale in territorio bulgaro. Il 25 marzo anche la Jugoslavia aderiva all'Asse. Si era evidentemente alla vigilia di un intervento germanico in Grecia, tendente oltre che alla conquista di Salonicco e di Atene, all'occupazione di Creta, la cui importanza strategica non era sfuggita a Hlitler. Ma il 27 marzo un colpo di stato organizzato dal generale Simovic e da altri elementi militari serbi rovesciava il governo che aveva firmato il patto tripartito con la Germania e con l'Italia, deponendo il reggente Paolo e portando al trono Re Pietro II, ancora minorenne. L'atteggiamento minaccioso degli jugoslavi induceva gli italo-tedeschi a concretare un'azione comune non più solo contro la Grecia ma anche contro la Jugoslavia. Nella foto in alto il reggente Paolo di Jugoslavia e il minorenne re Pietro II passano in rivista la guardia Reale. A destra il Presidente del Consiglio Jugoslavo Stojadinovic, un sincero amico dell'Italia e della Germania rovesciato dalla casta militare serba asservita completamente agli interessi britannici nei balconi. In basso il Ministro degli Esteri tedesco von Ribbentrop annuncia ai giornalisti esteri l'intervento contro la Grecia e la Jugoslavia.

L'attacco alla Jugoslavia




6-7 aprite 1941. il 6 i tedeschi iniziano i movimenti contro la Grecia e la Jugoslavia partendo dalle loro basi in Austria, in Ungheria e in Bulgaria. Il giorno successivo l'Italia dichiarava la guerra alla Jugoslavia e dava nel contempo ordini perchè fosse svolta un'operazione risolutiva in Grecia, nel quadro di un più vasto disegno militare, tendente a dare l'intera penisola balcanica all'Asse. Infatti il Cavallero organizza una grande offensiva da effettuare in tre tempi, rottura del fronte a nord, sull'ala destra, fra Coritza e il lago di Ocrida, aggiramento parziale sulla Vojussa, convergenza di due armate su Kalibaki con l'avvolgimento totale dello schieramento avversario. La prima ad attaccare fu la nona armata, schierata fra Berat e Ocrida, la quale in tre giorni di aspri combattimenti, ruppe il fronte avversario, inoltrandosi anche in territorio jugoslavo, verso le avanzanti forze tedesche e bulgare. Nella foto in alto le truppe italiane varcano il Ponte di Sussak e iniziano la marcia verso il cuore della Jugoslavia. Sotto le truppe italiane si congiungono con i tedeschi avanzanti a nord di Ocrida.


Sul fronte Greco pioveva in tutti i sensi, ma al fante italiano non venne mai meno il buonumore.

<< precedente 1941 successiva >>

1 1a 2 2a 3 4 5 6 7 7a 8 8a 8b 9 9a 9b 10 10a 10b 11 11a 11b 12 12a 12b 13 13a 13b 14 14a 14b 15 15a 15b

16 16a 16b 17 17a 17b 18 18a 18b 19 19a 19b 20 20a 20b 21 21a 21b 21c 22 22a

22b

23 23a 23b 24 24a 24b 25 25a 26 27 27a 27b 28

 
2a guerra mondiale 1933-1934 1935-1936 1937 1938-1939 1940 1941 1942 1943 1944 1945

.