2a Guerra Mondiale 1941-18  (1942)


L'offensiva inglese  su Tobruk e Bengasi


Inno Israele 


1 dicembre 1941. Gli inglesi lanciati all'inseguimento delle forze di Bastico e di Rommel superano finalmente le posizioni tanto a lungo difese sul confine egiziano. Nella foto una veduta aerea della Ridotta Capuzzo, che era stata l'epicentro di tanti furibondi combattimenti. In basso avanguardie britanniche entrano a Derna.


L'apporto dell'aviazione italiana e dei rincalzi tedeschi provenienti dalle basi del CAT in Sicilia fu notevolissima, in questa fase delle operazioni. Alla costante vigilanza della nostra caccia va infatti il merito di aver consentito di completare una così vasta operazione di ripiegamento senza gravi perdite. Grazie ai cacciatori italiani e tedeschi, che bloccarono il passo ai bombardieri britannici, la via Balbia rimase sempre aperta al nostro traffico, di notte e di giorno. Nella foto un aereo italiano abbattuto in uno degli innumerevoli scontri del novembre-dicembre 1941.


Gravi difficoltà all'avanzata britannica furono provocate, specialmente nel settore di Tobruk e nella zona di Bardia-Sollum, dalla presenza di estesissimi campi minati predisposti dagli italiani. Per poter procedere senza il rischio di incappare nelle mine, i britannici dovettero farsi precedere da apposite squadre di sminatori che si valevano di « detectors » magnetici. Nella foto genieri britannici rastrellano le mine scoperte dinnanzi a Tobruk. 


22 dicembre 1941. Gli inglesi raggiungono Cirene. Gli italo-tedeschi hanno però rotto il contatto, evitando una pericolosa manovra aggirante nella zona del Gebel cirenaico, particolarmente adatta, per la sua conformazione geografica, ad un simile colpo di mano. Nella foto avanguardie inglesi tra le rovine di Cirene.


25 novembre 1941. Truppe indiane entrano per la seconda volta a Bengasi, abbandonata dalle truppe dell'Asse per evitare distruzioni alla città. Dopo la battuta di arresto di Ain el Gazala, durata dal 15 al 21 novembre, le forze britanniche avevano infranto la resistenza italo-tedesca.


La triste sorte, dei villaggi agricoli costruiti dagli italiani 
in Cirenaica è testimoniata da questa fotografia: le truppe indiane entrano al Villaggio Berta, semidistrutto dai bombardamenti. Ma, più che la guerra guerreggiata, sarà il vandalismo dei multicolori occupanti a seminare questa 
plaga, resa fertile dal lavoro italiano, di rovine e di lutti.



Uno Stukas dell'aeronautica italiana, catturato a terra dai britannici, in volo di trasferimento sull'Egitto. Da notare sull'ala, vicino ai nostri contrassegni quelli della RAF.


I britannici, preoccupati della crescente potenza dell'aviazione dell'Asse, che aveva salvato quasi tutte le sue attrezzature e i suoi apparecchi nella ritirata, presero a martellare i nostri campi di aviazione per neutralizzare lo slancio degli aerei italo-tedeschi. 
Nella foto bombardamento della RAF sul campo di fortuna di El Megrum. In alto sono visibili gli effetti delle bombe, neutralizzati dal decentramento degli apparecchi.



Abbiamo visto come, in ben tre settimane di battaglia, l'offensiva britannica, malgrado il grande spiegamento di uomini e di mezzi, non riuscisse a 
fiaccare la tenace resistenza italiana e tedesca. Ad un certo punto, anzi, al tredicesimo giorno di lotta, sembrò che il disegno strategico dei britannici 
si fosse definitivamente infranto, spezzettandosi in una serie di combattimenti locali, slegati l'uno dall'altro. Ma, alla fine, la superiorità del numero 
e dei mezzi ebbe ragione del valore e dell'abilità dei difensori e il comando italo-tedesco decise il ripiegamento generale per non compromettere, con 
una difesa rigida, i frutti ottenuti con i successi iniziali. Il ripiegamento avvenne con molto ordine, malgrado la pressione avversaria, e fu reso possibile dal sacrificio delle truppe attestate sulla linea di frontiera, che continuarono a combattere tenacemente, ostacolando l'avanzata avversaria. Perdite dolorose furono tuttavia registrate, anche se il grosso delle armi e degli equipaggiamenti potè essere messo in salvo. Questa pagina presenta alcune fotografie di fonte inglese sulla seconda fase dell'offensiva. In alto a sinistra da un carro dell'« Ariete », immobilizzato dagli anticarro britannici esce l'unico superstite. Al centro un soldato dell'Asse si arrende agli inglesi. La presenza minacciosa del carro armato dice tutto sull'inutilità di una ulteriore resistenza. In basso un gruppo di soldati tedeschi catturati fra le case di un villaggio cirenaico. In alto a destra il generale tedesco von Ravenstein, preso prigioniero a Tobruk a colloquio con un ufficiale inglese. In basso la resa di un soldato dell'Afrika Korps.

Vinti ma non domi




Contrariamente a quanto era accaduto nella precedente offensiva, il numero dei prigionieri catturati dai britannici fu relativamente basso. Il motivo
va ricercato nella maggiore motorizzazione delle forze italiane, che consenti rapidi spostamenti di truppe e nella tenace resistenza del triangolo Sollum-Halfaya-Bardia che ritardò l'avanzata nemica. Nella foto in alto prigionieri italiani catturati a Bardia e avviati ai campi di concentramento.
In basso prigionieri tedeschi a Tobruk. Intorno alla piazzaforte le catture furono più numerose che altrove, in quanto le truppe assedianti dovettero
ripiegare in gran parte a piedi, essendo prive di mezzi meccanizzati.


Fotografie di fonte inglese sul bottino catturato durante l'offensiva. In alto un parco di automezzi italiani nella zona di Derna. Al centro, e in basso armi e munizioni catturate ai prigionieri italo - tedeschi nel corso dei combattimenti.


L'aviazione italo-tedesca contribuì, ín stretta collaborazione con le unità terrestri, alla resistenza contro le truppe inglesi avanzanti. Alla inferiorità numerica supplì l'alto spirito di sacrificio dei piloti che ostacolarono senza interruzione le forze nemiche. Nella foto un bombardiere tedesco precipita in fiamme dopo un impari scontro.


Un ottantotto tedesco catturato dagli inglesi. I serventi 
sono caduti tutti al loro posto di combattimento. Il « Times» commentò così le operazioni militari: « Dobbiamo ammettere che contavamo su una decisione più rapida ».


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