2a Guerra Mondiale 1941-17/B


L'offensiva Inglese su Tobruk e Bengasi


Inno Sierra Leone 





L'offensiva inglese di novembre fu detta « l'offensiva dei tre Cunningham ». Infatti, per una strana combinazione, i cognomi dei tre comandanti britannici avevano la stessa pronunzia. A sinistra, l'ammiraglio Andrew B. Cunningham comandante della flotta; al centro, il gen. Alan G. Cunningham, comandante delle forze britanniche in Egitto; a destra il generale Coningham comandante delle forze della RAF operanti in Marmarica.
Il generale Auchinleck (a sinistra), comandante di tutte le forze britanniche durante la seconda offensiva in Africa settentrionale a colloquio con un altro alto ufficiale britannico, il generale Ritchie.




Bloccato dalle forze dell'Asse lo slancio iniziale, i britannici continuarono ad attaccare per realizzare, nel settore centrale del fronte, un successo risolutivo che consentisse almeno di sbloccare la guarnigione di Tobruk. Sulle nostre posizioni di frontiera si accese così, fra il 19 e il 29 novembre, una lotta furibonda nella quale rifulse il valore dei soldati italiani e dei loro alleati tedeschi. Nelle due foto fanterie inglesi all'attacco dei capisaldi italiani nella zona desertica fra la Ridotta Capuzzo e Sidi Omar, epicentro della lotta.

La RAF gettò sulla bilancia, fin dal primo giorno dell'offensiva, tutto il peso della sua formidabile preparazione e della sua consistenza numerica. Pur contrastati dall'aviazione dell'Asse, che riuscì ad assestare al nemico colpi durissimi, scompaginandone spesso l'organizzazione logistica, gli aerei britannici ebbero per parecchi giorni la prevalenza. Ma l'afflusso dí nuove squadriglie dall'Italia ristabilì in breve l'equilibrio delle forze. Nella foto l'azione di un bombardiere britannico in Marmarica.

 



27 novembre 1941. Malgrado i reiterati sforzi britannici, la lotta si localizza nel settore Sollum-Ridotta Capuzzo-Sidi Omar: I progressi degli attaccanti sono pressochè nulli: la resistenza italo-tedesca contrasta loro ogni palmo di terreno. Anzi, proprio in quei giorni, due notevoli rovesci mettono in forse la stessa prosecuzione dell'offensiva. La quarta brigata corazzata, che aveva tentato di forzare l'Halfaya, rimane quasi completamente distrutta e il suo comandante, gen. Sperling, cade prigioniero. Più a sud, un altra brigata corazzata, la 22, subisce la stessa sorte ad opera dell'« Ariete » e dei panzer tedeschi, perdendo quasi tutti gli effettivi e lasciando nelle mani dell'Asse oltre cinquemila prigionieri, tra i quali il generale Armstrong. Il generale Cunningham propose, in questa fase dell'offensiva, di interrompere immediatamente lo svolgersi delle operazioni, poiché aveva intuito la grave situazione in cui si sarebbero cacciate le truppe britanniche. Il buon senso della proposta costò « la testa » al generale inglese. Infatti fu istantaneamente sostituito dal generale Auckinleck. Nella foto in alto uno dei tanti vani attacchi britannici alle nostre posizioni nel retroterra marmarico. In basso uno squadrone corazzato inglese attacca a Sidi Omar. Questa località, occupata dall'avversario, venne ripresa da un contrattacco italo-tedesco.


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