2a Guerra Mondiale 1941-16/B


Gli armamenti nippo-americani


Inno  Afghanistan 


 

Per la posizione insulare del loro paese, per la necessità di fronteggiare, in caso di guerra, le due più grandi potenze navali del mondo, i giapponesi avevano dato sempre la massima importanza alla flotta. Si erano quindi battuti a tutte le conferenze navali per ottenere la parità di tonnellaggio con la Gran Bretagna. Alla fine era stato fissato un rapporto di tre a cinque fra il tonnellaggio delle grandi navi giapponesi e quello delle due rivali occidentali. Nella foto in alto la flotta giapponese all'ancora sorvolata da una formazione di apparecchi da bombardamento anfibi. In primo piano sono visibili tre corazzate della classe « Kongo ». In basso a sinistra un reparto della fanteria da sbarco nipponica che, modernamente armata e attrezzata, portò nel conflitto con gli Stati Uniti la lunga esperienza bellica acquistata durante la guerra cino-giapponese. A destra un sommergibile giapponese in navigazione nel Pacifico.


Secondo i dati occidentali, il Giappone disponeva, all'inizio del conflitto, di circa duemila apparecchi, equamente divisi fra l'esercito e la Marina. Questi dati, come sempre, vanno presi con molte riserve. Infatti la potenza dimostrata dall'aviazione del Tenno nel 1941 fa ritenere che sull'immenso scacchiere operativo fossero dislocati non meno di quattro-cinquemila apparecchi, di cui circa la metà da bombardamento. Nella foto in alto una formazione di caccia del tipo « O » in volo sul Giappone. In basso un campo d'aviazione nipponico in Cina. Gli apparecchi, bimotori da bombardamento, potevano trovare posto anche sulle navi portaerei.


Generalmente si ritiene che gli Stati Uniti siano entrati nel conflitto mondiale impreparati e pressochè dìsarmati. E ciò, appunto, spiegherebbe le strepitose vittorie iniziali dei nipponici, progressivamente contenuti, contrattaccati e sconfitti quando il grande potenziale industriale americano riuscì a far pendere la bilancia degli armamenti dalla propria parte. Si tratta di un luogo comune che va sfatato e che risponde alla realtà delle cose soltanto per quanto riguarda le unità dell'esercito americano, le quali erano veramente al di sotto dei loro compiti e la cui preparazione non era adeguata a quella dell'avversario. Ma il semplice computo degli stanziamenti militari americani dimostra che ben prima dell'attacco nipponico di Pearl Harbour Roosevelt aveva progettato la costituzione di un grande esercito, modernamente armato e attrezzato. 16 maggio 1940, primo stanziamento straordinario di 1.182 milioni di dollari per armamenti dell'esercito; 31 maggio 1940 nuovo stanziamento di 1.268 milioni di dollari per raggiungere una produzione di 50 mila aerei all'anno; 18 giugno 1940: 4.000 milioni di dollari stanziati per la « flotta dei due oceani »; 16 settembre 1940, legge sulla coscrizione militare obbligatoria e nuovo stanziamento straordinario di 16 miliardi; 5 agosto 1941: tassazioni speciali per gli armamenti per un totale di 3 miliardi e 200 milioni di dollari. Finalmente il 25 agosto 1941, nuova assegnazione di fondi all'esercito e alla marina per una somma senza precedenti: 7 miliardi e 587 milioni di dollari. Nella foto in alto una divisione americana sfila in parata. Si tratta di una delle prime unità costituite dopo la legge sulla coscrizione militare obbligatoria che aveva sostituito il sistema del volontariato in uso negli Stati Uniti fino al 1940. In basso carri armati americani. Il programma di Roosevelt prevedeva la costruzione, entro il 1941, di 9.200 carri armati.


La marina da guerra americana era costituita, nel 1939, da 15 navi di linea, di tonnellaggio variante fra le 35 mila e le 26 mila tonnellate. Due corazzate da 35 mila tonnellate risultavano in costruzione all'inizio dell'anno. Le portaerei in servizio erano tre, quelle in allestimento cinque. Completavano la flotta numerosi incrociatori, 203 caccia e 86 sommergibili. Ma già nel 1938 il Congresso aveva approvato l'aumento del 20 per cento sulla consistenza della flotta, mentre un ulteriore aumento era stato deciso nel giugno del 1940. Nel luglio, dopo il crollo della Francia, fu però varato un nuovo piano che prevedeva il raddoppio delle navi da battaglia, ed un aumento di quasi il 200 per cento per gli incrociatori e le portaerei. Tale programma era in fase di completamento un anno dopo, nel dicembre 1941, al momento dell'attacco giapponese. Nella foto in alto corazzate americane in navigazione nel Pacifico. Sono visibili in secondo piano le caratteristiche torri a traliccio delle corazzate antiquate. In basso una squadra di grosse e moderne portaerei americane. La unità capofila è la « Lexinton », seguita dalla « Ranger ».


I programmi aerei americani dopo il 1939 non furono meno vasti e ambiziosi di quelli terrestri e navali. Alla grande industria aeronautica erano stati infatti commissionati ben 50 mila aerei da caccia, da ricognizione e da bombardamento. L'attuazione di un simile piano costruttivo avrebbe portato gli Stati Uniti al primo posto nel mondo come potenzialità aerea. Il riarmo americano preoccupò i giapponesi che, dopo aver tentato con l'ambasciatore amm. Nomura e con il plenipotenziario Kurusu un estremo accordo con gli Stati Uniti per la divisione del Pacifico in zone d'influenza, dichiarandosi anche disposti a gravi sacrifici, decisero la guerra. Era infatti loro persuasione che gli americani attendessero soltanto il completamento dei loro piani industriali e militari per sferrare un attacco al Giappone. Tale impressione è confermata dalle rivelazioni del figlio di Roosevelt, Elliot, il quale scrisse: « Stiamo calmando il Giappone e approfittiamo del tempo che guadagnamo per costruire una flotta e un esercito di primo ordine ». Nella foto in alto apparecchi da caccia americani in volo sulla California. In basso « B29 » in una base aerea del Texas.

Pearl Harbour 7 Dicembre 1941




7 dicembre 1941. Dopo l'applicazione della legge « affitti e prestiti » alla Cina, dopo le sanzioni del petrolio applicate da Stati Uniti, Gran Bretagna
e Olanda, dopo il congelamento dei crediti giapponesi, dopo la chiusura del Canale di Panama al naviglio nipponico, non restava altra via al Giappone che cercare una soluzione di compromesso con gli USA o rompere il cerchio con la guerra. Con l'avvento del ministero Tojo la politica nipponica si fece più risoluta e mentre Nomura e Kurusu trattavano a Washington cozzando contro l'intransigenza rooseveltiana, lo stato maggiore della flotta giapponese preparava in gran segreto i suoi piani di attacco. Così, all'alba del 7 dicembre, dopo una grave risposta negativa degli Stati Uniti alle proposte di compromesso giapponesi, una grossa squadra nipponica, al comando dell'ammiraglio Nagumo, partita il 26 novembre da un ancoraggio delle isole Kurili, fu in grado di sferrare, completamente di sorpresa, il primo attacco alla più grande base americana del Pacifico: Pearl Harbour. Non si trattò di un'azione navale classica, basata sul tiro navale ma di un colpo sferrato dagli aerei siluranti e da bombardamento dislocati sulle sei portaerei della squadra. Nella cartina la rotta della squadra di Nagumo fino al punto in cui, a circa 150 miglia dall'isola di Oahu, lanciò le due ondate di aerei che distrussero la squadra americana del Pacifico.


Pearl Harbour era considerata una delle più munite basi aero-navali del mondo. I suoi tre aeroporti, le numerose batterie costiere, l'ancoraggio sicuro
delle corazzate nell'interno di un vastissimo porto naturale, la mettevano, secondo l'opinione dei tecnici militari, al sicuro da ogni sorpresa. Una rete di avvistamento radar, le ricognizioni degli aerei, le crociere protettive delle torpediniere dovevano bastare a segnalare un'eventuale incursione e a mettere tempestivamente la base in condizione di neutralizzare l'attacco. Se ciò non accadde il giorno della sorpresa giapponese, la causa va ricercata nell'estrema accuratezza con la quale Yamamoto e Nagumo avevano preparato l'impresa, nella fortuna che li protesse e nella trascuratezza dei comandi americani i quali, pur essendo in stato di emergenza per quanto riguardava i sabotaggi (temuti da parte dei trentamila giapponesi che risiedevano sull'isola), non avevano preventivato un attacco della flotta nipponica cosi lontano dalle basi metropolitane. Anzi le misure anti-sabotaggio (apparecchi ala contro ala sui campi) aggravarono i danni dello spezzonamento giapponese. In quanto alle usuali crociere di ricognizione degli aerei americani, va notato che quel giorno, essendo domenica, erano state sospese. E i giapponesi, a quanto sembra, avevano prescelto il giorno dell'attacco anche tenendo conto di questo fatto, del quale erano informati tramite il loro perfetto servizio di spionaggio nell'isola. Cosi, esattamente alle ore 7,55 del 7 dicembre 1941 gli aerei giapponesi della prima ondata sorvolarono Pearl Harbour seminando distruzione e morte. Nell'eccezionale fotografia, di fronte nipponica la prima ondata giapponese. Sono visibili le unità. statunitensi sotto il tiro di due aerei nipponici in azione.


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