2a Guerra Mondiale 1941-16  (1937)


Il conflitto Cino-Giapponese


Inno Malta 



28 luglio 1937. L'offensiva giapponese contro le truppe cinesi attestate sul confine settentrionale ebbe inizio all'alba del 28 luglio. Nello stesso, giorno le avanguardie nipponiche raggiungevano i sobborghi di Pechino. L'antica capitale cadeva pochi giorni dopo, 1'8 agosto, mentre la stessa sorte era già, toccata, fin dal 29 luglio, ad un'altra grande città, Tien Tsin e al porto di Taku. Ma la spinta principale dei nipponici non era quella verso sud, almeno in questa prima fase delle operazioni. Il loro comando voleva infatti isolare il più possibile le truppe di Ciang (che avevano ritrovato il vecchio accordo con i comunisti) dal confine sovietico. E così una serie di manovre a vasto raggio in Mongolia e nello Scian-si portarono all'occupazione di Ta-tung, di Calgan e di altre importanti città della Cina settentrionale. Nella foto in alto truppe cinesi al contrattacco a Ping Ti Civan nella Cina centrale. La località fu occupata il 14 ottobre dai nipponici. Al centro guastatori cinesi depongono cariche esplosive su un ponte per proteggere la ritirata dell'esercito di Ciang Kai-scek. In basso soldati cinesi al guado di un fiume nell'estate del 1937.


La guerra colpì molto duramente la popolazione civile cinese, che dovette subire senza alcuna protezione per la prima volta nella storia i disastrosi bombardamenti aerei. Nella foto la consorte del generalissimo Ciang Kai-scek visita un quartiere di Nanchino distrutto dai bombardieri nipponici.


Tutti gli osservatori occidentali del conflitto cino-giapponese affermarono che uno degli aspetti più tristi della guerra fu la sorte dell'infanzia cinese. Migliaia e migliaia di bambini rimasero senza famiglia o senza casa e furono sterminati dalla fame e dalle epidemie. Nello scompiglio generale moltissimi genitori persero la loro prole, mentre frequentissimo era l'abbandono delle femminucce, considerate in Cina come « bocche inutili » per la famiglia. Nella foto due bambini profughi.


La durezza dei nipponici, ingigantita dalla propaganda nazionalista, determinò anche in Cina la fuga delle popolazioni civili. Si calcola che durante il conflitto circa quindici milioni di persone si trasferirono verso il sud, ove aggravarono con la loro presenza le già drammatiche condizioni della popolazione.


Una ragazza cinese presta servizio di guardia alle istallazioni militari di una cittadina cinese. Le donne furono presenti nella lotta sia nei servizi ausiliari sia sul fronte. Molte provenivano dal partito comunista.


Sciangai, settembre 1937: una spia giapponese è stata scoperta dai nazionalisti e viene portata (con la testa coperta) al luogo del supplizio. A Shangai i giapponesi disponevano di un perfetto servizio
di spionaggio che aveva le sue radici
nelle concessioni internazionali.



Nel settembre del 1937 i giapponesi accentuarono la loro pressione verso il sud. Lo scopo di questa offensiva era evidente: conquistare uno dopo l'altro i porti principali della Cina e isolare così il paese dal mare per impedire o rintuzzare l'afflusso dei rifornimenti che, in misura sempre maggiore, giungevano dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti. Il 25 agosto, anzi, proprio a questo scopo, il vice ammiraglio Hasegava aveva proclamato il blocco delle coste cinesi per un'estensione di mille miglia. Così, mentre nel nord si andavano costituendo vari governi filo nipponici in Manciuria, nella Mongolia e nel Ciupei, continua la spinta verso le ricche regioni meridionali. Nella foto truppe nipponiche guadano un fiume.


La meta principale dell'attacco nipponico era questa volta Sciangai. Sulla grande metropoli, popolata da circa tre milioni di abitanti, in parte stranieri, si scatenò così la furia dei bombardamenti aerei prima e dei cannoneggiamenti poi. Nella foto una apocalittica visone di Sciangai sotto il martellamento dell'aviazione giapponese che operò senza alcun contrasto da parte nemica.

9 novembre 1937. Dopo una resistenza lunga e tenace, che aveva lasciato le sue tracce sanguinose sulla grande città, Sciangai fu occupata dai nipponici. Il successo era notevole: quella che da quasi mezzo secolo era stata la grande porta dell'occidente aperta sulla Cina, era ormai saldamente nelle mani del Tenno. Nella foto a sinistra il gen. cinese Ku Chu-tung sfortunato difensore di Sciangai. Nella foto a destra i nipponici entrano a bandiere spiegate nella città conquistata, salutati dai connazionali residenti nella metropoli e usciti dalla clausura bellica nelle concessioni straniere.


13 dicembre 1937. A Pechino si costituisce il governo provvisorio cinese filonipponico, che succede al cosiddetto governo « del mantenimento della pace », insediandosi nella vecchia capitale all'indomani della conquista giapponese. Lo compongono (da sinistra a destra): Kao Ling-wei, il Maresciallo Chi Hsieh-huan, Wang Keh-min, Kieng Chao-tsung, Tung K'ang, il presidente del consiglio T'ang Erh-ho, Wang Yi-t'ang, Chu Shen.


Nella Mongolia esterna, sull'esempio di quanto avevano fatto nel Manciukuo, nipponici insediarono un governo che proclamò l'indipendenza del paese dalla dominazione cinese. Capo della Mongolia esterna fu il principe Teh, filogiapponese.

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