2a Guerra Mondiale 1941-15/B


Il conflitto Cino-Giapponese


Inno Kiribati 



I giapponesi misero per la prima volta piede sul continente asiatico nel 1894, quando, dichiarata guerra all'Impero Cinese — riportarono una serie di
rapidi sfolgoranti successi. Ma se la preparazione militare era stata eccezionalmente efficace, non si potè dire altrettanto di quella diplomatica. E difatti i nipponici, costretti dalle potenze occidentali a stipulare un armistizio con i cinesi, vennero poi obbligati ad abbandonare parecchie provincie conuistate. La preda fu tuttavia grandissima: l'intera penisola coreana e Formosa. Nel 1905 altro conflitto: questa volta con la Russia zarista. La vittoria rideva un'altra volta alle armate del Tenno. Sul mare, nella battaglia di Thushima, i giapponesi rivelavano al mondo stupefatto che era nata una nuova grande potenza navale. Qual'era il segreto nipponico? Cosa c'era, alla base delle loro vittorie? Una mistica guerriera che animava il popolo, dall'imperatore-Dio all'ultimo soldato. Una mistica che faceva disprezzare la morte e che esaltava fin nei precetti della religione shintoista, la gioia e la gloria del sacrificio per la Patria, unico mezzo per assurgere al cielo degli eroi. Nella foto un reparto nipponico in partenza per il fronte si inchina nella preghiera agli spiriti degli antenati e degli eroi dinnanzi a un tempio di Tokio.


Dopo il 1918 il Giappone, che si era schierato a fianco dell'Intesa, aveva avanzato parecchie pretese, non soltanto per quanto riguardava il Pacifico (o
i nipponici si erano impossessati delle isole già, tenute dai tedeschi) ma anche sulla Cipa. Particolarmente importanti erano le mire giapponesi nella provincia dello Shantung, ricca di miniere e di industrie. Queste rivendicazioni furono respinte dagli altri alleati ma tuttavia Tokio riuscì ad imporre alla Cina condizioni che la sottoposero praticamente al suo protettorato. Le successive conferenze diplomatiche ridussero gravemente i vantaggi ottenuti, nipponici i quali però, nel decennio successivo, approfittando dell'anarchia che si era scatenata in Cina con la guerra dei generali, intensificarono la loro penetrazione politica ed economica sul continente. Nel 1931, anzi, per una cosiddetta operazione di polizia il Giappone inviò nella Manciuria il corpo di spedizione, occupandola. L'anno successivo nasceva, sotto l'egida nipponica, lo stato quasi indipendente del Manciukuo. Fu questo il primo di una serie di complicazioni che portarono allo scoppio del conflitto generale. Nella foto un reparto nipponico in marcia sul Fiume Gia.

La ripresa della guerra contro la Cina fu salutata in Giappone da grandi manifestazioni di giubilo. Pochi mesi prima aveva trionfato nel paese il partito militare, capitanato da Hayasci, il quale aveva saputo montare l'opinione pubblica contro i cinesi, presentando le misure politico-militari di Cìang Kai-scek al confine mancese come una provocazione. E come sempre, dichiarata la guerra, il popolo seguì con dedizione completa gli ordini del Tenno. A sinistra, l'imperatore del Giappone, Hiro Hito. A destra donne nipponiche salutano un reparto in partenza per la zona di operazioni.

Capi militari nipponici. Da sinistra a destra: Il generale Sugiyaina, ministro della guerra. Il generale Terauchí, Capo di Stato Maggiore Generale, 
il generale Matsu, comandante delle forze operanti in Cina, il generale Katsuki, comandante delle truppe giapponesi di fronte a Sciangai.


Dopo la fine della monarchia e la proclamazione della repubblica (febbraio 1912) la Cina era caduta in una situazione di perpetua guerra civile. E' praticamente impossibile fare la storia di quelle complesse vicende, nelle quali si intrecciarono azioni di brigantaggio e di rapina, terrorismo politico, speranze di rinascita, dissidi religiosi, conati xenofobi, sete di potere, interessi economici, contrasti regionali, in una ridda di governi centrali e locali che duravano pochi mesi o pochi giorni e il cui potere, talvolta, si limitava ai palazzi dei ministeri. Basterà dunque ricordare come, nell'estate del 1928, un uomo nuovo, Ciang Kai-scek, comandante dell'accademia militare di Wampoa (Canton), alleatosi con i comunisti e forte quindi dell'appoggio dell'Unione Sovietica, riuscì ad impadronirsi del governo del sud e a capo di un'armata moderna, dotata di mezzi russi, effettuò una marcia trionfale, giungendo fino ad Hankow, sullo Yang tze Kiang. Dalla grande città, proclamata capitale della Cina, Ciang si spingeva più a nord e conquistava anche Shangai. Nella foto la famosa « grande muraglia » cinese sulla quale, presso il ponte « Marco Polo », si accese l'ultimo conflitto cino-giapponese.


Quando già, con l'alleanza fra nazionalisti e comunisti, sembrava che la Cina dovesse entrare nell'orbita di Mosca, avvenne il colpo dí scena: Ciang Kai-scek si staccò dai comunisti, facendone trucidare un gran numero a Shangai, e riprese le operazioni verso il nord. Nel 1927 conquistava Nanchino e qui veniva convocata una costituente per l'unificazione nazionale della Cina. Ma si trattava di un compito troppo grande per gli uomini del Kuomintang i quali, spinti dal loro esasperato nazionalismo, si tirarono addosso le ire dei giapponesi, disturbati nei loro piani manciuriani. Così, nel 1931, il ciukuo. Nel 1933 il Giappone, di fronte ad un verdetto sfavorevole della Società delle Nazioni, si ritirò da Ginevra e riprese la propria libertà d'azione contro la Cina. Malgrado la resistenza delle truppe di Ciang Kai-scek i nipponici giunsero rapidamente in vista di Pechino. Nella foto soldati cinesi, armati di mitra americani, in esercitazione.

Nel maggio del 1934 la Gran Bretagna, sostituitasi all'ormai impotente Società delle Nazioni, riuscì ad ottenere, grazie alla sua mediazione, un armistizio fra i belligeranti. Le truppe giapponesi furono ritirate al di là della Grande Muraglia; quelle cinesi a sud di Pechino. Ma si trattò di una parentesi momentanea in una guerra interminabile. Anzi, contro il governo cinese, accusato dell'abbandono allo straniero di una parte del territorio nazionale, si scatenò di nuovo la guerra civile. Poi, dopo tre anni di sosta almeno apparente, la guerra riprese con maggior accanimento. Il 7 luglio 1937, infatti, un incidente al ponte Marco Polo dava ai giapponesi il pretesto per gettarsi nuovamente sull'agognata preda cinese. Nella foto a sinistra il generalissimo cinese Ciang Kai-scek, che dal 1926 è sempre rimasto alla ribalta dell'attenzione mondiale. A destra la bella e intelligentissima moglie di Ciang che fornendogli l'appoggio della sua famiglia di ricchissimi banchieri fu l'artefice del successo dell'ambizioso generale.

Alcune figure eccezionali emergono nell'intricata storia delle guerre interne ed esterne della Cina fra le due guerre. A sinistra Mao Tse Tung, capo 
dei comunisti cinesi fu in un primo momento a fianco di Ciang nella lotta contro il potere personale dei generali che dilaniavano la Cina in una serie di guerre civili. Se ne distaccò nel 1934, quando il generalissimo assunse un atteggiamento anticomunista e ingaggiò contro di lui una lotta senza quartiere. Reiteratamente sconfitto da Ciang, alla fine della seconda guerra mondiale, con l'aiuto sovietico, conquistò l'intera Cina, confinando il rivale nell'isola di Formosa. Al centro il generale Sung Cheh Yuan e il generale Feng Yu Hsiang. Il primo offrì, per il suo atteggiamento intransigente verso i nipponici, il pretesto del conflitto del 1937. Il secondo, comandante delle forze cinesi del nord fu notissimo col nomignolo di « Generale cristiano ». A destra il giornalista australiano Donald, che fu negli anni cruciali l'ascoltatissimo consigliere di Ciang Kai-scek.


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