| SOLDATI ITALIANI AL FRONTE RUSSO
Alle 4,25 del 22 giugno 1941 il ministro germanico von Ribbentrop disse all'ambasciatore
d'Italia a Berlino, Dino Alfieri: «Ho l'onore di comunicarvi che da stamani alle ore 3 le truppe
tedesche hanno varcato la frontiera russa. Vi prego di trasmettere questa comunicazione al ministro
Ciano affinchè ne sia data subito notizia al Duce, a nome del Fuhrer ». Con queste laconiche
parole, il nostro paese venne coinvolto in una delle più disastrose spedizioni militari che la storia
ricordi. In base ai patti di alleanza ed agli accordi presi con il governo tedesco, il 10 luglio venivano
prescelte le unità destinate a rappresentare il contributo dell'Italia nella guerra contro
l'Unione delle Repubbliche Sovietiche. Il Corpo Spedizione Italiano in Russia (C.S.I.R.) venne
formato, oltre che dai Comandi e dai servizi, dalle divisioni « Pasubio » e « Torino », dalla III
Divisione « Celere » Duca d'Aosta e da due gruppi di aviazione di cui uno da caccia. Il volontarismo
era particolarmente rappresentato dalla Divisione di Camicie Nere « Tagliamento » che si copri
di gloria per tutta la campagna meritando la Medaglia d'Oro al V. M. Il complesso del C.S.I.R.
comprendente circa 62.000 uomini bene equipaggiati e dotati di alto spirito combattivo, venne
posto al comando del generale Giovanni Messe. Ai primi di agosto il C.S.I.R. lasciò l'Italia
percorrendo con convogli ferroviari il lungo tragitto fino al territorio ungherese, e di là per
mille chilometri attraverso le impervie strade della 'Romania, Bessarabia e Moldavia, raggiunse il
teatro delle operazioni. La prima unità italiana entrata in combattimento — esattamente il 12
agosto — fu la divisione « Pasubio » che, combattendo insieme a truppe tedesche, ungheresi e
romene, risolse il fatto d'armi che va sotto il nome di « Battaglia dei due Fiumi ». Agendo
infatti Sul fianco destro delle truppe sovietiche, schierate nell'ansa tra il Dniester ed il Bug, ne
provocò l'annientamento avendo aggirato con marcia fulminea le posizioni sovietiche e
causato l'abbandono della testa di ponte di Nikolajew, unico punto di facile transito per le
truppe impegnate tra i due fiumi. Ma una ben più brillante azione ebbe a
protagonista le truppe del C.S.I.R. Dopo la lunga marcia di avvicinamento delle divisioni «
Pasubio », « Torino » e III Celere » chiaramente ricostruita nella soprastante cartina, il Corpo di
Spedizione Italiano si riunì attestandosi sul Dnieper, fino alla testa di ponte russa di
Diepropetrowsk; "un fronte di 150 km. sul quale le truppe tedesche avevano avuto una inesorabile battuta
di arresto. La R Pasubio », attestata luhgo l'Orel alla sinistra del nostro schieramento, iniziò il 22
settembre un movimento aggirante, sostenendo per tre giorni un pesante contrattacco russo,
durante il quale furono contenute ed infine respinte le truppe attaccanti. Il giorno 26 la « Torino »,
la « Celere » e le Camicie Nere della « Taglamento », iniziavano l'avanzata dalla testa di ponte di
Dnipropetrowak formando, con le posizioni tenute dalla « Pasubio » un angolo retto, al centro del
quale si trovavano la cittadina di Petrikowka ed i resti di cinque divisioni sovietiche
battute. Il 28 iniziò il movimento accerchiante delle due ali italiane che condusse il 30 settembre
alla conclusione dei combattimenti. In questa azione il C. S. I. R. fu contrastato per la prima
volta dalla caccia sovietica, che mitragliò e spezzò più volte le nostre truppe. Nella battaglia
rimasero in mano italiana 10.000 prigionieri e furono distrutti circa 450 carri armati russi.
Non possiamo chiudere questa breve rievocazione della prima battaglia del nostro Corpo di Spedizione in Russia, senza ricordare l'opera umile ed eroica dei pontieri italiani. Mirabilmente
addestrati dal generale Paladino, i genieri costruirono i ponti di fortuna sul Dniester, Bug e
Dnieper sotto il fuoco intensissimo delle teste di ponte russe che avevano bloccato l'avanzata
germanica. Infatti, nonostante il materiale in dotazione non fosse stato progettato per il varco
di fiumi della larghezza e della portata di quelli russi, il IX battaglione del Genio si comportò
tanto abilmente da costruire i ponti sul Dnieper con un notevole anticipo sul tempo previsto dai
generali tedeschi, ciò che gli valse un particolare elogio da parte del generale von Mackensen.
La brillante manovra delle divisioni italiane nella battaglia di Petrikowka, benché limitata ad
un piccolo settore del fronte, fece fallire il tentativo sovietico di arrestare l'avanzata tedesca
sul Dnieper, rendendo possibile l'occupazione di Poltava e di Kiev, ove i tedeschi catturarono
600.000 prigionieri. Inoltre i soldati del CSIR oltre a dover lottare col nemico si trovarono di
fronte a spiacevoli difficoltà logistiche aggravate dalle inadempienze dell'alleato germanico
che, trascurando gli impegni presi tra i due comandi, non inviò alle truppe italiane le munizioni, le
derrate ed i materiali indispensabili. A queste manchevolezze sopperì l'alta capacità
organizzativa dei dirigenti dell'Intendenza Speciale Est e specialmente del generale Intendente Biglino.
Nel frattempo, mentre il secondo conflitto mondiale si espandeva, alcuni avvenimenti
navali, apparentemente di poca importanza nella gigantesca economia della guerra, si svolsero nel
Mediterraneo. In Italia infatti era stata organizzata una unità che sotto il nome fittizio di « X
flottiglia MAS » si proponeva di portare — memore dei successi colti in Adriatico nel
conflitto italo-austriaco — la guerra con mezzi insidi si nell'interno delle più munite basi avversarie. Erano stati approntati vari congegni come i « maiali», specie di mezzi subacquei avvicinati alle
basi avversarie da sommergibili, i barchini esplosivi, motoscafi velocissimi che recavano a bordo
forti cariche di esplosivo, ed erano stati selezionati accuratissimamente gli assaltatori. Dopo
successo di Creta e l'affondamento di due sommergibili avvicinatori, la « X MAS » fu la protagonista di due importanti operazioni. La prima
fu il tentativo di violare la base inglese di Malta, conclusosi col glorioso sacrificio degli uomni impegnati, la seconda il vittorioso attacco
al porto britannico di Alessandria. Sei uomini e tre mezzi insidiosi diedero alla marina inglese un colpo durissimo, affondando le corazzate « Valiant » e « Queen Elízabeth » e danneggiando una
altra unità. Quasi contemporaneamente due UBootes tedeschi della flottiglia del Mediterraneo
affondavano la corazzata « Barham » e la portaaerei « Ark Royal » mentre nell'Oceano Indiano
aerei nipponici colavano a picco le corazzate inglesi « Repulse » e « Prince of Wales ». La marina britannica
dunque, che aveva avuto anche la corazzata « Nelson » gravemente danneggiata dagli a
erosiluranti italiani del 36° stormo, attraversò un periodo di gravissima crisi, nel quale per la prima ed
ultima volta nella guerra, poterono sbarcare in Africa Settentrionale in quantità
sufficienite quei rifornimenti che permisero all'armata italo-tedesca di giungere, come vedremo, ad
El Alamein.
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