2a Guerra Mondiale 1941-12/A


L'attacco alla linea Stalin


Inno Uganda 



29 giugno 1940. Il primo comunicato straordinario del Quartier Generale di Hitler annuncia la grande vittoria ottenuta sulle truppe del generale Timoscencko intrappolate nella gigantesca sacca di Bialystock. Due armate sovietiche sono accerchiate: mezzo milione di uomini disperati combattono inutilmente per aprirsi un varco. E intanto la macchina militare germanica continua inesorabilmente, freddamente, la sua azione di annientamento. La sacca originaria viene divisa in tante sacche minori, queste, a loro volta, vengono ulteriormente sezionate. Alla fine non sono più due armate a combattere, con comando unico, ma combattono i reggimenti, i battaglioni, le compagnie. Ognuna per suo conto, senza sapere quello che accade oltre il breve spazio di terreno che difende coi denti e con le unghie. Poi, invariabilmnte, la scena finale della resa: i combattenti, gettate le armi, alzate le mani, diventano gregge. Nella foto la resa di una compagnia sovietica, decimata nell'aspro combattimento, ad un reparto corazzato tedesco.


La propaganda tedesca di guerra diffuse, nel '41, informazioni senza dubbio esagerate sul disfattismo dei soldati sovietici nella prima frase della operazioni. Infatti se si ebbero rese in massa e numerose defezioni di elementi anticomunisti (i quali poi passarono alle dipendenze del generale Vlassov e combatterono con la Wernilcht), in genere il soldato russo dimostrò notevoli qualità di combattente. Furono invece i comandi sovietici a non essere all'altezza della situazione, sia per la loro inesperienza, sia per le sovrastrutture politiche che spesso ne incepparono le capacità di ripresa. Anche i tedeschi, del resto, dovettero riconoscere che i russi avevano combattuto bene. L'altissimo numero di prigionieri catturati nei primi giorni dell'offensiva tedesca (quarantamila in otto giorni) va quindi attribuito alla guerra motorizzata che rendeva inutile la resistenza delle fanterie accerchiate da mezzi corazzati. Nella foto un carro armato sovietico distrutto.

3 luglio 1941. A dieci giorni dall'inizio delle operazioni, la situazione poteva essere così sintetizzata: nel settore centrale i tedeschi, completato il rastrellamento della sacca di Bialystock, ove avevano catturato oltre 300 mila prigionieri, avevano lanciato un nuovo poderoso attacco e, superata la Beresina, avevano creato una nuova sacca di fronte a Smolensk, sulla via di Mosca. Nel settore baltico erano state occupate per intero la Lituania e la Lettonia, mentre in Estonia le punte avanzate erano segnalate nei pressi di Narva, cioè ormai a pochi chilometri da Leningrado, investita anche da nord dalle truppe finniche. All'estremo nord gli alpenjager del gen. Dieti, l'eroe di Narvick, operavano in direzione di Murmansk. A sud, mentre nella Russia Bianca le armate sovietiche erano in crisi, le avanguardie tedesche puntavano rapidamente su Kiev, dopo la vittoria di Dubno. Per parte loro gli alleati ungheresi avanzavano nella Galizia meridionale, fino al Dniester, mentre i romeni rioccupavano la Bucovina e la Bessarabia, vincendo forti resistenze avversarie. I sovietici, insomma, erano ormai a ridosso della linea Stalin, che per 2500 chilometri sbarrava il passo all'invasore con i suoi forti e i suoi capisaldi. Nella foto a sinistra un bunker della linea Stalin, investito dai lanciafiamme, brucia, Nella foto a destra i tedeschi entrano in un caposaldo sovietico distrutto dal bombardamento degli stukas e dalle artiglierie.


L'investimento della Linea Stalin da parte dei tedeschi ebbe inizio quando ancora in, molti punti le truppe non si erano schierate a ridosso delle fortificazioni sovietiche. E così, già la notte fra il 4 e il 5 luglio, la grande battaglia aveva inizio. Quando si parla di Linea Stalin non bisogna pensare ad una sorta di Maginot orientale. Infatti il criterio adottato dai sovietici era ben diverso da quello, rigidissimo dei francesi. Non grosse fortificazioni in cemento armato dalla pretesa inspugnabilità, ma bunker in serie, adatti come capisaldi per truppe mobili, corazzate e di fanteria. Non una linea continua, ma fortificazioni campali dislocate in profondità. Ma la maggiore caratteristica della Linea Stalin era lo sfruttamento, agli effetti della difesa, dei corsi d'acqua e zone paludose, specialmente nel settore settentrionale. « Grosso modo » la Linea Stalin andava da Narva (nei pressi del lago Peipus) a Vitebsk, per poi scendere verso sud lungo il Dnieper, la Beresina e il Dniester fino al Mar Nero. E fu su questo fronte che si sviluppò la battaglia di rottura che finalmente il 12 luglio portava ad un primo risultato: lo sfondamento nel tratto Pskov-Ostrov, l'apertura di una breccia sul medio Dnieper e a sud del Pripet. Ancora una volta le fortificazioni non avevano retto all'urto dei nuovi mezzi di guerra. Nella foto guastatori tedeschi all'opera per distruggere una cupola blindata della Linea Stalin.


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