| 3 luglio 1941. A dieci giorni dall'inizio delle operazioni, la situazione poteva essere così sintetizzata: nel settore centrale i tedeschi, completato il rastrellamento
della sacca di Bialystock, ove avevano catturato oltre 300 mila prigionieri, avevano lanciato un nuovo poderoso attacco e, superata la Beresina, avevano creato
una nuova sacca di fronte a Smolensk, sulla via di Mosca. Nel settore baltico erano state occupate per intero la Lituania e la Lettonia, mentre in Estonia le punte
avanzate erano segnalate nei pressi di Narva, cioè ormai a pochi chilometri da Leningrado, investita anche da nord dalle truppe finniche. All'estremo nord gli
alpenjager del gen. Dieti, l'eroe di Narvick, operavano in direzione di Murmansk. A sud, mentre nella Russia Bianca le armate sovietiche erano in crisi, le
avanguardie tedesche puntavano rapidamente su Kiev, dopo la vittoria di Dubno. Per parte loro gli alleati ungheresi avanzavano nella Galizia meridionale, fino al
Dniester, mentre i romeni rioccupavano la Bucovina e la Bessarabia, vincendo forti resistenze avversarie. I sovietici, insomma, erano ormai a ridosso della
linea Stalin, che per 2500 chilometri sbarrava il passo all'invasore con i suoi forti e i suoi capisaldi. Nella foto a
sinistra un bunker della linea Stalin, investito dai lanciafiamme, brucia, Nella foto a
destra i tedeschi entrano in un caposaldo sovietico distrutto dal bombardamento degli stukas e dalle artiglierie.

L'investimento della Linea Stalin da parte dei tedeschi ebbe inizio quando ancora in, molti punti le truppe non si erano schierate a ridosso delle fortificazioni
sovietiche. E così, già la notte fra il 4 e il 5 luglio, la grande battaglia aveva inizio. Quando si parla di Linea Stalin non
bisogna pensare ad una sorta di Maginot orientale. Infatti il criterio adottato dai sovietici era ben diverso da quello, rigidissimo dei francesi. Non
grosse fortificazioni in cemento armato dalla pretesa inspugnabilità, ma bunker in serie, adatti come capisaldi per truppe mobili, corazzate e di fanteria. Non una linea continua, ma fortificazioni campali
dislocate in profondità. Ma la maggiore caratteristica della Linea Stalin era lo sfruttamento, agli effetti della difesa, dei corsi d'acqua e zone paludose, specialmente
nel settore settentrionale. « Grosso modo » la Linea Stalin andava da Narva (nei pressi del lago Peipus) a Vitebsk, per poi scendere verso
sud lungo il Dnieper, la Beresina e il Dniester fino al Mar Nero. E fu su questo fronte che si sviluppò la battaglia di rottura che finalmente il 12 luglio
portava ad un primo risultato: lo sfondamento nel tratto Pskov-Ostrov, l'apertura di una breccia sul medio Dnieper e a sud del Pripet. Ancora una volta le fortificazioni non avevano
retto all'urto dei nuovi mezzi di guerra. Nella foto guastatori tedeschi all'opera per distruggere una cupola blindata della Linea Stalin.
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