2a Guerra Mondiale 1941-12  (1940)


Inno Mongolia 


Lo sfondamento
della linea Stalin



La battaglia che divampò fra la fine di giugno e la prima quindicina di settembre sull'immenso fronte sovietico dalla Penisola dei Pescatori, alla costa del Mar Nero, è da considerarsi come una delle più grandi della storia. Mai, comunque, prima di allora, s'erano visti in campo tanti uomini e tanti mezzi e mai i combattenti dell'una e dell'altra parte erano stati animati da una così estrema decisione. Ma se su tutto il fronte infuriavano i combattimenti, il centro della battaglia fu in territorio polacco, nei due salienti di Bialystock e di Leopoli che per oltre un mese si tramutarono in una fornace ardente che macinò inesorabile uomini e materiali. La cartina indica la zona dei combattimenti intorno a Bialystock e le direttrici di marcia delle truppe che sfondarono la linea Stalin.

LO SFONDAMENTO DELLA LINEA STALIN

Quando, il 22 giugno 1941, le truppe tedesche iniziarono l'offensiva contro l'Unione Sovietica, Hitler fondava tutti i suoi piani strategici sul presupposto di poter piegare la resistermi nemica prima dell'inverno. Egli non s'illudeva certo di poter occupare materialmente in così breve tempo tutto l'immenso territorio dell'Unione Sovietica ma riteneva (d'accordo col suo stato maggiore) di poter annientare, in una serie di battaglie campali, il nucleo principale dell'esercito di Stalin. Così, una volta eliminate dalla lotta le più importanti e munite divisioni avversarie, annullata la massa corazzata sovietica, occupate le più importanti città industriali della Russia europea, i tedeschi avrebbero potuto svernare senza pericoli nel cuore dell'URSS per poi riprendere a primavera le operazioni militari che avrebbero dovuto portare alla definitiva scomparsa del comunismo. E si sarebbe trattato, secondo l'Oberkommando di Hitler, soltanto di una passeggiata militare. Una volta conclusa la conquista, tutta la massa d'urto tedesca si sarebbe rovesciata sull'Inghilterra per l'attuazione dei piani di invasione già predisposti nel 1940. A meno che, s'intende, il governo di Londra non si fosse piegato prima ad una pace di compromesso sulla base delle note proposte di Hess. L'andamento delle operazioni militari, nei primi due mesi, parve confermare sul terreno le ottimistiche previsioni dello stato maggiore tedesco. Si ripetevano infatti sulle pianure polacche e nello stesso territorio sovietico, le battaglie di annientamento cui il mondo attonito aveva assistito nei due anni precedenti: il grande esercito di Stalin, pur formidabilmente armato, pur agguerrito, pur deciso a resistere, sembrava non potere contenere l'urto germanico. Per giunta, alcuni errori iniziali dei generali sovietici portarono fin dai primissimi giorni ad una vera e propria catastrofe, che vide la completa distruzione di ben due armate russe: una catastrofe da far impallidire il ricordo di Canne e di Tannenberg. Gli accordi tedesco-sovietici per la spartizione del territorio polacco, stipulati nel settembre del '39, avevano disegnato sulla carta geografica due grossi salienti che s'inoltravano ben dentro ai confini del « Commissariato Generale »: quello di Bialystock e quello di Leopoli. In questi due salienti, forse a scopi offensivi, i sovietici avevano ammassato grosse formazioni di carri armati e di fanteria. I tedeschi perciò, con la tattica già usata in Francia, evitarono l'attacco frontale, lanciando sul loro fianco potenti colonne motorizzate che, avanzando rapidamente, si trasformarono in una gigantesca tenaglia. Ouando le formazioni avanzanti da nord e da sud si congiunsero nella zona di Minsk, ogni tentativo sovietico di uscita dalla sacca fu vano. La battaglia, furibonda per l'accanimento delle truppe sovietiche che resistettero fino all'ultimo e fino all'ultimo sperarono di sfondare l'accerchiamento, si trasformò ben presto in una ecatombe. Fra morti, feriti e prigionieri, le perdite sovietiche raggiunsero mezzo milione di uomini e quelle materiali non furono inferiori: all'ottavo giorno di combattimento risultavano perduti dai russi ben duemiladuecento carri armati. Di notevolissime proporzioni fu anche i1 successo tedesco nell'altro saliente, quello di Leopoli, che cadde il 30 aprile dopo furibondi combattimenti, dando via libera alle truppe germaniche verso le fertili pianure ucraine e la grande città di Kiev. Si sviluppava così, dopo la battaglia di rottura felicemente conclusa, la grande manovra tedesca. Tre erano le principali direttrici di attacco: quella del nord, che costeggiava il Baltico e tendeva a 
raggiungere Leningrado, contro la quale operavano anche, dalla Finlandia, le truppe di Mannerheim; quella centrale, lungo la quale von Bock puntava 
decisamente su Mosca ed aveva già raggiunto Minsk dopo l'annientamento di due armate di Timoscenko, quella meridionale, che superata Leopoli e Dubno puntava su Kiev e di là tendeva a scendere verso il Mar Nero, ove operavano contro Odessa le truppe romene di Antonescu. Ma se per le gravissime perdite subite dal comando sovietico, le truppe avversarie sembravano aver perso gran parte della loro potenzialità militare, se la ritirata s'era fetta generale e rapidissima, per l'esercito di Hitler c'era almeno un grosso ostacolo da superare: la cosidetta Linea Stalin. Non si trattava, certo, di una Maginot orientale. Ma se la Linea Stalin non aveva la grandiosità delle fortificazioni francesi, se non era, come la Maginot, una selva ininterrotta di bunker e di casematte, non riproduceva nemmeno i difetti del sistema occidentale. Era, infatti, di concezione più moderna e meno rigida e poteva essere considerata, più che altro, un valido appoggio per una difesa manovrata e imperniata sui grandi corsi d'acqua della regione: dal Dniester al Dnieper, al Pripet, alla Beresina, alla Dvina, alle paludi della zona settentrionale. La battaglia della Linea Stalin si accese violentissima nei primi giorni di luglio. I sovietici, era ormai evidente, avevano principalmente lo scopo di guadagnare tempo per rendere possibile l'afflusso delle truppe fresche che la lenta mobilitazione del paese rendeva appena allora disponibili E vi riuscirono, anche se dopo appena una settimana dall'attacco, il 12 luglio, i tedeschi potevano annunciare di aver sfondato le difese avversarie in parecchi punti. Ma nemmeno l'apporto delle nuove divisioni riuscì' a rallentare l'avanzata tedesca. E infatti falli in pieno il primo tentativo di controffensiva dei sovietici di fronte a Vitebsk, mentre sul Pruth von Rundstedt avanzava rapidamente su Kiev e von Leeb, a nord, minacciava ormai da vicino Leningrado. Si entra così, su tutto l'arco del fronte, in una nuova fase operativa, la terza della campagna. Quando — il 17 luglio — i tedeschi annunciano, nella zona centrale, la conquista di Smolensk, appare chiaro che lo sforzo germanico è al culmine. Van Bock, l'uomo delle Fiandre e di Dunkerque, non dà tregua al nemico. Nella zona di Nevel alcune divisioni sovietiche, chiuse in una morsa, vengono annientate. Il colpo si ripete qualche giorno dopo a Moghilev, poi ancora a Rostov. Ma il successo più grande il maresciallo tedesco lo ottiene a Gomel: ottantamila prigionieri, 17 divisione avversarie pressochè distrutte. Siamo ormai alla fine di agosto e i tempi sernbrano maturi per il grande attacco contro la capitale sovietica. Anche su tutto il resto del fronte, infatti, i tedeschi e i loro alleati hanno fatto importanti progressi. A nord, finnici e tedeschi stanno serrando una ferrea morsa intorno alla vecchia capitale zarista. I finnici avanzano sulle due sponde del Ladoga e i tedeschi, completata la conquista dei paesi baltici, sono a Narva, dopo aver accerchiato Tallin. Nella Russia Bianca, come abbiamo visto, von Bock è oltre Smolensk e tiene solidamente Nevel, Veliki Luki, Vitebsk, Gomel, ecc. Sul fronte meridionale, von Rundstedt e Antonescu hanno fatto anch'essi progressi rapidissimi: Odessa è circondata o quasi; il Bug è superate su tutta la linea; Uman è raggiunta; a nord e a sud dì Kiev le teste di ponte tedesche hanno oltrepassato il Dnieper. La situazione, per i sovietici, è dunque drammatica. Vedremo in seguito come crisi sia stata superata dal comando russò e come, invece dell'atteso attacco contro la capitale, i tedeschi abbiano lanciato invece una poderosa offensiva sul fronte meridionale. Una offensiva che allora sembrò geniale e splendidamente riuscita ma che, alla luce della storia, è giudicata oggi come un errore che portava già in sè i germi del disastro che sarebbe maturato l'anno successivo a Stalingrado.

La battaglia dei carri armati




Il 22 giugno 1940, quando i tedeschi iniziarono il loro attacco contro le forze sovietiche, tre erano le direttrici principali di penetrazione fissate dall'Oberkommando: quella del nord, che puntava su Leningrado attraverso i paesi baltici; quella di Minsk-Smolensk, già percorsa da Napoleone, che portava a Mosca; quella dell'Ucraina che da Leopoli a Kiev puntava ad isolare l'intero settore meridionale del fronte. Il disegno operativo era quindi grandioso e ambiziosissimo, poiché tendeva alla conquista, in una campagna rapida e massiccia, dei tre principali centri sovietici. Dalle città conquistate, poi, gli eserciti di Killer, avrebbero dovuto dilagare nella pianura russa verso gli Urali ed oltre, fino al completo annientamento dell'avversario. Per raggiungere gli scopi della guerra i tedeschi avevano organizzato tre gruppi di armate, con imponenti forze corazzate e motorizzate. Nella foto una divisione corazzata germanica spiegata in formazione di battaglia muove all'attacco delle posizioni sovietiche nel settore di Brest Litovsk.


La tecnica dell'attacco fu, anche sul fronte russo, simile a quella adottata nel '39 in Polonia e nel '40 in Francia: azioni massicce dei carri armati, appoggiati dalla fanteria e dell'artiglieria semovente per scardinare le difese nemiche. Quindi penetrazione in profondità dei panzer, accerchiamento dell'avversario e conseguente rastrellamento con la suddivisione delle sacche in settori sempre più piccoli, fino all'annientamento e alla resa delle forze assediate. In questo tipo di manovra i tedeschi potevano contare su un'attrezzatura formidabile e perfetta, particolarmente studiata per l'impiego sul territorio russo, scarsamente dotato di strade, spesso intersecato da fiumi e corsi d'acqua di varia importanza e talvolta, come nella Russia Bianca, reso difficile da vaste paludi. Nella foto: un mezzo cingolato tedesco, di proporzioni colossali, usato per il traino delle artiglierie da campagna.


Per il passaggio dei numerosissimi fiumi sovietici i tedeschi avevano preparato, con il loro genio pontieri, passerelle prefabbricate, dal montaggio rapido e facilissimo. In tal modo le interruzioni provocate dai sovietici in ritirata non ebbero mai il potere di interrompere la marcia delle panzer-divisionen. Nella foto un carro medio tedesco su un ponte di fortuna.



Le prime linee sovietiche, attestate in posizioni campali, non 
furono in nessun posto, un serio ostacolo all'offensiva tedesca. Quasi dovunque bastarono poche ore di battaglia per provocarne il crollo, Malgrado la tenace resistenza dei russi. Si trattava però di una linea di copertura destinata soltanto a ritardare l'urto delle masse principali. Nella foto fanti tedeschi oltrepassano un trinceramento abbandonato dai sovietici.

Gravissime furono le difficoltà provocate alle masse corazzate germaniche dalle particolarità del terreno nella zona dei combattimenti. Paludi, corsi d'acqua, mancanza quasi assoluta di strade provocarono ritardi e inciampi di rilievo. Nella foto a sinistra zappatori germanici aprono la strada nella fanghiglia ai grossi panzer di von Kliige. Nella foto a destra il guado di un fiumiciattolo in Polonia,

Duello fra colossi




Per una settimana, dal 22 al 29 giugno i comunicati tedeschi mantennero un silenzio quasi assoluto sull'andamento delle operazioni militari. Furono fatti solo dei cenni generici sul « corso favorevole della battaglia » e sul delinearsi di « successi di grande proporzione ». Erano invece in pieno corso due gigantesche battaglie d'annientamento che avevano il loro epicentro nelle zone di Bialystock e di Leopoli, mentre l'avanzata procedeva senza soste su tutto l'arco del fronte. Il 25 giugno i combattimenti di confine potevano infatti considerarsi esauriti e iniziato lo scontro fra i nuclei centrali dei due eserciti contrapposti. Nella foto scontro di carri armati nell'immensa pianura. In primo piano i panzer tedeschi: sullo sfondo, centrati dal tiro, i carri sovietici.


In questa fotografia, che vede impegnati in un combattimento a distanza ravvicinata gli uomini di una colonna motorizzata, appare evidente la tattica dei tedeschi in Russia: non più le lente avanzate della fanteria, ostacolate dalla pesantezza dei servizi, ma rapide puntate in profondità di elementi di rottura, pronti ad osare il tutto per tutto e decisi a scompaginare le difese avversarie.


27 giugno 1940. I comunicati tedeschi cominciano a localizzare sulla carta geografica i luoghi dei furibondi combattimenti in corso. Si parla così per la prima volta del saliente di Bialystock e del fronte galiziano: zone in cui stanno per maturare importantissimi eventi. Come abbiamo già avuto occasione di dire, in queste due zone, che si addentravano pericolosamente in territorio tedesco, il comando sovietico aveva ammassato un grande nerbo di truppe, forse in vista di un'operazione offensiva. Senonchè il comando tedesco, con abilissima mossa, constatata l'entità delle forze ad esso contrapposte, aveva spostato sui fianchi il suo sforzo offensivo. E così, mentre dinnanzi a Bialystock le truppe di Timoscenko resistevano bravamente, già due forti colonne corazzate correvano, nell'interno del territorio sovietico, verso l'importantissimo nodo ferroviario e stradale di Minsk, capoluogo della Russia Bianca. Nella foto panzer germanici martellano un caposaldo sovietico accerchiato nella zona di Brest Litowsk.

 

Non meno importanti i successi ottenuti in quattro giorni sul fronte nord, ove le forze sovietiche comprese tra il Baltico e Vilno erano già state isolate dal resto dell'esercito dalle truppe del maresciallo von Leeb. Kaunas era anzi caduta fin dal 24, come Vilno, mentre Dunaburg cadeva due giorni dopo. A sinistra artiglierie tedesche in azione sul Niemen. A destra un pezzo anticarro al margine di una foresta nei pressi di Memel.


<< precedente 1941 successiva >>

1 1a 2 2a 3 4 5 6 7 7a 8 8a 8b 9 9a 9b 10 10a 10b 11 11a 11b 12 12a 12b 13 13a 13b 14 14a 14b 15 15a 15b

16 16a 16b 17 17a 17b 18 18a 18b 19 19a 19b 20 20a 20b 21 21a 21b 21c 22 22a

22b

23 23a 23b 24 24a 24b 25 25a 26 27 27a 27b 28

 
2a guerra mondiale 1933-1934 1935-1936 1937 1938-1939 1940 1941 1942 1943 1944 1945

.