2a Guerra Mondiale 1941-11


Siluri dal cielo


Inno Somalia 



23 luglio 1941. Un importante convoglio inglese scortato dalla forza H (corazzate « Nelson » e « Renown », portaerei « Ark Royal », incrociatori e eacciatorpediniere) fu attaccato a Sud della Sardegna da forze navali ed aeree italiane. Durante un simultaneo attacco di bombardieri e aerosiluranti, che il rapporto inglese definì « molto ben sincronizzato », fu affondato con siluri il CT. « Fearless » e gravemente danneggiato l'incrociatore « Manchester ». I bombardieri colpirono il CT. « Firedrake ». Nel Canale di Sicilia il convoglio fu severamente impegnato da unità di superficie e, nonostante il contrasto aeronavale inglese, il MAS del C. F. Ernesto Forza silurò il grosso piroscafo « Sidney Star ». Nella foto nostri aerosiluranti in vista della formazione britannica.


Nel Mediterraneo l'aviazione italiana da bombardamento continua a martellare senza soste i convogli britannici che si muovono da Alessandria e da Gibilterra per rifornire l'isola di Malta. Nella foto un trimotore ha sganciato su un piroscafo inglese colpendolo in pieno da bassa quota.


15 giugno 1941. Gli inglesi iniziarono, su un fronte largo circa una quarantina di chilometri, fra Sollum e Sidi Omar, un forte attacco con notevoli aliquote di truppe corazzate e motorizzate. Essi tendevano a ricongiungersi con le forze che erano rimaste assediate a Tobruk e che resistevano, rifornite dal mare, ai continui attacchi delle truppe di blocco italo-tedesche. Nella foto carri armati pesanti dell'esercito britannico avanzano nel deserto nella zona di Sidi Omar.


Le forze britanniche erano divise in tre grosse colonne. La colonna che operava a nord puntava, lungo la costa, sull'Hallaya; quella centrale iniziava l'investimento della ridotta Capuzzo, con obiettivo Bardia; quella meridionale manovrava tentando di aggirare, con una manovra a vasto raggio, lo schieramento italo-tedesco. L'azione fu contenuta da Rommel con un'ardita contromanovra che raggiunse, in tre giorni, pieno successo. Nella foto i carri britannici attaccano l'Halfaya.

Attacco Britannico in A.S.




Il piano dell'Asse era molto semplice ed insieme geniale: resistere sull'Uadi Halfaya senza badare alle infiltrazioni nemiche in altri settori contigui e lanciare, nel contempo, alle spalle dell'avversario, un buon nerbo di forze corazzate, tentando di tagliare le vie della ritirata alle truppe nemiche incautamente spintesi troppo avanti. La contromanovra fu iniziata il secondo giorno dell'offensiva inglese. Carri italiani e tedeschi attaccarono con decisione sul fianco avversario, cogliendo fin dall'inizio un brillante successo.


Non sarebbe stato possibile, a Rommel, di contrattaccare, se sulla linea dell'Halfaya gli italiani avessero ceduto. Ma questo pilastro difensivo, pur attaccato da varie parti da grosse formazioni di carri nemici, resistette impavido. Se in qualche punto i britannici riuscirono ad infiltrarsi nelle nostre difese, fu a prezzo di gravissime perdite che peraltro non bastarono a determinare il crollo della linea dell'Asse. Grande eroismo fu dimostrato in particolare dalle batterie anticarro, che spezzarono l'urto dei tanks britannici combattendo spesso con alzo a zero.


Un aspetto della lotta nel settore centrale del fronte libico: fanterie italiane al contrattacco per riconquistare una posizione presa dai britannici. Anche questa volta la martoriata Ridotta Capuzzo fu al centro dei combattimenti e fu ripresa e ripersa varie volte.


La fine di un carro armato britannico immobilizzato da un 
preciso colpo dell'artiglieria anticarro, il colosso d'acciaio viene finito da un lanciafiamme avvicinatosi a distanza di tiro.


La cooperazione dell'aviazione italiana alla operazioni di. terra 
fu efficacissima, durante l'offensiva inglese dimezzo giugno. 
42 apparecchi britannici furono infatti distrutti durante i tre 
giorni di combattimento. Nella foto un cacciabombardiere 
britannico del tipo « Hurricane » attacca le nostre posizioni.



16 giugno 1941. Mentre sul fronte di Sollum si sviluppa l'offensiva britannica intorno a Tobruk assediata infuria un uragano di ferro e di fuoco. Le truppe inglesi assediate tentano di rompere il cerchio italo-tedesco e di ricongiungersi con l'armata d'Egitto, ma i loro attacchi vengono rintuzzati dalla reazione avversaria. Nella foto sono visibili gli effetti del tiro sulle opposte linee difensive. In primo piano trincee, mezzi motorizzati e postazioni italo-tedesche, sulle quali giungono i colpi delle artiglierie della piazzaforte assediata. Sullo sfondo, il fumo degli incendi provocati a Tobruk dal martellamento delle artiglierie.


Questa eccezionale fotografia, scattata alle spalle di un operatore cinematografico, illustra un combattimento fra carri armati tedeschi e carri armati britannici. A destra i « panzer » germanici all'attacco. A sinistra, avvolti dal fumo delle esplosioni, i « tanks » inglesi che cercano scampo nella fuga.

Ecatombe di carri Inglesi




18 giugno 1941. La grande battaglia di mezzo giugno si conclude con la ritirata degli inglesi. I carri armati britannici, dopo l'insuccesso dei loro attacchi contro il presidio italiano dell'Halfaya, s'erano trovati in grosse difficoltà poiché le colonne corazzate lanciate sul loro fianco da Rommel li minacciano di accerchiamento. L'offensiva s'era quindi tramutata in una fuga disordinata verso il confine egiziano. Nella foto motociclisti tedeschi dell'Afrika Korps esaminano il relitto di un carro inglese distrutto degli anticarro italiani durante la fase finale dell'offensiva.


Il generale Rommel ispeziona un carro inglese catturato dalle sue truppe. Gli inglesi persero, nella sfortunata offensiva, 250 carri armati, che rimasero sul terreno a testimoniare della asprezza della lotta e della tenacia della resistenza italo-tedesca.


Nel primo semestre del 1941 la lotta contro il traffico britannico in Atlantico continuò intensissima. Tuttavia da parte inglese fu rilevato che il ritmo degli affondamenti era andato descrescendo costantemente. Churchill, anzi, con ottimismo un po' prematuro, aveva addirittura dichiarato ai Comuni che la battaglia dell'Atlantico era ormai vinta. Altri duri colpi avrebbe invece subito la marina mercantile britannica, specialmente nell'agosto del 1941, quando le perdite superarono le duecentomila tonnellate settimanali. Nella foto un sommergibile tedesco parte per una missione.


Contro il traffico dei rifornimenti nemici, i tedeschi lanciarono anche la Luftwaffe che martellò con particolare accanimento le coste orientali della Gran 
Bretagna e il Mare d'Irlanda. Bombardieri e aereosiluranti poterono colpire i piroscafi che; in prossimità dei porti, fidando così nella protezione delle batterie costiere e delle piccole unità di vigilanza, lasciavano i convogli per affluire a piccoli gruppi nei porti di sbarco. Nella foto un Heinkel He 115 attacca col siluro un mercantile britannico navigante, senza scorta, verso il porto di destinazione.


Le navi di superficie tedesche, dopo i successi del primo anno di guerra, rallentarono la loro attività. Tuttavia, sopratutto per ragioni di prestigio, il comando tedesco continuò a sguinzagliare in Atlantico, specialmente sulla rotta artica, i suoi incrociatori leggeri che, partendo dalle basi norvegesi, colsero lusinghieri successi. Nella foto un incrociatore germanico finisce a cannonate una petroliera britannica sorpresa a nord dell'Islanda.

Cannoni e siluri in atlantico




Nel 1941 fu intensificata l'azione dei sommergibili italiani in Atlantico nella zona a Ponente di Gibilterra. Le nostre unità, pur soffrendo dolorose perdite
(5 battelli in due mesi) che testimoniano dell'asprezza della lotta, conseguirono notevoli successi affondando durante l'anno 500.000 tonnellate di naviglio nemico. Nelle foto uno dei nostri più intrepidi siluratori, il T. V. Gazzana Priaroggia e una delle sue vittime, il transatlantico « Empress of Canada ».

In Atlantico si distinse tra gli altri il sommergibile « Cappellini », al comando del C. C. Todaro, una singolarissima figura di Eroe che aveva insegnato al suo equipaggio a « guardare il nemico nel bianco degli occhi ». Fedele a questo principio il Cappellini  attaccò col cannone l'incrociatore ausiliario inglese « Eumocus », carico di truppe. Dopo un durissimo scontro l'incrociatore fu affondato ed i 3500 soldati imbarcati, gettatisi in mare, furono letteralmente sbranati dai pescicani che infestavano la zona. Durante il combattimento il tenente D. M. Stiepovich, sostituito volontariamente un mitragliere, ebbe una gamba asportata da una scheggia. Prossimo a morire chiese al Comandante di poter assistere alla fine della nave avversaria. A destra il Ten. Stiepovich, decorato di Medaglia d'Oro alla Memoria. A sinistra una petroliera finita a cannonate da un nostro sommergibile.

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