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2a Guerra Mondiale 1941-10/B |
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Francesi contro Francesi in Siria |
Inno Myanmar |
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| 8 Giugno 1941. In Siria e nel Libano, come in molti altri territori francesi d'Oltremare, s'era determinata, con l'armistizio del 1940, una situazione paradossale.
Il territorio era infatti amministrato da un governo militare fedele a Vichy e quindi ostile ai britannici.
Una parte delle truppe s'era dichiarata per il generale De Gaulle e per il movimento « France Libre ». La popolazione
civile, invece, non parteggiava nè per gli uni nè per gli altri e anelava all'indipendenza,
sempre promessa e mai concessa. Al confine meridionale e a quello orientale poi erano in anni gli ex alleati britannici, tutt'altro che teneri con i «
collaborazionisti » e tentati di ripetere in suolo siriano il colpo gobbo di Mers el Kebir. Una situazione esplosiva, dunque, tanto più che a questa miscela va aggiunto un
altro ingrediente, forse il più importante: il petrolio. Dopo la rapida conquista dell'Iraq è la volta della Siria e truppe anglo-gaulliste varcarono quindi il
confine palestinese, puntando su Damasco. Nella foto a sinistra il gen. Legentilhomme che comandò sul fronte siriano le forze degaulliste. Al
centro artiglieria ippotrainata varca il confine siriano all'alba dell'8 giugno. A
destra il gen. Catroux che fu l'ispiratore da parte degaullista dell'attacco alla Siria. |
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| Al comando del corpo di spedizione britannico-deguallista fu posto il gen. sir Henry Maitland Wilson, comandante delle forze britanniche in Palestina.
Erano ai suoi ordini circa ventimila inglesi e cinquemila gaullisti. Il gen. Dentz fedele al governo di Vichy, disponeva di forze pressapoco uguali, costituite in gran
parte da elementi della legione straniera e da truppe coloniali. La resistenza francese fu tenacissima. Sulla via di Damasco, in particolare, gli inglesi dovettero
impegnare durissimi combattimenti che durarono oltre quindici giorni. A
sinistra uno spahis delle forze di Vichy. A destra i degaullisti entrano a Damasco. |
![]() Non meno dura della Olia di Damasco fu la battaglia combattuta di fronte a Palmira, che cadde appena il 3 luglio, dopo scontri violentissimi fra unita motorizzate. Beirut, banchè bombardata dal mare e dall'aria, resistè per più di un mese. Ma la situazione delle truppe di Dentz era disperata, polche all'attacco delle truppe palestinesi, sviluppatosi per il Gebel Druso verso Damasco e lungo la costa in direzione di Beirut, s'aggiunge l'azione delle truppe distaccate dall'Iraq e operanti oltre Palmira. Nella foto mezzi cingolati britannici in azione fra le rovine romane di Palmira. ![]() 9 luglio 1941. Vista l'impossibiltà di resistere a lungo il Gen. Dentz dovette chiedere a Vichy l'autorizzazione a trattare la resa. Tre giorni dopo, a Damasco, venne quindi firmato un armistizio in base al quale i francesi che non avessero accettato di far parte delle formazioni degaulliste, avrebbero avuto il diritto di rimpatriare. Il 18 luglio il gen. Catroux proclamava l'indipendenza della Siria, mossa resa necessaria dalla grave situazione interna del paese, che poi Parigi avrebbe cercato di rimangiarsi a guerra finita. Nella foto i plenipotenziari francesi e britannici a Damasco dopo la firma dell'armistizio. |
Conflitto in Persia
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![]() I britannici invasero l'Iran dal vicino territorio iracheno o puntarono direttamente su Teheran. La loro prima preoccupazione fu l'occupare i pozzi di petrolio e le raffinerie. Nella foto un reparto britannico si avvia a presidiare una grande raffineria in territorio persiano.
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| 25 agosto 1941. Insieme ai britannici, anche i russi parteciparono all'attacco contro l'Iran. Truppe corazzate e motorizzate sovietiche dilagarono
nell'Azerbagian marciando su Tabriz e su Teheran che fu raggiunta il 17 novembre. Ai persiani non rimase che arrendersi eseguendo gli ordini dei nuovi padroni. A sinistra il
gen. Wawell a colloquio con un ufficiale sovietico. A destra carri armati sovietici entrano a
Tsbris, |
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| La guerra e l'umorismo in queste due vignette britanniche. A sinistra, Mussolini e Goebbels sono alle prese con un problema insolubile. Malgrado i megafoni
della propaganda, due più due non fa nove — dicono gli inglesi — e le bandierine sulla carta geografica non possono nascondere le perdite di
Luftwaffe. A destra Hitler; nelle vesti di un capomastro, ricorre ad un'infinità di puntelli per tenere in piedi il castello delle illusioni naziste. |
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| Queste due vignette sono tedesche. Quella a sinistra reca il titolo «
Democrazia ». Quella a destra reca il titolo « Plutocrazia ». L'Asse aveva basato tutta la sua
propaganda sul contrasto tra i giovani popoli totalitari che volevano spezzare « le catene del privilegio e la plutocrazia internazionale » la quale,
ingannando il mondo sui suoi scopi reali dl guerra, « voleva mantenere le precedenti condizioni di predominio ». |
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