2a Guerra Mondiale 1941-10/A


La guerra per il petrolio


Inno Siria 



La guerra del petrolio, che investi successivamente Iraq, Siria e Iran, ebbe il suo epicentro intorno ai pozzi di Bassora e di Mossul, alle grandi raffinerie di Abadan e al gigantesco oleodotto che da Kirkuk porta il prezioso liquido a Odia in Palestina e a Tripoli in Sirta. E' facile comprendere quale importanza avesse, per i britannici (e poi anche per i sovietici) la sicurezze in questo settore. Il petrolio del Medio Oriente era infatti per i due paesi in guerra, solo al quale potessero ricorrere senza affrontare i sottomarini germanici e italiani. Le armate del fronte meridionale sovietico e quelle britanniche impegnate nel Mediterraneo potevano quindi attingere agli inesauribili pozzi dell'Iran e dell'Iraq quasi senza impegnare le loro sovraccariche ferrovie e anche i trasporti via mare potevano svolgersi in acque vietate ai mezzi subacquei nemici. Prezioso, poi, si sarebbe dimostrato il petrolio dell'Iran e dell'Iraq nell'ormai imminente conflitto col Giappone in Asia. Nella foto in alto una veduta delle grandi raffinerie di Abadan. Nella foto in basso l'oleodotto iracheno che dalla regione del Tigri e dell'Eufrate porta il petrolio al Mediterraneo attraverso immense distese desertiche.

10 Aprile 1942. Il pretesto per l'intervento inglese nell'Iraq ove gli umori popolari s'andavano orientando in un senso sempre più anti-britannico, fu dato da un colpo di stato. A Bagdad una sollevazione depose l'Emiro Abdullah, tradizionalmente filo-inglese, mettendo al suo posto, in qualità di reggente Scerid Sciaraf. Poiché l'ispiratore della rivolta, Rachid Ah, era notoriamente amico della Germania, i britannici iniziarono senza preavviso lo sbarco di truppe nel porto di Bassora e la penetrazione in territorio iracheno dalla Transgiordania. Nella foto in alto a sinistra un contingente della « Legione Araba » comandata dal generale britannico Glubb Pascià che operò contro l'Iraq al fianco delle truppe inglesi. In alto a destra fucilieri arabi in trincea.

Il nuovo governo iracheno, di fronte all'occupazione inglese di Bassora e alla penetrazione di nuove truppe sul suo territorio, inviò al comando inglese
un ultimatum, rimasto senza risposta, chiedendo che fossero sospesi gli sbarchi e che i contingenti venissero ritirati entro due settimane. Dopo questa inutile richiesta furono senz'altro iniziate, da ambo le parti, le ostilità. In un paese completamente privo di strade come l'Iraq e in lotta contro il tempo che avrebbe forse consentito ai tedeschi di inviare aiuti agli arabi, il comando inglese puntò prima di tutto alla occupazione degli aeroporti e delle principali città. Violenti combattimenti si svilupparono ben presto intorno ai centri strategici più importanti, raggiunti dalle colonne motorizzate britanniche, mentre massicce formazioni aeree colpivano gli aeroporti. A sinistra sentinella araba in un aeroporto occupato. A destra il bombardamento aereo del forte di Rutba.

Dopo alcuni giorni di accanita resistenza, le truppe irachene dovettero cedere alla superiorità avversaria, ma non senza aver inflitto alle colonne attaccanti severe perdite. La lotta si sarebbe anzi trasformata in guerriglia se la soluzione non fosse venuta ancora una volta da un movimento rivoluzionario. Rachid All e Scerid Sciaraf, ispiratori della resistenza, vennero infatti deposti e costretti alla fuga e il nuovo governo provvisorio stipulò con i britannici un armistizio. Il 31 maggio le ostilità avevano così termine in tutto l'Iraq che tornava ad essere, come per il passato, un protettorato inglese. A sinistra prigionieri iracheni in un campo di concentramento inglese. A destra l'Emiro Abdullah ritorna a Bagdad dopo il breve esilio.


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