L'ATTACCO ALLA RUSSIA
Il 22 giugno 1941, mentre il mondo attendeva che le armate tedesche, ormai da un anno attestate sulle
coste della Manica, attaccassero la Gran Bretagna assediata, Hitler annunciò, dal suo quartier generale,
l'inizio della guerra contro l'Unione Sovietica. La notizia sorprese l'opinione pubblica internazionale
che si era ormai abituata a considerare Germania e URSS in un certo modo associate contro le potenze
occidentali da quando, nell'agosto del 1939, Ribbentrop e Molotov avevano firmato a Mosca il famoso
patto di non aggressione, era infatti sembrato che i due paesi, malgrado
il contrasto ideologico che li divideva, fossero intenzionati a rimanere
in pace. Successivamente l'occupazione da parte sovietica della zona orientale della Polonia, l'invasione, non contrastata
da Hitler, dei paesi baltici e l'annessione Bessarabia e della Bucovina, avevano fatto pensare ad
una più vasta intesa politica, in base alla quale, in cambio della non belligeranza sovietica, i tedeschi
avrebbero dato via libera al governo di Stalin in tutti i territori ex zaristi, persi con l'armistizio di
Brest Litovsk nel 1918. Ma anche se in apparenza filavano in perfetto accordo, Germania e Unione Sovietica avevano
profondi motivi di contrasto. La loro convivenza, fra il '39 e il '41, era stata anzi tutt'altro che pacifica. Lo
rivelò, all'atto dell'attacco, lo stesso Hitler, il quale diede notizia delle
continue richieste di Molotov per aver via libera non soltanto contro la Finlandia ma
anche contro la Bulgaria e la Turchia. Secondo documenti della Wilhelmstrasse, l'URSS avrebbe avuto
anche una parte di rilievo nel colpo di stato di Belgrado che, staccando la Jugoslavia dal patto
appena firmato con la Germania, aveva costretto Hitler ad una dispendiosa campagna di invasione.
Il patto di non aggressione del 1939 era stato insomma solo un atto formale.
L'Unione Sovietica, con quella firma, s'era semplicemente garantita un
periodo di tranquillità, durante il quale, approfittando degli impegni tedeschi in occidente
avrebbe completato, senza sparare un colpo, il programma di espansione in Europa che Stalin aveva ereditato dagli ultimi zar. La Germania, per parte sua, pur mettendo
nel conto il pericolo di un'azione di sorpresa sovietica nel caso di un improbabile scacco in Francia, s'era
tutelata alle spalle, evitando quella guerra su due fronti che, dopo il '18, era sempre stato lo spauracchio
degli strateghi della Wermacht. Nella primavera del '41, almeno in apparenza, i
presupposti del patto di non aggressione Ribbentrop Molotov avevano subito però un radicale
mutamento. Vinta la Francia, occupata la penisola balcanica, impegnata duramente l'Inghilterra nel
Mediterraneo, al comando tedesco si aveva la persuasione di non dover temere, in occidente, da un ritorno
offensivo britannico. Lo spettro dell'invasione era anzi tanto lontano che Rider e i suoi generali
ritennero di poter affrontare senza preoccupazioni l'Unione Sovietica, per chiudere con una serie dì battaglie
di sterminio il vecchio conto col vicino orientale. Il piano germanico per questo nuovo e decisivo «Drang nahh Osten», (attacco ad Oriente), era dunque
ambiziosissimo e gigantesco. Si basava tutto sul presupposto orgoglioso e temerario di poter mettere in
ginocchio l'URSS prima dell'Inverno per poi andare a rovesciare sull'Inghilterra peso delle vittoriose
armate tedesche, padrone degli sterminati campi di grano ucraini e delle immense risorse minerarie degli
Urali. Solo cosi, del resto, ai spiega la decisione germanica di attaccare l'Unione Sovietica,
ma v'ere anche un altro piano politico-militare, basato sulla rapida occupazione dell'URSS e la totale distruzione delle
armate di Stalin, molti a Berlino pensavano che con una vittoria di simili proporzioni si sarebbe potuta
trattare con la gran Bretagna una pace di compromesso, sul riconoscimento inglese del « nuovo ordine »
in Europa e sul rispetto, da parte tedesca, dell'Impero coloniale inglese. Il «folle Volo» di Hess dimostra
che questa illusione era profondamente radicata anche negli ambienti più vicini ad
Hitler. Va aggiunto che a Berlino ben pochi credevano nelle buone intenzioni sovietiche nei riguardi della
Germania e che anzi molti si attendevano da un giorno all'altro un attacco di sorpresa alle spalle della Wermacht, schierata in Francia.
Quest'ipotesi fu ritenuta per lungo tempo frutto della propaganda tedesca ed è tuttora respinta dal sovietici, i quali
dichiarano di non aver mai avuto l'intenzione di aggredire i tedeschi. Bisogna però rilevare
che all'alba del 22 giugno, quando attaccarono la Unione Sovietica, i tedeschi trovarono l'armata rossa
schierata su posizioni evidentemente offensive, specialmente nei due salienti di Leopoll e di Bialistok. L'eccessivo
concentramento di truppe in questi due settori fu anzi il motivo primo della sanguinosa sconfitta
subita dai sovietici nelle due prime settimane di guerra, quando interi corpi d'armata, sorpresi su posizioni
troppo avanzate ed esposte, furono circondati e annientati. Quello sovietico fu dunque o un grave errore
strategico o, come qualcuno crede, la prova migliore delle intuizioni offensive del governo di Mosca. E'
comunque troppo presto per risolvere questo enigma che, del resto, non ha importanza agli effetti della
nostra attuale narrazione. Per noi è invece più importante vedere come mai il comandò tedesco, il quale nella campagne di
Francia ai era dimostrato ottimamente informato sulla situazione militare dell'avversario, si sia ingannato nel giudicare della potenzialità bellica sovietica. Per
la verità io stato maggiore di Rider non mancava di informazioni sull'esercito avversario. Sapeva che i
sovietici disponevano di una poderosa forza corazzata, di buone artiglierie e
di una massa umana, pressoché inesauribile. Considerava anche, nella giusta misura,
la potenzialità dell'industria pesante, alla cui realizzazione avevano partecipato molti Ingegneri tedeschi.
Ma le precedenti infelici esperienze belliche dei generali nazisti e sovietici avevano radicato nella mente
degli strateghi tedeschi una profonda disistima per le capacità belliche dell'avversario ed in particolare
per la sua fanteria, ritenuta più un gregge che un mercato. V'era inoltre l'impressione, sulla quale si
faceva un affidamento eccessivo, di un crollo del regime comunista dopo le prime dure sconfitte, magari
per una ribellione interna. Si sapeva, infine, che la aviazione sovietica non era all'altezza della LuftWaffe
e che quindi sarebbe stato relativamente facile conquistare il predominio dell'aria. Si riteneva insomma
che i sovietici non sarebbero stati in grado di resistere e che in pochi mesi avrebbero fatto a fine della
Francia. Tutte queste premesse all'attacco contro l'URSS si rivelarono errate, come ben sappiamo, tranne la
valutazione dell'aviazione staliniana, che era esattissima. Ma forte l'epilogo della gigantesca campagna di guerra sarebbe stato ugualmente diverso se i gen.
tedeschi Hitler prima di tutti, si fossero resi conto, sulla base dell'esperienza napoleonica, che nelle pianure russe ogni
esercito d'invasione ha contro di se, oltre al nemico, due altri durissimi avversari: lo spazio e l'inverno. Furono infatti questi due fattori che determinarono, dopo le prime travolgenti vittorie,
rovesciamento della situazione e, la irrimediabile sconfitta delle armate hitleriane.
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