2a Guerra Mondiale 1940-9/B


La campagna d'Egitto


Inno Seychells 





Dal giugno al settembre del 1940 le operazioni in Africa Settentrionale segnarono una stasi quasi completa. Sia gli italiani che i britannici andarono però rinforzando il loro schieramento per trovarsi nelle migliori condizioni possibili al momento dell'attacco avversario. I britannici non ritenevano possibile un'offensiva italiana nel periodo estivo e consideravano i mesi da novembre al marzo come i più propizi per un eventuale attacco. Lo Stato Maggiore di Roma invece, forse nel timore di essere prevenuto dall'avversario, sollecitò parecchie volte il Maresciallo Graziani affinchè iniziasse al più presto l'investimento del fronte britannico. Il comandante delle nostre truppe in Libia, pur essendo contrario all'operazione offensiva, poichè giudicava le forze a sua disposizione insufficenti ad un attacco a fondo, preparò meticolosamente l'azione intensificando anzi la preparazione non appena il servizio di informazioni diede notizia di importanti concentramenti di truppe britanniche nel Delta del Nilo. L'Impero britannico aveva infatti chiamato a raccolta, nella guerra contro l'Italia, tutte le forze del Commonwealth dal Sud Africa alla Nuova Zelanda all'Australia. Particolarmente notevole fu il contributo, in uomini e mezzi, del contigente australiano, che inviò in Africa Settentrionale un corpo di spedizione aggueratissimo, il famoso ANZAC. Nella foto a sinistra Il Generale Australiano Staff, comandante dell'ANZAC, sale a bordo di un trasporto di truppe nel porto di Suez. A destra Antony Eden - Ministro degli Esteri britannico - giunto in volo a Suez dà il benvenuto dell'Inghilterra ai soldati australiani. In basso i neo-zelandesi sbarcano in Egitto.


I britannici schierarono fra Sollum e Bardia un'intera divisione corazzata, cioè la prima unità organica di carri armati che operò in Africa Settentrionale. Altre truppe corazzate andavano intanto concentrandosi fra Alessandria e il Cairo, nonchè nella Zona del Canale, che si trasformò in un formidabile arsenale. L'intero peso della potenza mondiale britannica si spostava sul fronte tenuto dagli italiani. Nella foto unità corazzate britanniche al Cairo.


Nei primi giorni di settembre l'attività delle pattuglie al confine egiziano si fece più intensa, preludio alla grande battaglia che di lì a poco sarebbe divampata su tutto l'arco del fronte. Nella foto una delle famose camionette con le quali i britannici compivano soprattutto di notte, fastidiose incursioni nelle nostre retrovie. Le camionette, ottimamente equipaggiate per lunghi raids nel deserto, erano spesso armate con mitragliere e cannoncini. Agivano talvolta isolate ma più spesso in gruppi di cinque o sei, piombando improvvisamente sui nostri capisaldi.


Gli effetti de intenso tiro di preparazione su Sollum gli 
impianti della teleferica semidistrutti dalla nostra artiglieria.


Il problema delle comunicazioni, in zone ove non esistevano,
salvo la Balbia, strade degne di questo nome, fu risolto dal comando italiano con l'impiego di battaglioni dl lavoratori che seguirono passo passo l'avanzata delle truppe.

 


Durante l'avanzata delle truppe l'aviazione italiana martellò pesantemente i presidi inglesi. Nella foto la visione del massiccio bombardamento di Sollum.


Reparti motorizzati di bersaglieri in avanscoperta sul fronte marmarico. Gran parte del merito del fulmineo successo fu dovuto alla mobilità delle nostre truppe che, con mezzi di gran lunga inferiori a quelli del nemico, seppero sfruttare il successo iniziale senza dar tregua agli inglesi che si sottrassero alla distruzione o alla cattura solo con la fuga.


Nell'attacco si distinsero per coraggio e abnegazione le colonne libiche operanti nell'impervia pietraia dell'interno. La manovra avvolgente, che mise in crisi lo schieramento britannico, fu infatti realizzata malgrado l'imprevisto attacco dei carri armati britannici e l'intenso spezzonamento dell'aviazione nemica dalle truppe libiche.


Una colonna di fanteria in marcia dopo Sollum. Oltre che contro il nemico le nostre truppe dovettero combattere contro un clima micidiale. Nei giorni dell'avanzata le tempelature toccarono punte di 45-50 gradi. Per la difficoltà dei rifornimenti, alcuni reparti dovettero razionare per più di una settimana l'acqua - un litro a testa al giorno.


I nostri carri armati avanzarono tra l'imperversare del ghibli che provocò notevoli inconvenienti alle colonne motorizzate. Molti automezzi, procedendo nel deserto, rimasero insabbiati fino al mozzo. Spesso per avanzare per un chilometro furono impiegate ore.


In un campo di fortuna in prossimità della prima linea, i nostri piloti tengono rapporto prima di partire per una missione di bombardamento contro le truppe britanniche in ritirata. Durante tutta l'offensiva, 1'attività delle due aviazioni fu molto intensa ed efficace, L'arma aerea inflisse alla truppe di terra, nell'imo e nell'altro campo, sensibili perdite.

 


13 settembre 1940 il Maresciallo Graziani, completati i preparativi, da il segnale dell'attacco. Il piano operativo prevedeva lo spostamento della direttrice principale dell'attacco stesso verso l'interno, in modo da creare i presupposti per un'azione avvolgente delle forze avversarie nella seconda fase, con una rapida puntata su Sidi el Barrani. Era stata preferita questa impostazione tattica in quanto il Comando temeva che operando lungo la strada costiera le nostre truppe potessero essere investite anche dal mare, venendosi così a trovare fra due fuochi. Ma le truppe impiegate nell'azione di accerchiamento vennero ben presto impegnate da un'importante formazione corazzata britannica, mentre altri contingenti motorizzati avversari erano segnalati in rapido concentramento. Tale fatto, nonchè le sensibili perdite subite dalle truppe libiche che costituivano il nerbo della colonna, decisero Graziani ad un'immediato cambiamento del disegno tattico. Tutte le forze disponibili furono infatti concentrate verso il mare da dove, seguendo la strada costiera, piombarono di sorpresa su Sollum e sull'Halfaya. Il primo successo era così ottenuto. Si trattava ora di sfruttarlo a fondo, tagliando fuori i britannici dalle loro basi e costringendoli a ritirarsi, per le malegevoli piste dell'interno, verso la lontana Marsa Matruk. Infatti lo sforzo offensivo italiano continuò, così sulla direttrice costiera come su quella interna, puntando decisamente verso Sidi el Barrani. La sera del 13, dopo dodici ore di offensiva, le nostre truppe erano già a 25 chilometri a sud-est di Sollum. I1 giorno successivo raggiungevano Bug Bug, dove un imponente concentramento di artiglieria cercò invano di fermarle. Il 18 nelle prime ore del pomeriggio, gli italiani entravano a Sidi el Barrani, precipitosamente sgomberata dal presidio inglese che trovò scampo solo nella fuga.


Così appariva ai nostri aerei da ricognizione la base britannica di Sidi el Barravi, uno dei più muniti capisaldi alle porte dell'Egitto. Ancora poche ore e travolto ogni tentativo di resistenza nemica la sua occupazione sarà un fatto compiuto.


Le colonne motorizzate che procedevano rapidamente sulla strada costiera furono impegnate negli ultimi furibondi combattimenti dalle retroguardie nemiche. Nella foto una colonna italiana avanza, protetta dalla instancabile abnegazione dell'aviazione.


L'ultimo tentativo di resistenza ad oltranza dei britannici si ebbe ad una ventina di chilometri da Sidi el Barrani ma si risolse in un grave scacco per le truppe inglesi, le quali lasciarono sul terreno numerosi mezzi corazzati e meccanizzati distrutti dall'artiglieria e dall'aviazione.

Gli inglesi in fuga




16 settembre 1940. Sidi el Barrani è raggiunta. L'offensiva italiana si conclude così con un pieno successo, malgrado la limitatezza dei mezzi, l'asperità del terreno e l'imponenza della preparazione nemica. Ma nuovi problemi si affacciano per le nostre truppe, attestate ora in pieno deserto, lontane più di cento chilometri dalle loro più vicine basi cirenaiche. Era stata appunto la ferrea legge delle necessità logistiche a fermare lo slancio dell'offensiva italiana.


Un giorno il bollettino di guerra aveva detto: in Africa Settentrionale i carri armati britannici sono stati inchiodati sulla linea di confine. Questa eccezionale fotografia testimonia della verità di quell'affermazione. Quel giorno gli anticarro italiani avevano fatto mirabilia!


Africa settentrionale 1940. Dopo la ritirata.

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