2a Guerra Mondiale 1940-9/A


La base di Betasom


Inno Chad 



Nel porto di Bordeaux rientra un sommergibile italiano vittorioso. Dalle navi alla fonda e dai sommergibili che attendono il loro turno, gli equipaggi schierati in coperta danno il saluto alla voce ai camerati che tornano dopo una missione che talvolta durava anche quattro mesi.

Il Comandante Dominici, col suo sommergibile « Finzi » fu il primo a superare lo stretto di Gibilterra, aprendo così la via alle altre unità italiane.
A comandante Leoni, col Malaspina fu il primo a far udire 1a voce di un cannone italiano nell'oceano Atlantico affondando una petroliera di 17.000 T.


3 settembre 1940. Dopo alcuni mesi di intensa guerra sottomarina la Gran Bretagna comprese che con i mezzi a sua disposizione non avrebbe potuto arrestare il ritmo degli affondamenti. Ai convogli mancava infatti un'adeguata protezione da parte del naviglio sottile che era in gran parte severamente impegnato nel Mediterraneo contro la Marina Italiana. L'Inghilterra decise quindi di intavolare trattative con gli Stati Uniti per ottenere la cessione di cinquanta cacciatorpediniere e di altre unità minori, da impiegare nella protezione del traffico marittimo. Il Presidente Roosvelt, praticamente già schierato al fianco dell'Inghilterra, accolse la richiesta disponendo la cessione delle unità ricevendo come contropartita l'affitto per 99 anni di parecchie basi navali ed aeree britanniche nelle Antille e nell'America Centrale. Nella foto le unità schierate nel Philadelphia Navy Yard.


Con le unità cedute dagli Stati Uniti e con quelle costruite a ritmo continuo dai cantieri navali metropolitani la Gran Bretagna potè rafforzare sensibilmente, malgrado le perdite, la consistenza della sua flotta spostando ancor più a suo favore la bilancia delle forze. Ma gli affondamenti ad opera dei sommergibili italiani e tedeschi continuarono ugualmente. Anzi, nell'agosto del 1940 l'Ammiragliato doveva ammettere che le perdite si erano triplicate rispetto ai mesi precedenti. Nella foto un caccia britannico individuata la posizione di un sommergibile lancia una bomba di profondità,

L'Inghilterra si difende




17 agosto 1940 - Il governo dei Reich proclama il blocco delle isole britanniche e la guerra sottomarina ad oltranza. La greve misura era stata resa
necessaria dall'avvenuto armamento dei piroscafi britannici e dall'impossibilità dei sommergibili tedeschi di rispettare senza pericolo le norme internazionali di guerra sul mare. Al nuovo colpo i britannici reagirono con l'abituale flemmatica decisione, intensificando le crociere protettive e munendo i convogli di nuove armi anti-sommergibili. Nella foto Re kiorgio VI di Inghilterra reca a bordo di una nave da guerra il suo saluto agli equipaggi duramente impegnati nelle lunghe navigazioni di scorta ai convogli.

 

Anche i britannici impiegarono con successo la loro notevole flotta sottomarina contro il traffico avversario che era ridotto per quanto riguarda i
tedeschi, ai collegamenti fra la Germania e la Norvegia e al cabotaggio lungo le coste fiamminghe e francesi. Nella foto a sinistra Il Ten. di Vasc.Bickford che al comando del smg. Salmon affondò un incrociatore tedesco presso Helgoland. Nella foto a destra una flottiglia di sommergibili britannici si rifornisce di nafta presso la nave appoggio a Maidstone.



Il Mediterraneo fu per tutto il 1940 il principale teatro della guerra aereo-navale, in quanto gli eserciti belligeranti si fronteggiavano soltanto in Libia e nell'Impero. I britannici appoggiandosi alle loro formidabili basi di Gibilterra, Malta, Alessandria e Cipro, compirono notevoli sforzi per troncare il flusso dei rifornimenti italiani alle truppe operanti in Cirenaica, ma senza riuscirvi, grazie alla vigilanza della Marina e dell'Aviazione che inflissero all'avversario gravi perdite. Gli italiani, per parte loro, sottoposero le basi britanniche ad un intenso martellamento aereo, cercando di neutralizzarle. Particolarmente colpite furono Malta e Alessandria. Nella foto in alto una veduta del munitissimo porto di La Valletta a Malta, contro il quale si accanirono per mesi gli aerei italiani danneggiando gravemente le istallazioni portuali. Nella foto in basso una foto della nostra ricognizione aerea sulla rada di Alessandria, gremita delle navi britanniche operanti in Mediterraneo.

L'arbitrato di Vienna




Il 27 giugno 1940 il commissario agli esteri dell'Unione Sovietica, Molotov, presentava alla Romania una nota con la quale rivendicava nell'interesse di ristabilire la verità e di liquidare le questioni ereditate dal passato i diritti dell'URSS su due regioni romene - la Bessarabia e una parte della Bucovina. Mentre il Consiglio della Corona di Bucarest chiedeva al governo sovietico di voler fissare una data per l'inizio di trattative, i sovietici iniziavano senz'altro l'occupazione dei territori contestati. La Romania, isolata diplomaticamente, malgrado la «garanzia» britannica che le era stata concessa nel '39, non poteva fare altro che ritirare le proprie truppe cedendo al fatto compiuto. Ma la sua tragedia non si era ancora compiuta, nel successivo mese di agosto si facevano avanti, rivendicando l'una la Transilvania e l'altra la Dobrugia, Ungheria e Bulgaria. Si veniva così all'Arbitrato di Vienna, col quale le potenze dell'Asse decidevano di risolvere la vertenza riconsegnando all'Ungheria la Transilvania, mentre la Bulgaria non doveva tardare a riottenere la Dobrugia. In compenso l'Asse garantiva a sua volta il rimanente territorio nazionale romeno, che le varie annessioni avevano però ridotto di un terzo con la sottrazione di tutte le regioni acquisite dalla Romania nella prima guerra mondiale. Nella foto in alto Ribentropp e Ciano firmano l'Arbitrato di Vienna. In basso il reggente amm. Horty, alla testa degli « Honved » entra in una città transilvana.


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