2a Guerra Mondiale 1940-9


Convogli


Repubblica Ceca 






I britannici, di fronte alla minaccia sottomarina tedesca reagirono con la tecnica, già collaudata nel precedente conflitto, dei convogli scortati. Le unità 
mercantili venivano cioè raggruppate in alcuni porti, ove le raggiungevano alcune navi da guerra (incrociatori, cacciatorpediniere e cacciasommergibili) 
destinate alla loro protezione. Dal cielo vigilavano, ove possibile, aerei attrezzati con speciali bombe di profondità. Per la difesa dai sommergibili gli 
inglesi avevano anche perfezionato gli idrofoni, speciali apparecchi acustici che segnalavano la presenza dei sommergibili in movimento localizzandoli. L'organizzazione dei convogli e l'affinarsi della tecnica antisommergibile consenti ai britannici di arginare, per un certo periodo, lo stillicidio delle
perdite. Ma ben presto i tedeschi adottarono una nuova tattica, quella di attaccare i convogli in massa come «branchi di lupi>.

L'ultimo viaggio



Con l'occupazione delle basi norvegesi, fiamminghe e francesi, i tedeschi furono in grado di intensificare, in una misura senza precedenti, la lotta al
traffico britannico. In poco più di un mese infatti, dalla fine di maggio ai primi di luglio, venivano affondate, secondo i bollettini germanici, ben 600 mila tonnellate di naviglio, il che portava il totale degli affondamenti a oltre 4 milioni di tonnellate. La cifra di fonte germanica fu smentita dall'Ammiragliato, ma i britannici ammisero tuttavia la gravità delle perdite subite. Col siluro e col cannone gli U-Bootes disseminarono l'Atlantico e il Mare del Nord di rotami e di naufraghi. In alto a sinistra una foto britannica mostra una nave da carico silurata che si inabissa, mentre i naufraghi si allontanano a bordo di una scialuppa. Al centro a sinistra la emozionante foto al periscopio di un piroscafo carico di munizioni che salta in aria. Inbasso a sin. i naufraghi vengono raccolti da un cacciatorpediniere della scorta. Nella foto a destra in alto il rientro del smg. del Com. Hartmann che in una sola crociera affondò 45.000 t. di naviglio inglese. Sotto l'attimo drammatico di un siluramento in superficie.


Tre drammatiche visioni della battaglia dell'Atlantico. In alto lo scoppio di un siluro su una nave britannica. Al centro un piroscafo affonda colpito da una bomba d'aereo. In basso eccezionale documento di fonte britannica in una foto presa dalla costa. Il cacciatorpediniere di scorta ad un convoglio sfugge di misura al martellamento di una formazione aerea tedesca. All'impiego dei sommergibili i germanici avevano aggiunto quello degli apparecchi da bombardamento che, su segnalazione degli U-Bootes, raggiungevano e colpivano in prossimità della costa i resti dei convogli attaccati sulle rotte lontane.

Italiani in atlantico



 

Anche l'Italia partecipò con le sue unità oceaniche alla Battaglia dell'Atlantico. 26 sommergibili superarono infatti, malgrado la sorveglianza britannica, lo stretto di Gibilterra raggiungendo poi senza perdite la base navale di Bordeaux, magnificamente attrezzata dai servizi della nostra marina e di quella germanica. Il forzamento di Gibilterra, effettuato in immersione senza che i britannici potessero efficacemente opporvisi, fu da solo un'impresa memorabile che ottenne anche il riconoscimento dell'avversario. Nella foto in alto un sommergibile entra a Bordeaux dopo il forzamento di Gibilterra. Nelle foto in basso due momenti della navigazione in superfice di nostri sommergibili in missione nell'Atlantico.

I sommergibilisti italiani della base di Bordeaux si fecero subito stimare dai marinai tedeschi per il loro coraggio e per la loro perizia tecnica. infatti, dopo un breve periodo di acclimatamento, essi riportarono importanti successi nella lotta contro il traffico avversario. Nella foto in alto a sinistra il suggestivo rito della messa nella camera dei siluri prima della partenza. Al centro la camera di manovra durante la navigazione. In basso a sinistra un rifornimento ai tubi di lancio di prua. A destra sulla banchina di Bordeaux un siluro va a raggiungere il sommergibile pronto per la missione.


Malgrado le notevoli differenze fra la guerra nel Mediterraneo e quella nell'Atlantico, i sommergibili italiani conseguirono molte importanti vittorie fin dalle prime missioni. Alla tastiera il silurista è pronto a premere il corrispondente pulsante per il quale riceverà l'ordine fuori!. Nella foto al centro l'attimo eccezionale in cui il siluro esplode contro il fianco della nave nemica sollevando una fontana d'acqua. In basso una grossa petroliera, cannoneggiata da un nostro sommergibile, inizia il suo ultimo viaggio verso gli abissi dell'oceano.


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