2a Guerra Mondiale 1940-8/B


Sommergibili in agguato


Inno Sud Africa 


In navigazione nelle acque nemiche, il successo della missione
e la sorte stessa del sommergibile sono affidate agli occhi
delle vedette che puntano continuamente le lenti dei loro binocoli su tutto l'arco dell'orizzonte.


Una stretta di mano nell'Oceano. I comandanti di due sommergibili si salutano prima di allontanarsi lungo rotte opposte. Non si tratta però di un incontro fortuito. Il comando tedesco aveva infatti suddiviso le rotte dei convogli inglesi in tante zone di agguato sulle quali le unità si avvicendavano.


Funw in vista, a traverso di prora. Il comandante e salito in torretta per controllare. Tra qualche secondo darà l'ordine di immersione rapida e il sommergibile sarà pronto all'attacco.


Nella camera dei siluri il capo silurista attende il segnale del « Fuori! » che l'interfonico gli trasmetterà dalla camera di manovra ove il comandante conduce al periscopio l'attacco. Poi il soffio potente dell'espulsione, la breve corsa dell'ordigno e infine l'immane boato dello scoppio contro la fiancata della nave nemica.

La grande speranza




La Germania iniziò la guerra con un numero relativamente limitato di sommergibili. Secondo calcoli attendibili, infatti, la sua flotta sottomarina non
superava nell'agosto del 1939 le cinquanta unità. Ma un intenso programma di costruzioni segrete permise al comando tedesco di bruciare le tappe, estendendo il raggio degli affondamenti ai mari più lontani. Particolare importanza ebbe, per la lotta nel Mare del Nord, la munitissima base aero-navale di Helgoland che per sette anni fu una spina nel fianco dell'Inghilterra. La piccola isola (come le basi di Kiel, Welhelmshaven, ecc.) fu sottoposta a intensissimi bombardamenti aerei che però non ne intaccarono minimamente l'efficienza. I tedeschi avevano infatti attrezzato la base con numerosi bacini sotterranei nei quali, al sicuro da ogni attacco, gli U-Bootes potevano prepararsi alle loro micidiali missioni di guerra. Nella foto un bacino sotterraneo di carenaggio a Helgoland, la sicura base della flotta subacquea tedesca.


La gran parte della flotta sottomarina tedesca all'inizio del conflitto era costituita da unità di piccola e media crociera, particolarmente studiate per l'impiego operativo nel Mare del Nord, nella Manica e nelle acque che circondano la Gran Bretagna. Sucessivamente entrarono in servizio unità più grandi che poterono portare la loro offesa fin sulle coste americane dalle quali partivano i convogli di rifornimenti per la Gran Bretagna. Nella foto una squadriglia di sommergibili tedeschi esce dall'estuario della Schelda per una missione di guerra.

 

 

Il creatore e l'animatore della flotta sottomarina tedesca fu l'ammiraglio Doenitz, cui la sorte diede poi l'amaro compito di firmare, nel maggio del '45,
la resa della Germania. L'ammiraglio, seguendo gli insegnamenti dei suoi grandi predecessori von Tirpiz, Scheer e von Schroeder, impose agli alti comandi il proprio concetto della strategia marittima, subordinando la costruzione delle grandi navi di superficie, volute da Hitler, all'ampliamento della flotta sottomarina. Doenitz, come prima di lui von Tirpiz, diede il massimo impulso agli studi sull'impiego del siluro. Questa tipica arma d'offesa aveva grandemente aumentato il proprio raggio di azione, la propria velocità e la propria potenza di scoppio, in modo da neutralizzare praticamente i progressi realizzati nella protezione corazzata delle navi. Nelle foto un sommergibile si prepara a partire per una missione di guerra. I siluri, montati su uno speciale affusto, vengono portati sulla banchina e di qui introdotti con una potente gru nello apposito locale alle due estremità del sommergibile. Terminato l'imbarco delle munizioni del carburante e dei viveri, il sommergibile lascia il porto con l'equipaggio schierato in coperta.

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