2a Guerra Mondiale 1940-8/A


Nubi a oriente


Inno Costa Avorio 



Cosa avviene, intanto, nel'Unione Sovietica e negli Stati Uniti, cioè nelle due grandi potenze rimaste estranee al conflitto? L'URSS, che si era notevolmente avvantaggiata con poca spesa, in conseguenza delle operazioni tedesche in Polonia, conservava ufficialmente un atteggiamento favorevole alla Germania. Il primo agosto, anzi, il Ministro degli Esteri Molotov attaccava in un discorso gli appetiti imperialistci degli Stati Uniti e del Giappone e dichiarava che perciò il popolo doveva essere sempre in stato di mobilitazione davanti al pericolo di un attacco bellico. Ma la frase era a doppio uso e difatti i sovietici schierarono il nerbo del loro esercito alla frontiera con la Germania, mentre continuavano a trattare con Hitler per aumentare la propria influenza nei Balcani. Nella foto a sinistra una parata militare sulla Piazza Rossa davanti al Cremlino. A destra Molotov.


Negli Stati Uniti, dove Roosvelt in vista della imminente campagna elettorale aveva promesso che non avrebbe mandato a morire oltre i confini i giovani americani se non per la difesa della Patria, cresceva intanto, malgrado la propaganda degli isolazionisti, l'ostilità per l'Asse. Viene costituita la cosidetta fascia di sicurezza di 300 chilometri intorno alle coste americane, interdetta ai belligeranti. Inoltre viene creata, anche in conseguenza dell'affitto di alcune isole britanniche in cambio di aiuti militari, una estesa catena di basi navali. Nel luglio il tonnellaggio della flotta viene portato a oltre tre milioni di tonnellate. Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, viene infine introdotta la coscrizione militare obbligatoria. Nella foto la scuola militare di West Point.


Venezia 1940: La guerra in gondola.

La battaglia dell'atlantico



Nel marzo 1917 l'ammiraglio britannico Jellícos aveva dichiarato che se la Germania avesse mantenuto lo stesso ritmo nell'offensiva sottomarina fino 
a novembre, l'Inghilterra avrebbe inevitabilmente perso la guerra. La grande isola assediata avrebbe dovuto, cioè, alzare la bandiera bianca perchè non sarebbe stata in grado di fornire le truppe di armi e di munizioni, di provvedere al sostentamento della popolazione civile e di far lavorare le fabbriche. In una parola, senza i rifornimenti dal mare non avrebbe potuto vivere giacché la cifra degli affondamenti aveva superato i diciotto milioni di tonnellate. Anche nel corso del secondo conflitto mondiale, la potente flotta sottomarina tedesca creò gravi preoccupazioni ai britannici, raggiungendo, in alcuni periodi, punte elevatissime di affondamenti. Cominciata quasi in sordina l'offensiva della flotta subacquea dell'amm. Doenitz, si sviluppò in tutta la sua imponenza dopo l'occupazione della Norvegia e della Francia, cioè nell'estate del 1940. In quei mesi fu combattuta nell'Oceano, nel Golfo di Biscaglia e nel Mare del Nord una lotta gigantesca che è passata alla storia come la «Battaglia dell'Atlantico». In questa battaglia l'Inghilterra lottò per la vita o per la morte. Nella cartina le rotte dei convogli spesso teatro di epiche battaglie con sommergibili tedeschi e italiani.

LA BATTAGLIA DELL'ATLANTICO


In entrambi i conflitti mondiali la Germania iniziò con inesplicabile ritardo la guerra sottomarina ad oltranza. Nella prima guerra, giunse a questa decisione il 9 gennaio 1917. Nella seconda, il blocco totale e la guerra dei sommergi ili senza restrizioni fu proclamata il 17 agosto 1 40. Perché, nell'uno e nell'altro caso, tanto ritardo? La spiegazione è di carattere politico ed è strettamente legata alla tenace speranza germanica di mantenere gli Stati Uniti fuori del conflitto, nonché alla necessità di non tirare troppo la corda con gli altri neutrali, ugualmente danneggiati dall'attività dei sommergibili. Ma si trattò, sia nel '14 che nel '39, di un gravissimo errore che precluse alla Germania la possibilità di dare alla Gran Bretagna il conio decisivo. L'Inghilterra, per la sua posizione insulare dipende infatti, per i rifornimenti essenziali, sia di materie prime per le industrie, sia per i bisogni alimentari delle popolazioni, dal mare. Interrompere per un certo tempo il flusso continuo delle navi nei suoi porti, significa dunque rendere impossibile la vita sulla Grande Isola. Porre, intorno alle sue coste, un ferreo blocco, significa trasformarla in una grande fortezza assediata destinata a cadere per fame in breve tempo. L'Inghilterra era stata in una simile drammatica situazione nei primi mesi del 1917, appena proclamato il blocco totale. E la situazione si riprodusse fedelmente nell'estate del '40, dopo la stasi quasi completa che aveva contraddistinto i primi mesi dell'anno. Quale sarebbe stata l'efflcenza bellica della Gran Bretagna se l'offensiva fosse cominciata prima? Se cioè i tedeschi, ammaestrati dall'esperienza della marina imperiale, avessero iniziato la Battaglia dell'Atlantico, senza le attenuazioni volute dal diritto internazionale, fin dal giorno dell'attacco contro la Polonia? E' difficile rispondere a questa domanda, anche perchè non sono sufficentemente note le cifre che si riferiscono all'entità della flotta sottomarina germanica all'inizio della guerra. Ma, anche con un numero di sommergibili limitato (pare che Hitler non disponesse che di una cinquantina di unità), i risultati non sarebbero mancati, come non mancarono, del resto, pure fra alti e bassi, fino a quando le esigenze delle operazioni in Scandinavia non costrinsero i tedeschi a concentrare le loro forze navali, di superfice e sottomarine, nelle acque norvegesi. Comunque, nel maggio del 1940, ancor prima della dichiarazione di blocco totale, la guerra sottomarina aveva avuto una ripresa considerevole, per raggiungere, nei mesi successivi, fra il giugno e il settembre, le punte più elevate. Erano le conseguenze dell'occupazione delle basi norvegesi, che rendeva possibile il controllo dell'imboccatura settentrionale del Mare del Nord. Poi, malgrado la posa di un immenso campo minato dalle Orcadi alla Manica, a protezione del traffico diretto a Edimburgo, Hull e Londra, la costituzione di nuove basi tra Le Havre e Bordeaux. nonchè tra Calais e Ostenda, fu per i britannici un nuovo grave colpo, cadevano infatti nel raggio d'azione dei sommergibili tedeschi anche i porti della costa occidentale mentre quelli della Manica diventavano praticamente inutilizzabili, a causa dei continui attacchi aerei. La situazione era dunque critica, per la Gran Bretagna, a pochi mesi dall'occupazione della Francia. Estromessa dal continente, attaccata dall'arma aerea nei suoi centri più vitali, minacciata dall'invasione dei paracadutisti severamente impegnata in Africa, l'Inghilterra s'avviava infatti al collasso interno per la crescente attività dei sommergibili, che stavano per affamarla.Se si salvò dalla stretta mortale, l'Inghilterra lo deve, più che alla tenacia del suo premier, Churchill, più che all'abnegazione della popolazione civile, più che all'eroismo dei marinai, all'apporto delle marine mercantili dei paesi invasi, nonchè alla cessione, da parte americana, di un nucleo di 50 preziose unità antisommergibili. Olanda, Norvegia, Danimarca e almeno in parte la Francia, diedero infatti alla navigazione mercantile britannica, una volta occupato il loro territorio nazionale, le loro navi, che reintegrarono così i vuoti spaventosi aperti dall'offensiva degli «U-Bootes». Il resto fu fatto con la cessione di numerosissime unità mercantili da parte di vari paesi non belligeranti. E' impossibile fare delle cifre attendibili sulle perdite subite dai britannici. Anche oggi, a dieci anni di distanza dalla fine del conflitto, mancano dati completi. E le cifre fatte durante la guerra sono contestatissime. Basti dire che nel luglio 1940 i tedeschi dichiaravano di aver complessivamente affondato quasi quattro milioni e mezzo di tonnellate di naviglio nemico, mentre i britannici ammettevano soltanto una perdita pari ad un quarto di tale cifra. La massima punta degli affondamenti fu comunque raggiunta fra il maggio e il luglio 1940, circa quattrocentomila tonnellate mensili. Poi, con il rarefarsi e l'ingrossarsi dei convogli, le statistiche subirono una flessione, stabilizzandosi all'incirca sulle duecentocinquantamila tonnellate al mese. Battaglia vittoriosa, dunque, per i sommergibili tedeschi, quella dell'Atlantico. Ma, come a tutte le battaglie di Hitler, anche questa volta mancò lo sfruttamentb a fondo del successo ottenuto. E mancò, precisamente, a coronamento del martellamento aereo e del blocco sottomarino, l'invasione della Gran Bretagna. Mentre nell'Atlantico l'Inghilterra lottava per sopravvivere, in Africa Settentrionale il suo corpo di spedizione doveva subire un grave rovescio, la ritirata dal confine egiziano a Marea Matruk, con la perdita di Sollum e di Sidi el Barrani, sotto l'impeto offensivo delle truppe del Maresciallo Graziani. La rapida preparazione, per il geniale disegno operativo e per l'eroismo e l'abnegatione delle truppe, la prima avanzata italiana in Egitto deve essere considerata tra le più belle della nostra guerra. Purtroppo la bilancia delle forze, m quel, settore, s'andava spostando a nostro svantaggio e ben presto i rincalzi britannici, provenienti da tutti i paesi del Commonwealth, avrebbero scatenato sugli avanposti attendati in pieno deserto la micidiale offensiva che fra il dicembre e il gennaio mise in grave crisi tutto il nostro schieramento nell'Africa Settentrionale.

Un'intensa propaganda marinara prima ancora dell'avvento del nazismo al potere, aveva diffuso nell'opinione pubblica tedesca un acceso spirito di rivincita. Diecine e diecine di volumi avevano glorificato le vittoriose Imprese degli U-Boot fra il '14 e il 18, e i nomi degli affondatori come il comandate De Périere, Forstmann, Rose e il notissimo Max Valentiner, erano diventati familiari alla gioventù germanica. Anche sul piano tecnico malgrado le limitazioni imposte dal trattato di Versailles, i tedeschi avevano saputo tenersi al passo con le nazioni più progredite e mentre per la flotta di superfiie venivano creati mezzi bellici come le famose corazzate tascabili erano nati nei cantieri di Brema, di Wilhelmshaven, di Kiel e di Amburgo i prototipi dei nuovi U-Boot che poi si sarebbero disseminati in tutti i mari a caccia di naviglio nemico. Nella foto a sinistra alla scuola dei sommergibilisti a Kiel, una curiosa prospettiva dei tipici berretti dei marinai germanici. A destra un sommergibile germanico sullo scalo, pronto al varo.

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