| LA BATTAGLIA DELL'ATLANTICO
In entrambi i conflitti mondiali la Germania iniziò con inesplicabile ritardo la guerra
sottomarina ad oltranza. Nella prima guerra, giunse a questa decisione il 9 gennaio 1917. Nella seconda,
il blocco totale e la guerra dei sommergi ili senza restrizioni fu proclamata il 17 agosto 1 40.
Perché, nell'uno e nell'altro caso, tanto ritardo? La spiegazione è di carattere politico ed è
strettamente legata alla tenace speranza germanica di mantenere gli Stati Uniti fuori del conflitto,
nonché alla necessità di non tirare troppo la corda con gli altri neutrali, ugualmente danneggiati
dall'attività dei sommergibili. Ma si trattò, sia nel '14 che nel '39, di un
gravissimo errore che precluse alla Germania la possibilità di dare alla Gran Bretagna il conio
decisivo. L'Inghilterra, per la sua posizione insulare dipende infatti, per i rifornimenti essenziali, sia
di materie prime per le industrie, sia per i bisogni alimentari delle popolazioni, dal mare.
Interrompere per un certo tempo il flusso continuo delle navi nei suoi
porti, significa dunque rendere impossibile la vita sulla Grande Isola. Porre, intorno
alle sue coste, un ferreo blocco, significa trasformarla in una grande fortezza assediata destinata
a cadere per fame in breve tempo. L'Inghilterra era stata in una simile drammatica situazione nei
primi mesi del 1917, appena proclamato il blocco totale. E la situazione si riprodusse fedelmente
nell'estate del '40, dopo la stasi quasi completa che aveva contraddistinto i primi mesi dell'anno.
Quale sarebbe stata l'efflcenza bellica della Gran Bretagna se l'offensiva fosse cominciata prima?
Se cioè i tedeschi, ammaestrati dall'esperienza della marina imperiale, avessero iniziato la
Battaglia dell'Atlantico, senza le attenuazioni volute dal diritto internazionale, fin dal giorno
dell'attacco contro la Polonia? E' difficile rispondere a questa domanda, anche perchè non sono
sufficentemente note le cifre che si riferiscono all'entità della flotta sottomarina germanica all'inizio
della guerra. Ma, anche con un numero di sommergibili limitato (pare che Hitler non disponesse
che di una cinquantina di unità), i risultati non sarebbero mancati, come non mancarono, del
resto, pure fra alti e bassi, fino a quando le esigenze delle operazioni in Scandinavia non
costrinsero i tedeschi a concentrare le loro forze navali, di superfice e sottomarine, nelle acque norvegesi.
Comunque, nel maggio del 1940, ancor prima della dichiarazione di blocco totale, la guerra
sottomarina aveva avuto una ripresa considerevole, per raggiungere, nei mesi successivi, fra il giugno
e il settembre, le punte più elevate. Erano le conseguenze dell'occupazione delle basi norvegesi,
che rendeva possibile il controllo dell'imboccatura settentrionale del Mare del Nord. Poi,
malgrado la posa di un immenso campo minato dalle Orcadi alla Manica, a protezione del traffico
diretto a Edimburgo, Hull e Londra, la costituzione di nuove basi tra Le Havre e Bordeaux.
nonchè tra Calais e Ostenda, fu per i britannici un nuovo grave colpo, cadevano infatti nel raggio
d'azione dei sommergibili tedeschi anche i porti della costa occidentale mentre quelli della Manica
diventavano praticamente inutilizzabili, a causa dei continui attacchi aerei.
La situazione era dunque critica, per la Gran Bretagna, a pochi mesi dall'occupazione della
Francia. Estromessa dal continente, attaccata dall'arma aerea nei suoi centri più vitali,
minacciata dall'invasione dei paracadutisti severamente impegnata in Africa, l'Inghilterra s'avviava infatti
al collasso interno per la crescente attività dei sommergibili, che stavano per affamarla.Se si salvò dalla stretta mortale, l'Inghilterra lo deve, più che alla tenacia del suo premier,
Churchill, più che all'abnegazione della popolazione civile, più che all'eroismo dei marinai,
all'apporto delle marine mercantili dei paesi invasi, nonchè alla cessione, da parte americana, di un
nucleo di 50 preziose unità antisommergibili. Olanda, Norvegia, Danimarca e almeno in parte la
Francia, diedero infatti alla navigazione mercantile britannica, una volta occupato il loro
territorio nazionale, le loro navi, che reintegrarono così i vuoti spaventosi aperti dall'offensiva degli «U-Bootes». Il resto fu fatto con la cessione di
numerosissime unità mercantili da parte di vari paesi non belligeranti.
E' impossibile fare delle cifre attendibili sulle perdite subite dai britannici. Anche oggi, a dieci
anni di distanza dalla fine del conflitto, mancano dati completi. E le cifre fatte durante la guerra
sono contestatissime. Basti dire che nel luglio 1940 i tedeschi dichiaravano di aver
complessivamente affondato quasi quattro milioni e mezzo di tonnellate di naviglio nemico, mentre i
britannici ammettevano soltanto una perdita pari ad un quarto di tale cifra.
La massima punta degli affondamenti fu comunque raggiunta fra il maggio e il luglio
1940, circa quattrocentomila tonnellate mensili. Poi, con il rarefarsi e l'ingrossarsi dei convogli, le
statistiche subirono una flessione, stabilizzandosi all'incirca sulle duecentocinquantamila tonnellate al
mese. Battaglia vittoriosa, dunque, per i sommergibili tedeschi, quella dell'Atlantico. Ma, come a tutte
le battaglie di Hitler, anche questa volta mancò lo sfruttamentb a fondo del successo ottenuto. E
mancò, precisamente, a coronamento del martellamento aereo e del blocco sottomarino, l'invasione della Gran Bretagna.
Mentre nell'Atlantico l'Inghilterra lottava per sopravvivere, in Africa Settentrionale il suo corpo
di spedizione doveva subire un grave rovescio, la ritirata dal confine egiziano a Marea Matruk, con la perdita di Sollum e di Sidi el Barrani, sotto l'impeto offensivo delle truppe del Maresciallo
Graziani. La rapida preparazione, per il geniale disegno operativo e per l'eroismo e l'abnegatione delle truppe,
la prima avanzata italiana in Egitto deve essere considerata tra le più belle
della nostra guerra. Purtroppo la bilancia delle forze, m quel, settore, s'andava spostando a nostro svantaggio e ben
presto i rincalzi britannici, provenienti da tutti i paesi del Commonwealth, avrebbero scatenato sugli
avanposti attendati in pieno deserto la micidiale offensiva che fra il dicembre e il gennaio mise in
grave crisi tutto il nostro schieramento nell'Africa Settentrionale.
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