2a Guerra Mondiale 1940-7/C


Il bombardamento di Gibilterra


Inno Tonga 



18 luglio 1940 - All'entrata in guerra dell'italia il generale Franco aveva modificato la sua neutralità dichiarando, come già Mussolini nel '39, la non belligeranza. Ma le pressioni italo-tedesche per portare nel conflitto la Spagna non ebbero alcun risultato. I britannici poterono così conservare Il possesso di Gibilterra. La piazzaforte, che malgrado i suoi formidabili apprestamenti difensivi non avrebbe potuto reggere a lungo ad un attacco da terra, fu così, per tutta la durata del conflitto, uno dei fulcri dell'azione britannica nel Mediterraneo. Per neutralizzarne almeno in parte la potenza, l'aviazione la bersagliò in numerose azioni di bombardamento. Si trattava però di un'impresa eccezionale, poichè dalle basi metropolitane un'incursione su Gibilterraa richiedeva un volo senza scalo di 3200 chilometri l'impresa fu realizzata per la prima volta il 18 luglio 1940.


19 luglio 1940. In un discorso al Reichstag, Hitler rivolge alla Gran Bretagna un appello alla ragione, cioè una formale offerta di pace. Il Fuhrer, pur
glorificando la forza militare della Germania e pur dichiarando che la guerra, per l'Inghilterra, era ormai irrimediabilmente persa, aveva mantenuto un
tono relativamente moderato. Una nota ufficiosa avrebbe spiegato poi che l'Asse non voleva la sconfitta e la rovina dei popoli che avevano accettato la cattiva politica dei loro uomini di stato, ma intendeva dare a tutti un posto in Europa secondo le capacità dei singoli e la loro volontà di leale collaborazione. L'invito cadde nel vuoto, per l'ostilità dell'Inghilterra a qualsiasi accordo e la lotta continuò.



Respinta da Churchill l'offerta di pace hitleriana, lo Stato maggiore tedesco, che fin dalla caduta della Francia era andato preparando i piani di invasione della Gran. Bretagna, decise di iniziare l'offensiva aerea contro le città britanniche che di tale piano era la necessaria premessa. Così l'8 agosto 1940 Goering diede il via alla gigantesca operazione che per alcuni mesi tenne l'isola sotto una valanga di ferro e di fuoco. I principali obiettivi furono, soprattutto nella prima fase, i porti della Manica, gli aerodromi costieri e la città di Londra, Nella foto a sinistra Aerei tedeschi in volo verso Londra. Nella foto a destra una veduta di Londra prima degli attacchi germanici.

L'avanzata nel Kenia





Mentre sulla Manica si svolgeva la battaglia aerea d'Inghilterra, le sole operazioni terrestri di rilievo venivano registrate nella lontana Africa Orientale. 
Infatti le truppe dell'Impero, dopo la conquista di Cassala e di Kurmuk, continuavano nell'azione offensiva nella zona del Nilo Azzurro e si impossessavano di Ghezzan a sud est di Kurmuk e di Dumbode. Più a nord, veniva occupata con un audace colpo di mano, la località di Gallabat. Nella foto in alto un'ispezione ai fortini della cerchia esterna di difesa a Cassala. Nella foto in basso, mitraglieri in azione fra le rocce che si affacciano verso la frontiera del Kenia.

I carri armati leggeri e le unità autocarrate ebbero una parte notevolissima nel successo di queste operazioni. Le colonne celeri italiane sorpresero infatti il nemico che dopo un inutile tentativo di resistenza abbandonò le posizioni dandosi alla fuga. Nella foto a sinistra una colonna sosta nella boscaglia. Nella foto a destra il residente inglese di Mojale fatto prigioniero viene intrattenuto affabilmente dai nostri ufficiali.


Dopo i successi nel Sudan, le truppe dell'Imper. passarono all'offensiva sulla frontiera del Kenia, per eliminare il pericoloso saliente di Dolo. Nella zona la difesa britannica fu particolarmente accanita. Mojale, investita dalle nostre truppe, tenne duro per parecchi giorni e i britannici, sloggiati dalle loro posizioni tornarono varie volte alla contro offensiva, ma sempre invano. Anzi, dopo violenti combattimenti, erano costretti ad abbandonare anche Debel e Buna. Quest'ultima località, a novanta chilometri dal confine, segnò la punta massima della penetrazione italiana nel Kenia. Nella foto in alto Sul forte Harrington di Mojale sventola la bandiera italiana. Nella foto in basso le bandiere catturate al nemico nei primi mesi di guerra nell'Impero.


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