2a Guerra Mondiale 1940-7


Nel cielo di Tobruk


Inno Kenya   





Il Maresciallo dell'Aria Italo Balbo aveva assunto, all'inizio della guerra, il comando delle truppe operanti sul fronte libico. Contro il parere dello Stato Maggiore (Badoglio), Balbo si era dichiarato per una guerra audacemente offensiva in Africa ed aveva chiesto ripetutamente, senza ottenerli, rinforzi in truppe e materiali. Dopo l'armistizio con la Francia, si era messo a preparare febbrilmente un'azione verso l'Egitto, contando sull'elemento sorpresa per battere le forze britanniche ancora in crisi di organizzazione. Ma il 28 giugno, l'aereo di Balbo, reduce da un'ispezione alle truppe, fu colpito, nel cielo di Tobruk, dalla nostra contraerea e abbattuto in fiamme. L'apparecchio, apparso nel cielo della piazzaforte dopo un'incursione britannica, era stato scambiato per un Blenheim e centrato dall'artiglieria del « San Giorgio ». Nelle foto i feretri contenenti le spoglie di Italo Balbo e dei suoi compagni di volo passano per le vie di Tripoli.


Le truppe in Libia, all'inizio del conflitto erano così dislocate: Tripolitania, 5" armata (Garibaldi) costituita dalle divisioni Bologna, Savona, Sabratha, Brescia, Sirte, Pavia e dalla 23 Marzo CCNN. Fronte sahariano: sette battaglioni libici. Cirenaica: 10" armata (Berti) costituita dalle divisioni Cirene, Marmarica, Catanzaro, da due divisioni di CCNN e da due divisioni libiche. Un totale di 210 mila uomini, circa, di cui 35 mila indigeni. L'artiglieria era valutata a circa 670 pezzi di vario calibro, mentre gli automezzi erano circa 3500 e i carri armati (in genere di tipo leggero) 270. Nella foto artiglieria libica.

Nei primi mesi di guerra la Marina Italiana soffrì perdite dolorosissime. Il 28 giugno il CT. « Espero », mentre navigava da Taranto a Tobruk con
uomini e materiali a bordo, fu attaccato insieme alle altre due unità della squadriglia, da 2 incrociatori e 4 CT. britannici. Il comandante del caccia capo
squadriglia « Espero », capitano di Vascello Baroni (nella foto a destra), permise alle unità similari di salvarsi sacrificandosi con la sua unità. Alla sua memoria fu concessa la Medaglia d'Oro. Il19 luglio inoltre, gli incrociatori leggeri Colleoni e Bande Nere attaccarono al largo di Creta quattro cacciatorpediniere inglesi della classe « Hero ». Sopraggiunti l'incrociatore pesante australiano Sidney e ill CT. Havoc e i nostri incrociatori furono duramente impegnati. Nell'eccezionale documento fotografico si vede il « Colleoni » con la plancia in fiamme e la prua colpita da un siluro mentre sta per affondare dopo l'aspro combattimento. Anche al suo comandante, capitano di Vascello Novaro, fu concessa la Medaglia d'Oro,

L'infamia di Orano






3 luglio 1940 - ore 17,55. L'armistizio firmato con la Francia prevedeva che la flotta francese avrebbe dovuto raggiungere un porto metropolitano per
esservi disarnata. Tale operazione potè essere compiuta solo in parte, data la dislocazione delle forze navali francesi e l'accanita opposizione britannica. Il pomeriggio del 3 luglio nella baia di Mers el Kebir, nei pressi di Orano, ove si trovava concentrato il nerbo della flotta francese, si presentava la torpediniera britannica « Foxhound ». Vi si trovava l'ammiraglio britannico il quale consegnava al comandante francese una nota ultimativa. Il documento intimava ai francesi di scegliere fra l'auto affondamento di tutte le unità, l'internamento in un porto britannico e il disarmo in un porto delle Antille. In caso di rifiuto l'Home Fleet avrebbe cannoneggiato la flotta francese. Nella foto in alto la « Dunkerque », una delle più moderne ed efficienti unità della flotta francese.
Nella foto in basso gli effetti del tiro britannico sulle navi francesi a Mers el Kebír. In primo piano la corazzata Provence dietro a destra la nave da battaglia Strasbourg che riuscì ad aprirsi il varco. In fondo la corazzata Bretagne già in fiamme sotto il tiro inglese.



Il vice ammiraglio Gensoul, comandante della squadra francese, chieste istruzioni al governo di Vichy, respinse le richieste britanniche. Fu così che la Home Fleet, presentatasi in forze di fronte alla rada, iniziò proditoriamente il cannoneggiamento delle navi francesi le quali, avendo i fuochi spenti, non erano in grado di manovrare e di opporsi validamente alla tempesta di fuoco scatenatasi contro di esse. Durante l'intenso bombardamento i danni arrecati alla flotta francese furono notevolissimi. La corazzata Bretagna, colpita in pieno da alcune salve, colò a picco e la stessa fine fecero altre unità minori. Tuttavia il giorno successivo la corazzata «Strasbourg», seguita da venticinque unità, riuscì a violare il blocco e a raggiungere Tolone. Nella foto in alto la Bretagner inquadrata dal tiro britannico, salta in aria. In basso la tragica fine della corazzata che affonda con tutto l'equipaggio.


L'improvvisa azione britannica contro Orano provocò in Francia una grande indignazione. L'opinione pubblica, francese, che già imputava alla scarsa cooperazione inglese il disastro militare del giugno, fu scossa dall'annuncio della strage. Si parlò anche di dichiarazione di guerra tra il governo di Vichy e quello di Londra. Ma intanto De Gaulle, in Inghilterra, andava predicando in favore della ripresa della lotta contro gli invasori germanici. Nella foto l'arnmiraglío Gensoul tiene l'orazione funebre per le vittime di Mers el Kebir.


L'episodio di Orano non rimase isolato. Anche la squadra 
francese ancorata nel porto di Alessandria fu disarmata 
dai britannici, mentre la stessa sorte subivano le minori 
unità sorprese dall'armistizio nei porti inglesi. Maggior 
fortuna ebbe la squadra di Dakar, che rimase indisturbata 
fino al settembre e poi respinse un tentativo degaullista. 
Nella foto l'ammiraglio inglese inviato a chiedere la resa 
delle unità francesi di Mers el Kebir lascia la nave dopo 
aver ricevuto un netto rifiuto. Sono le 17,30 del 3 luglio.ù

 

 


Mentre a Mers el Kebir l'ammiraglio Somerville cannoneggiava le unità francesi, l'Ammiraglio A. Cunningham, comandante della squadra di Alessandria, si trovava in grande imbarazzo davanti alle unità francesi rifugiate nel porto. Infatti, Cunningham riteneva un atto di nero tradimento ed estremamente ripugnante » il proditorio attacco alle navi francesi. In seguito, con opportune trattative la squadra francese di Alessandria fu pacificamente internata. Nella foto l'Ammiraglio Cunningham.


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