2a Guerra Mondiale 1940-6/A


La resistenza francese


Inno Rep. Centrale Africana 



Le truppe francesi si batterono con accanimento per difendere il suolo della Patria. Il loro eroico comportamento fu riconosciuto dalle truppe attaccanti italiane che spesso concessero l'onore delle armi ai vinti. Nella foto una pattuglia francese striscia nella neve per contrastare l'irruenza degli attacchi italiani.


Prigionieri francesi in attesa di essere internati dopo la resa del fortino di Le Pilon, dall'espressione sconvolta dei visi s'intuisce la durezza della lotta anche se fu breve.


Anche i marocchini combatterono sul fronte alpino, assieme ad alcuni contingenti senegalesi. Erano le sole truppe di rincalzo di cui disponesse la Francia, che aveva gettato nella fornace, dinnanzi a Parigi, le sue migliori divisioni. Nella foto truppe prendono posizione sulle Alpi.


Le truppe francesi poste a difesa delle Alpi mantennero fino all'ultimo un morale elevatissimo. In molti casi, come si apprese dall'interrogatorio dei prigionieri, esse non erano al corrente della reale situazione della Francia. Infatti per parecchi l'armistizio fu una sorpresa. Nella foto uno « chasseur des Alpes » nella tuta mimetica bianca.



Durante i pochi giorni di guerra, l'aviazione francese effettuò sulle città italiane alcuni raids notturni, con un numero limitato di apparecchi. Furono bombardate Milano, Torino e Venezia, ma con scarsissimi danni. Nella foto la contraerea italiana in azione contro bombardieri francesi.

21.giugno 1940. Le truppe italiane del fronte occidentale iniziano la offensiva, al comando del Principe Ereditario Umberto di Savoia. Il fronte d'attacco è tra i più difficili e accidentati e i francesi vi hanno ancora numerose truppe (valutate a quasi venti divisioni), che si appoggiano a tre linee di fortificazioni e ad una catena di montagne alte dai duemila ai tremila metri. Non meno forte l'artiglieria con un complesso di oltre duemila bocche da fuoco, di cui parecchie di grosso calibro. Contro questo formidabile complesso difensivo in condizioni climatiche proibitive, che avrebbero provocato numerosi casi di congelamento, si avventano le due armate italiane la 1' (dal monte Granero al mare) e la 4' (dal monte Granero al Monte Rosa). Nella foto a sinistra le camicie nere di un battaglione della Milizia all'attacco sul S. Bernardo. Nella foto a destra il forte francese di Viraysse, conquistato dalle nostre truppe.


In quindici giorni di guerra l'esercito italiano registrò circa seimila uomini fuori combattimento sul fronte occidentale. Queste perdite relativamente elevate furono dovute all'asperità del terreno, alla necessità di operare sotto il fuoco d'interdizione francese e alla robustezza degli apprestamenti difensivi nemici. Nella foto Mussolini in visita ad un ospedale.


Umberto di Savoia, Principe di Piemonte, nella sua qualità di Comandante del gruppo di Armate impegnate sul fronte Occidentale accompagnato dal suo stato maggiore ispeziona le unità reduci dagli aspri combattimenti svoltisi nel settore del Monginevro.


Nella breve campagna di Francia presso chè tutte le specialità delle nostre Forze Armate trovarono modo di cimentarsi e di pagare il loro tributo di sangue. Qui la fanteria di Marina del < San Marco > entra a Mentone col suo glorioso stendardo.


Un cimitero di guerra italiano ai piedi delle Alpi. I caduti, 
nella battaglia dl giugno, furono circa un migliaio, in buona parte alpini. Inferiori alle nostre le perdite francesi.


I treni armati erano una specialità della Marina che già 
durante la prima guerra Mondiale aveva dato brillanti prove nella difesa delle coste Adriatiche. Durante l'ultimo conflitto essi si prodigarono nella difesa delle coste della Patria e particolarmente in Sicilia. Durante un bombardamento di appoggio alle forze operanti, il T.V. Ingrao (nella foto) comandante dei treno armato della Liguria riportato in copettina, cadde eroicamente nell'adempimento del proprio dovere. Alla sua memoria fu concessa la Medaglia d'oro.


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