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2a Guerra Mondiale 1940-5/A |
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La guerra sul mare |
Inno Eritrea |
![]() 10 giugno 1940 - Ancora oggi pochi sanno che la prima azione di guerra sul mare è stata compiuta la notte sull'11 giugno dalle due navi posacavi Giasone e Città di Milano e da quattro pescherecci già appartenenti alla soc. Sapri contraddistinti come Gruppo Orata. Si trattava di recidere i sette cavi sottomarini che legavano Londra alle sue basi mediterranee. Quattro furono troncati nella prima e terza notte di guerra dalla Giasone che appare nella foto; gli altri tre cavi furono recisi nel corso di sette missioni effettuate dai motopescherecci. La Città di Milano dal canto suo troncò il cavo Tunisia-Jugoslavia. I comandanti delle unità nell'audace impresa furono: Cap. di Freg. Fiorentino, Cap. di Corv. Osti, Cap. di Corv. Vanni, Ten. Vasc. Fetta. Il personale specializzato della Soc. Pirelli era agli ordini dell'ing. Schiaffino. |
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| 11 giugno 1940 - Allo scoccare dell'ora fatale della guerra i.primi successi nel Mediterraneo furono conseguiti dai nostri sommergibili che avevano già preso il mare in attesa di ordini. L'onore di mettere a segno il primo siluro contro un bersaglio inglese toccò al Capitano di Corvetta Tosoni-Fittoni che al comando del Bagnolini colò a picco l'incrociatore a Calypso di cinquemila tonnellate. In quegli stessi primi giorni di guerra i nostri sommergibili distrussero inoltre due petroliere, un cacciatorpediniere francese, cinque piroscafi armati e un quadrimotore Sunderland abbattuto dalle mitragliatrici del smg. Sirena. Tre nostri sommergibili non fecero ritorno alla base. L'intrepido comandante Tosoni-Fittoni (nella foto qui di lato) cadde poi nell'Oceano Atlantico al comando del smg. Michele Bianchi con il quale aveva conseguito altre strepitose vittorie, tanto da meritare l'appellativo di Corsaro dell'Atlantico. |
![]() Secondo un cliché abusatissimo, l'attacco italiano alla Francia fu una pugnalata alla schiena, cioè una specie di maramaldesca bravata, fatta al solo scopo di poter vantare, al tavolo della pace, che Mussolini sperava imminente, qualche titolo di merito. Il dieci giugno 1940 la Francia , se pure in critiche condizioni, era però tutt'altro che vinta. Il suo impero coloniale era intatto, la sua marina militare in piena efficienza e inoltre, alle sue spalle, c'era 1'Inghilterra che andava richiamando dal Dominions tutte le truppe disponibili. I francesi, insomma, avevano ancora (e De Gaulle lo avrebbe dimostrato)) spirito combattivo e volontà di resistenza. Ne fu una prova l'incursione contro Genova effettuata dalla squadra francese qui riprodotta nei primi giorni del conflitto. |
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| In quella giornata si distinse una vecchia torpediniera
italiana, una delle cosidette Tre Pipe che già avevano combattuto nella prima guerra mondiale: la Calatafimi. La piccola nave, che incrociava nel Golfo di Liguria in missione antisommergibili, scorta la formazione navale avversaria si lanciò contro di essa, incurante della superiorità numerica e la attaccò decisamente col siluro. Le navi francesi, sorprese da tale gesto di audacia, invertirono la rotta per rifugiarsi a Tolone. Nelle foto la Calatafimi e il suo eroico comandante, medaglia d'oro Brignole. |
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| Originariamente i piani del comando italiano prevedevano, sull'arco del confine occidentale, soltanto un'attività strettamente difensiva. L'andamento delle
operazioni tedesche e la generale persuasione che con il crollo della Francia la guerra si sarebbe avviata rapidamente a conclusione, indussero però lo
Stato Maggiore a modificare le sue vedute. Fu deciso quindi che anche sul fronte alpino si sarebbe passati all'offensiva. Lo spostamento dei reparti sulle loro
nuove posizioni e gli apprestamenti necessari furono completati a tempo di primato fra il 10 e il 21 giugno, data d'inizio della gigantesca offensiva. In alto
a sinistra sentinella sulle Alpi mentre ferve la preparazione militare. In basso a
sinistra le truppe passano il confine mentre imperversa una bufera di neve. Il tempo, malgrado la stagione estiva, fu sempre inclemente e ostacolò non poco le operazioni militari. Nelle foto a destra (dall'alto in basso):
truppe someggiate si inoltrano nel territorio francese sul confine del Moncenisio; gli alpini, intanto, superano la sbarra di frontiera sul San Bernardo;
nelle retrovie i carri armati, coperti di neve, attendono l'ordine di entrare in azione. |
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![]() La situazione delle truppe italiane in Libia non era delle più facili, nei primi giorni del conflitto. L'urto nemico poteva venire da tutti e due i fronti: quello tunisino e quello egiziano, mentre le flotte riunite francese e britannica avrebbero potuto con facilità interrompere il flusso dei rifornimenti dalla Madre Patria. Ma le truppe nazionali e indigene, in vivaci e riuscite azioni di pattuglie presero l'iniziativa anche in Africa. Nella foto a destra bersaglieri motociclisti sulla Balbia mentre varcano il confine egiziano. La grande strada costruita dal Maresciallo Balbo fu per tutta la durata del conflitto la vena maestra del nostro sistema logistico. Nella foto di sinistra un caratteristico tipo di graduato delle nostre truppe indigene. I libici servirono con fedeltà ed eroismo sotto la bandiera italiana, rinnovando le gesta delle precedenti campagne coloniali. Pochi mesi di guerra nel deserto dimostrarono che l'era delle campagne coloniali, condotte con limitati contingenti di soldati metropolitani e con formazioni più o meno regolari di indigeni era ormai tramontata. Anche in Africa al cammello e al cavallo si sostituivano il camion e carro armato. Nella foto una carica di Spahis. |
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| Sopra: il settore del Monginevro del fronte
italo-francese. Su queste aspre montagne i soldati italiani combatterono la loro breve ma durissima battaglia. Per la
prima volta dall'inizio del conflitto i cannoni tuonavano sopra i duemila metri, e per la prima volta un esercito, particolarmente preparato, portava la
guerra di movimento sulle creste del più impraticabile
tratto delle Alpi. Sotto: Tre momenti della guerra sul fronte italo-francese.
Fanterie italiane avanzano su un ghiacciaio. E' giugno ma la guerra si combatte sulle nevi
eterne, e i soldati hanno l'equipaggiamento invernale. I francesi sono appostati sulla difensiva in fortini e ridotte
particolarmente attrezzate. Al centro una postazione fissa dell'artiglieria italiana facente parte del sistema difensivo del Vallo Alpino.
In basso una fase del trasporto feriti verso l'ospedale. Particolari difficoltà, data la natura del terreno, dovettero, superare i servizi sanitari impiegati sul fronte delle Alpi Occidentali. |
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