2a Guerra Mondiale 1940-4/A


Lo sfondamento della Maginot


Inno Nepal 



La Linea Maginot e la Linea Sigfrido. Per parecchi mesi i due eserciti contrapposti erano rimasti fermi dietro alle formidabili barriere dei due complessi fortificati. Era quasi sembrato che il conflitto dovesse esaurirsi in una interminabile lotta di logoramento simile a quella del 1914-18. Ma se i francesi, cristallizzati nel loro concetto ai guerra di posizione, affidarono ogni loro fortuna alla Linea Maginot, i tedeschi considerarono la Sigfrido soltanto come uno schermo protettivo dietro ai quale avere agio di mettere a punto la loro macchina di guerra con cui battere il nemico in campo aperto.


Là Linea Maginot era costituita da una serie di forti scaglionati in profondità lungo tutto l'arco di frontiera dalla Svizzera al Belgio. Tra un caposaldo e l'altro correva una vastissima rete di collegamenti sotterranei mentre in superficie, alle opere maggiori si aggiungevano le più modeste ridotte per le fanterie di prima linea e imponenti sbarramenti anticarro. Estesi campi minati completavano il sistema difensiv. che i tecnici militari giudicavano inespugnabile.



I servizi della Linea Maginot erano stati studiati e realizzati in modo da assicurare alle truppe di presidio le migliori condizioni di vita anche in caso di una prolungata resistenza. Nella foto In alto una piccola ferrovia a scartamento ridotto per il trasporto del rancio lungo le interminabili gallerie sotterranee. Nella foto al centro l'impianto per l'aria condizionata in una delle opere maggiori della Linea. In basso i soldati si sottopongono alla cura dei raggi ultravioletti per compensare i disagi della permanenza al chiuso dei sotterranei.


Una visione degli interminabili tunnel che per diecine di 
chilometri collegavano fra loro i fortini blindati della Maginot.

 

 


Le ostruzioni anticarro di fronte alla Maginot, che dovevano 
rivelarsi una fragile ed illusoria barriera di fronte all'audace tattica dell'esercito tedesco da tempo predisposta.

La linea Sigfrido





La Linea Sigfrido, di ideazione e costruzione più recente della Maginot, aveva caratteristiche molto diverse da quelle del sistema fortificato francese. Invece delle gigantesche opere francesi, i tedeschi avevano costruito una serie di ridotte in cemento armato, sistemate in modo da controllare vicendevolmente le rispettive zone di sicurezza. Inoltre, in sede tattica, il comando germanico aveva stabilito in un piano di stretta cooperazione dei veri e propri fortini mobili inseriti nel sistema. Nella foto in alto una panoramica della Linea Sigfrido con i caratteristici ostacoli anticarro. Nella foto in basso a sinistra un altro sbarramento del tipo cosi detto a dente rafforzato da un profondo fossato. Nella foto in basso a destra un colossale bunker della Sigfrido.



15 giugno 1940. Le armate tedesche che avevano operato sull'ala destra dello schieramento francese, iniziano l'attacco alle fortificazioni della Linea Maginot, investendola sia direttamente dalla parte della Saar sia sul rovescio, dalle posizioni di Vitry e Sainte Mehould. Nelle giornate del 15 e del 16 giugno l'offensiva raggiunge il pieno successo, con lo sfondamento su entrambe le linee della Mosa e con l'occupazione della storica città di Verdun. Nelle loto una pattuglia tedesca di lanciafiamme assalta da un angolo morto una ridotta corazzata della Maginot. In basso a destra dalla feritoia è ormai entrata la morte.

16 e17 giugno. Mentre continua metodica l'opera di smantellamento della Maginot, le colonne celeri tedesche, che hanno rotto il fronte anche nello Champagne, dilagano rapidamente verso sud, e il giorno 17 toccano la frontiera svizzera a Portarlier.. La linea fortificata è così completamente circondata, rendendo impossibile la ritirata alle armate dell'est. Osservare nella foto come l'assalto degli specialisti tedeschi alle casematte francesi abbia tutta l'aria di una esercitazione. Il fatto è che l'impresa era stata studiata con tutta la tipica meticolosità tedesca e nel momento dell'azione ogni uomo sapeva con estrema esattezza qual'era il suo posto e quali erano i movimenti da compiere per cooperare al successo. L'azione costò pochissime perdite, in rapporto ai risultati. Nella foto a sinistra I lanciafiamme all'opera. In alto a destra a distanza ravvicinata vengono lanciate nelle feritoie potenti cariche di esplosivo- In basso la fine.

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