
14 febbraio 1940. Il cacciatorpediniere inglese Cossak abborda nel fiordo norvegese
di Josing la nave ausiliaria tedesca Altmark. L'Altmark
era reduce da una missione di rifornimento alla Graf Von Spee che aveva tragicamente concluso la sua guerra di corsa
nell'Atlaintico autoaffondandosi nella rada di Montevideo. A bordo del bastimento tedesco erano duecento prigionieri inglesi che la Marina britannica voleva, liberare. L'episodio,
svoltosi nelle acque territoriali norvegesi, diede l'avvio ad una violenta polemica che portò all'invasione tedesca del 9 aprile 1940.
DALLA NORVEGIA A DUNKERQUE
Il nove aprile 1940 il Comando supremo tedesco emanò un comunicato col quale annunciava che
« per impedire la violazione da parte britannica
della Danimarca e della Norvegia », le forze germaniche avevano assunto « la protezione armata
dei due paesi ». Si iniziava cosi, nel mare del Nord
e nell'Atlantico, una gigantesca operazione aeronavale che avrebbe portato le armate hitleriane
oltre il circolo polare artico. Ma perchè i tedeschi s'erano imbarcati per una
avventura così rischiosa ed incerta, che li avrebbe costretti ad affrontare, nel suo elemento, la
poderosa forza navale britannica? Perché s'erano impegnati su un fronte tanto lontano dalle loro
basi ed apparentemente secondario? La propaganda nazista giustificò l'impresa affermando che
l' azione tedesca si era resa necessaria per prevenire un'analoga mossa britannica, e la tesi sembra non
del tutto infondata. I tedeschi, infatti, fin dai primi mesi di guerra sfruttarono la comoda
strada di rifornimento che le acque territoriali norvegesi offrivano alle loro navi mercantili e i
britannici, nel tentativo di stroncare tale traffico (si trattava dei rifornimenti di minerali di ferro,
essenziali per la macchina bellica tedesca), non avevano esitato a violare reiteramente la neutralità
del Governo di Oslo. Anzi, nel febbraio, due caccia britannici, penetrati nel fiordo di
Josing, avevano abbordato un mercantile germanico, l'Almark, che recava a bordo marinai inglesi
prigionieri. A questo clamoroso incidente seguiva poi, l'otto aprile, la posa di campi minati dinnanzi a
vari porti norvegesi, effettuata da navi britanniche e francesi. La « Via del ferro » era così
interrotta. Ma per poco, che già erano in navigazione le forze germaniche destinate ad occupare la
Norvegia. Senza dubbio i tedeschi giocarono d'azzardo, lanciando le loro truppe oltre lo Skager Rak. Ma
all'audacia si sposò un perfetto calcolo del tempo e a questo i nazisti dovettero il loro successo
sulla più grande potenza navale del mondo. L'ammiraglio Saalwhchter, comandante della squadra
navale tedesca che protesse gli sbarchi a terra, sapeva di poter contare, grazie all'elemento
sorpresa, su nove ore di vantaggio sull'avversario. Si trattava quindi di prendere solidamente possesso
delle principali basi norvegesi prima che la flotta britannica gli fosse addosso. E quelle nove ore
furono sfruttate a fondo, da Oslo ad Arendal, da Kristiansand a Stavanger, da Bergen a Trondheim
a Narvik, oltre cinquantamila soldati tedeschi furono portati oltre il mare con perdite minime,
quando ancora le navi britanniche erano nei loro porti della Scozia. Poche ore dopo, vasti campi
minati proteggevano le divisioni navali tedesche dall'offesa nemica, mentre le formazioni
corazzate s'irradiavano nell'interno per completare l'occupazione del Paese.
La reazione franco-britannica, sia pure tardiva e inefficace, non mancò. In soli cinque giorni,
infatti, fu organizzato un corpo di spedizione che il 14 aprile sbarcava in Norvegia a dare man forte
ai reparti di Re Kaakon che si battevano valorosamente contro forze superiori per numero e per
mezzi. Ma c'era ormai ben poco da fare e se anche per qualche tempo i britannici sperarono di
interrompere, con la loro presenza nello Skager Rak, il flusso dei rifornimenti alle truppe sbarcate in
Norvegia da Hitler, mettendole così in crisi l'illusione cadde quando l'intervento massiccio dell'aviazione germanica costrinse la flotta inglese ad abbandonare il campo. Comunque, sia ad Andalsnes
che a Namsos, sia a Tromsoe che a Narvik, i britannici e i francesi riuscirono a prendere terra e
a creare difficili problemi ai tedeschi, ormai padroni di metà del territorio norvegese. A Narvik,
anzi, i tedeschi dovettero cedere alla superiorità
avversaria e attestarsi nell'interno, in attesa dei rinforzi. Questi vennero dal cielo con la prima
azione massiccia di paracadutisti della guerra. Ancora qualche giorno di lotta e poi, il primo maggio il grosso del corpo di spedizione alleato da
vette abbandonare la Norvegia. Rimase tuttavia, all'estremo nord, il contingente che si era battuto
a Narvik ma apparve ben presto evidente al comando alleato che il mantenimento della testa di
ponte avrebbe richiesto sacrifici troppo alti e il 9 maggio anche questo fiordo veniva abbandonato.
Dopo un mese di continua battaglia, la campagna di Norvegia era finita con il pieno successo
tedesco. L'eco dell'ultima cannonata non s'era ancora spenta all'estremo nord che già, sul fronte
occidentale, fino ad allora completamente fermo, si accendeva un'altra gigantesca battaglia che
coinvolse Belgio, Olanda e Lussemburgo. Anche in questo caso l'offensiva tedesca fu preceduta da
una dichiarazione dell'alto comando di Hitler con la quale si annunciava la
protezione della neutralità dei tre paesi, minacciata dai piani franco-britannici. Ma la tesi, se aveva qualche concreto
fondamento nel caso della Norvegia, era completamente falsa per l'Olanda, il Belgio e il Lusseburgo. In realtà i tedeschi, invadendo i tre
paesi neutrali, attuavano un piano lungamente e minuziosamente preparato in ogni particolare:
piano che, nelle sue linee generali, riproduce quello studiato prima del '14 da von Schlieff e
che veniva attuato con mezzi nuovi e con un tecnica di guerra rivoluzionaria. L'invasione del
Belgio, dell'Olanda e del Lussemburgo doveva cioè rendere possibile l'aggiramento del grosso
dell'armata francese schierata dietro il baluardo della Maginot e consenti , nello stesso tempo, di
isolare le forze del corpo di spedizione britannico da quelle
dell'alleato, in altre parole, le armate germaniche attaccanti in direzione della Francia
attraverso il territorio belga-olandese, si dovevano trasformare in una specie di ventaglio di fuoco
che, facendo perno su Metz, era destinato a spazzare ogni resisenza dalla Manica alla Mosa.
Questo abile piano fu attuato in tre tempi successivi ma senza alcuna soluzione di continuità.
Nei cinque giorni di offensiva lo sforzo principale fu concentrato contro la linea fortificata
dell'esercito belga fra Dinant, Liegi e Anversa, mentre più a nord paracadutisti, truppe
motorizzate stroncavano fulmineamente ogni resistenza olandese. Poi, operato lo sfondamento
nel Belgio e aperta una pericolosa falla dinnazi a Sedan . tedeschi iniziarono la loro
corsa al mare realizzando in poco più di dieci giorni un disegno strategico che nel '14 avevano vanamente
tentato per quattro anni... Il 21 maggio, raggiunta Abbeville sulla Manica, la grande operazione
poteva dirsi coronata dal successo, grazie alla puntata in profondità delle colonne corazzate
germaniche. Le armate anglo-franco-belghe operanti sull'ala sinistra del fronte erano accerchiate su una
fascia di terra, fra Calais e Ostenda. La situazione appariva drammatica.
La guerra era ad una svolta decisiva. Mentre sulla linea della Somme il generale Weygand,
nuovo comandante dell'esercito francese, tentava dispetamente di organizzare l'estrema difesa della
Capitale minacciata, nelle Fiandre quasi un milione di uomini combattevano per sopravvivere. Era
però una battaglia perduta, malgrado ogni sforzo e ogni eroismo. Il 28 aprile uno dei tre
comandanti Leopoldo del Belgio, doveva riconoscerlo e chiedeva ai tedeschi la capitolazione che toglieva agli
assediati l'apporto delle ultime superstiti unità del'esercito belga. Il cerchio, intanto, si andava
restringendo sempre più intorno al porto di Dunkerque, fulcro dell'ultima resistenza. Ma nè gli
allagamenti provocati dai difensori anglo-francesi, nè la natura del terreno, facilmente adattabile alla
difesa, potevano salvare l'armata stretta fra il mare e il cerchio di fuoco delle divisioni tedesche.
Il visconte di Gort, comandante delle truppe britanniche, decise allora il reimbarco che si svolse in
un'atmosfera da tragedia. Poteva così iniziare il terzo tempo dell'offensiva
tedesca, quello dell'annientamento delle truppe avversarie di Parigi.
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