2a Guerra Mondiale 1940-12/A


Tuonano i cannoni


Inno Tanzania 



1 novembre 1940, nel settore centrale del fronte, davanti a Gianina, continuano gli attacchi italiani contro le forze greche che vanno rapidamente organizzandosi e si irrigidiscono nella difesa. In alto una batteria italiana di medio calibro martella le posizioni nemiche. In basso carri armati della divisione «Centauro» proteggono l'avanzata delle fanterie. Sulle impervie strade di tutto lo schieramento i carristi italiani hanno scritto pagine sublimi di eroismo e di sacrificio.

In alto prigionieri greci avviati al campo di concentramento, dopo i primi giorni di offensiva. Anche le truppe di copertura elleniche si batterono valorosamente per rallentare l'avanzata italiana, in attesa dei rinforzi. La popolazione dell'Epiro settentrionale, in maggioranza albanese, accolse con simpatia le truppe italiane e le formazioni volontarie skipetare che le appoggiavano. Al centro gli abitanti di un paese occupato salutano gli italiani col braccio levato. In basso il «pope» ortodosso e i notabili di un villaggio occupato si presentano alle autorità italiane in seno di sottomissione. In alto a destra un bombardiere si rifornisce dei lunghi nastri di pallottole per le mitragliatrici di bordo. Sotto il pilota di un nostro apparecchio da bombardamento, reduce da una missione sulla Grecia, mostra i segni del tiro contraereo sulla carlinga.



L'attività dell'aviazione, assai scarsa nei primi giorni, s'andò intensificando nelle settimane successive, quando già la situazione delle nostre truppe era gravemente compromessa. Per di più l'aviazione, non avendo mezzi adatti all'appoggio delle formazioni terrestri, si limitò a bombardare località, porti e nodi ferroviari lontani dal fronte, senza intervenire nei valloni albanesi, stretti e profondi, che le erano preclusi. Contro i nostri aerei intervenne, a sostegno delle scarse forze greche di aviazione, la RAF inglese. Mancò dunque, anche in Grecia, l'assoluto dominio dell'aria che era uno dei presupposti indispensabili per la riuscita delle operazioni. In conseguenza di ciò (e a causa de rovesci subiti nell'Epiro) l'operazione per la conquista di Corfù, alla quale doveva partecipare la Marina, venne sospesa e non fu più effettuata fino all'aprile del '41. Nella foto in alto bombardieri in volo su Gianina, contrastati dall'artiglieria antiaerea. Al centro cataste di bombe su un campo di aviazione in Albania. Poichè i campi albanesi non erano sufficienti (disponevamo soltanto di una mezza dozzina di aeroporti, di cui due di prima linea) la base principale delle operazioni fu in Puglia, particolarmente a Grottaglie. In basso la foto dell'osservazione aerea sugli effetti del bombardamento di un nodo ferroviario a Larissa. A destra bombe italiane sul canale di Corinto.

Fanterie all'attacco




Già nei primi giorni di novembre i greci si erano riavuti dal colpo iniziale ed avevano sensibilmente rallentato la nostra offensiva. Successivamente si
sviluppò la loro controffensiva e mentre le truppe italiane dovevano fermarsi sul Kalamas e davanti a Kalibaki, sulla destra sette divisioni greche attaccavano in forze. La «Parma», che fronteggiava da sola più di centomila uomini dell'esercito nemico, non resse allo sforzo e in suo aiuto furono fatte affluire altre tre divisioni (le due che presidiavano il confine jugoslavo e la «Piemonte»). Ma ogni sforzo fu vano e dopo vari giorni di furibondi combattimenti i greci riuscirono ad infiltrarsi nelle nostre linee, tagliando la strada Corcia-Perati. La minaccia era grave per tutto lo schieramento italiano. Nella foto in alto truppe italiane al contrattacco davanti a Coccia. Nella foto in basso un carro leggero catturato dalle nostre truppe. Sopra la mitragliera si legge «Vendicate '1'HeIli ». Si trattava di un incrociatore greco affondato presubilmente da un sommergibile italiano.

La Gran Brétagna fece affluire in Grecia, a sostegno delle truppe alleate, scarse forze militari che per lo più si attestarono sulle posizioni di maggiore valore strategico per l'Impero: Creta, Salonicco, Atene, le Termopili e la Tessaglia. Notevolissimo fu invece l'apporto britannico in artiglierie, munizioni, viveri e rifornimenti d'ogni genere. Nella foto in alto i capi della Grecia in guerra il gen. Papagos, comandante delle truppe greche, il gen. Metaxas, Primo Ministro ellenico, il gen. Gambier Parry, comandante delle truppe inglesi. In alto a destra il gen. Wavel ispeziona le truppe britanniche in territorio ellenico mentre stanno attrezzando un campo di aviazione. Al centro a sinistra mezzi cingolati britannici a Salonicco. Al centro a destra consiglio di guerra alla reggia di Atene. Sono presenti (da sin. a destra) il generale Parry, il gen. Metaxas, Re Giorgio, il Maresc. D'Albiac, comandante della aviazione inglese in Grecia e il generale Papagos. In basso a sin. L'arcivescovo ortodosso Chrysanthos, fotografato fra gli alti ufficiali inglesi al termine di una funzione religiosa. La popolazione greca si mantenne calma e disciplinata fino all'ultimo. In basso a destra istruttori britannici spiegano al coscritti ellenici il funzionamento di un 'pezzo antiaereo.

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