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2a Guerra Mondiale 1940-12 |
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L'attacco alla Grecia |
Inno Nicaragua |
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| 28 ottobre 194. Nelle primissime ore del giorno il governo italiano inviava alla Grecia una nota ultimativa che
chiedeva, come «garanzia dalla neutralità greca», e come garanzia della sicurezza italiana, la facoltà di occupare alcuni punti strategici in territorio ellenico. Tre ore dopo, essendo scaduto l'ultimatum senza una risposta greca, le truppe in Albania iniziavano l'attacco. Nella foto in alto convogli di piroscafi trasportano in Albania i rinforzi al corpo di spedizione. L'afflusso delle truppe fu però inferiore alle richieste del gen. Visconti Prasca una divisione invece delle tre richieste. Nelle due foto in basso a sinistra truppe di fanteria in navigazione nello Jonio a destra: sbarco di materiali nel porto di Valona. |
L'afflusso delle truppe
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| Il problema dei rifornimenti alle truppe operanti sul fronte era particolarmente arduo, in Albania, a causa della scarsezza di porti e dell'assoluta
mancanza di ferrovie. Anche le poche strade dell'Albania erano impraticabili. Le truppe e
i materiali concentrati in Puglia non impiegavano infatti meno di un mese per essere pronti all'impiego bellico. Questi gravi inconvenienti, sottovalutati dal comando italiano, furono
all'origine del disastro dell'offensiva di ottobre. In alto a sin. nel porto di Valona sbarcano gli alpini. Valona e Durazzo erano i soli porti d'una certa importanza di cui disponevamo sulla sponda
albanese. In basso a sin. truppe autocarrate attraversano Tirana per raggiungere il fronte. In Albania, nel 1940, vi erano appena 500 autocarri, i quali si
dimostrarono insufficenti alle necessità logistiche. Un autocarro, a causa delle distanze dei porti di rifornimento dal fronte poteva fare il tragitto (circa
trecento chilometri) solo una volta ogni sei o sette giorni. In alto a
destra lenta marcia delle divisioni italiane nel tormentato paesaggio albanese. Le
truppe destinate ad attaccare la Grecia dovettero quasi sempre effettuare a piedi i loro trasferimenti per lo stato
e l'impraticabilità delle strade e per la carenza di mezzi di trasporto. Al centro a
destra un reparto in pieno assetto di guerra sbarca a Durazzo. La Marina da guerra impiegò nelle crociere
protettive dei convogli per l'Albania numeroso naviglio sottile. In
basso un reparto di cavalleria in una ricognizione offensiva oltre il confine
greco-albanese. |
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| Aspetti della preparazione offensiva italiana sul fronte greco. Nella foto in alto a
sinistra reparti del genio riparano le interruzioni stradali operate dai greci sul litorale fonico. Il problema logistico, già difficile per lo stato delle strade, fu reso arduo dall'imperversare del maltempo che ingrossò i fiumi e rallentò gravemente la penetrazione delle nostre truppe. Al centro a sin. salmerie italiane in marcia dietro le truppe avanzanti. Quasi tutti i trasporti furono effettuati, nella prima parte della campagna, a dorso di mulo. Il comando supremo aveva negato al generale Visconti Prasca i richiesti rifornimenti di autocarri. In basso a sin. carri armati della divisione «Centauro» schierati in prima linea sul fronte greco. La mimetizzazione sta ad indicare la gravità dell'offesa aerea nemica. I greci possedevano soltanto 144 apparecchi efficenti ma in loro aiuto erano giunti notevoli aliquote della RAF. In alto a destra il Maresciallo Badoglio al quale vanno fatte risalire le responsabilità sul modo criminale con cui egli e i suoi colleghi di S.M. avevano organizzato e condotto la guerra contro la Grecia. Badoglio venne rilevato il 16 dicembre 1940 e sostituito con il Generale Ugo Cavallero. Nella foto in basso a destra un irregolare delle bande albanesi che si affiancarono alle truppe italiane. Gli albanesi, che vantavano antiche rivendicazioni sull'Epiro, diedero un discreto apporto nella prima fase delle operazioni con alcune bande e con una legione della Milizia. |
Oltre in confine
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![]() La divisione alpina « Julia », malgrado i suoi ridotti effettivi (circa 10.000 uomini) doveva compiere un'importante operazione puntando sul passo di Metzovo. La divisione raggiunse l'obiettivo a circa settanta chilometri nell'interno del territorio nemico, vincendo forti resistenze avversarie. Si trovò tuttavia in gravi difficoltà quando il generale Papagos sviluppò la sua azione controffensiva sulla sinistra del nostre schieramento. La « Julia » malgrado la gravissima inferiorità numerica, resse con estremo valore al duro attacco nemico e riuscì, a prezzo di enormi perdite, a mantenere il fronte nel settore ad essa affidato. Solo per ordini superiori, dovuti alla necessità di evitare l'aggiramento delle unità impegnate nel settore di Corcia e di Erseke, ripiego successivamente verso l'Albania. In alto a sinistra un cannone da montagna in postazione a Metzovo. L'artiglieria alpina era particolarmente adatta al terreno nella zona centrale del fronte, ove era impossibile trasferire con rapidità cannoni di maggiore calibro. In alto a destra un Alpino della Julia legge sul bollettino della divisione la notizia della concessione della Medaglia d'Oro ai V.M. ai tre reggimenti della divisione. In basso aspetti della mobilitazione greca. Un reparto dei caratteristici Euzoni. |
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