| L'ATTACCO ALLA GRECIA
E' ancora vivissima, fra i protagonisti politici e militari della guerra e fra gli storici stessi, la
polemica sull'attacco alla Grecia, deciso da Mussolini nell'ottobre del 1940. Si tratta quindi di un
argomento assai difficile da affrontare: materia da « memoriali » più che di storia. Il primo elemento controverso è quello che riguarda la necessità e l'opportunità dell'impresa. E' vero, cioè, come
dichiarava la propaganda fascista, che il governo greco s'era da tempo schierato a favore dei britannici e che dalle isole egee e dalla sponda fonica
veniva una grave minaccia per le forze italiane presidianti l'Albania ed operanti in Africa
settentrionale? O è vero, di contro, quel che affermano gli antifascisti, che cioè
Mussolini, contro il parere dell'alleato tedesco e contro il consiglio dello stesso
stato maggiore italiano, volle l'attacco alla Grecia solo in funzione del suo smisurato orgoglio? La verità è difficile da rilevare, nella ridda di memoriali
e contromemoriali che esistono. Indubbiamente, però, la Grecia aveva assunto, fin dall'aprile del 1939
(data dell'occupazione italiana dell'Albania) un atteggiamento esplicitamente anti-asse.
Vari documenti, poi, testimoniano della parte che il governo ellenico aveva avuto in Albania nella sobillazione
anti-italiana fra le popolazioni dell'Epiro settentrionale, oggetto delle mire espansionistiche di Atene
fin dall'altra guerra. In quanto all'appoggio greco alle navi britanniche operanti contro la flotta
italiana, basta rifarsi alle esplicite ammissioni dell'Amm. Cunningham, Comandante inglese del
Mediterraneo, nel suo libro « L'ossidea di un marinaio » (pagina 113). Appare comunque eccessivo il moralismo
di certi censori italiani i quali condannarono severamente l'attacco alla Grecia sul piano etico
mentre non risulta che abbiano usato altrettanto rigore per l'invasione anglo-sovietica dell'Iran e per altre
analoghe operazioni degli alleati. La verità è che un paese in guerra non può indulgere, senza proprio
gravissimo danno, a considerazioni di carattere morale e che nei fatti d'arme lo storico deve
frenare in considerazione solamente un dato: quello dell'utilità. Fra tanti giudizi contrastanti, però, tutti i critici
dell'attacco alla Grecia concordano su una cosa: su una valutazione totalmente negativa del modo in
cui fu concepita, preparata e condotta la campagna. Le responsabilità, è vero, rimbalzano (a seconda dei
casi) dal capo di Mussolini a quello di Ciano, dal capo di Badoglio a quello di Visconti Prasca, (per
non parlare di Soddu, di Roatta e di Iacomoni), ma il fatto è che diplomatici e militari, politici e
tecnici, sbagliarono tutti. I politici sottovalutarono le capacità di
resistenza morale del popolo greco, giudicandolo in base alla scarsa levatura dei suoi esponenti governativi
e parlamentari. I diplomatici dichiararono con sicumera che la Grecia sarebbe crollata perché... era
stata comprata dall'oro italiano. Ben si capisce, dunque, che Mussolini abbia potuto credere
effettivamente ad una passeggiata militare che avrebbe gareggiato, in rapidità, con la campagna polacca e
con quella norvegese. C'erano i militari a confermarlo in questo calcolo errato. I militari che
giudicavano l'Epiro liquidabile in una ventina di giorni grazie ad una presunta superiorità numerica di
due a uno nei confronti dell'avversario e quindi sognavano una marcia trionfale su Atene a non
più due mesi dall'inizio dell'offensiva. E qui, nel settore militare, vanno ricercate le
responsabilità più pesanti. Infatti la superiorità militare (numerica e tecnica) fu sempre, nei primi mesi della
campagna, dei greci, i quali, tempestivamente resi edotti delle nostre intenzioni offensive, avevano
avuto agio di richiamare alcune classi., mentre la difficoltà dei trasporti, lamancanza di strade, la
carenza di mezzi motorizzati, l'inclemenza della stagione, nonché l'assenza di un chiaro piano
strategico, riducevano la già scarsa efficienza delle otto divisioni che avevamo in Albania. A queste divisioni
(di cui due erano schierate a copertura della frontiera jugoslava) si opponevano non meno di
quattordici divisioni greche, tutte ottimamente armate, che tra l'altro contavano effettivi di gran lunga
superiorità a quelli nostri: in totale circa 350 mila uomini contro non più di 105 mila uomini da parte
italiana. Le premesse in base alle quali si iniziava, il 29 ottobre 1940, la campagna di Grecia, non
potevano quindi essere più infelici. Nè si può capire, come lo stato maggiore dell'esercito e i comandi in
Albania non abbiano nemmeno tentato di impedire l'inizio di un'impresa che non poteva avere
successo e che anzi avrebbe esposto il nostro corpo di spedizione a gravissimi rischi. Si aggiunga che, inoltre,
la scarsa efficienza dei porti albanesi e la difficoltà dei trasporti marittimi, nonché lo stato delle
strade rendevano aleatorie le possibilità di far affluire, in caso di necessità, adeguati rinforzi di
truppe e di materiali. Fu quindi gran fortuna, dovuta pricipalmente all'eroismo disperato delle truppe, se una guerra che
avrebbe potuto vederci buttati a mare dall'esercito greco, si risolse (dopo l'effimero successo iniziale)
in una tenace resistenza che bloccò il passo al nemico sulla linea Tepeleni-Pogradec e che poi,
logorato l'avversario, si trasformò, nella primavera del' 41 in una vittoriosa e conclusiva avanzata nel
cuore della Grecia. E se anche, nella prova, lo stato maggiore italiano (impersonato da Badoglio) rivelò
i gravi difetti che tante tragiche esperienze avrebbero causato al Paese, va detto che la campagna
greco-albanese non è una pagina di cui il soldato nostro debba arrossire. Un nome solo, infatti, basta
a riscattare errori e colpe: il nome della Julia simbolo di eroismo e di sovrumana tenacia.
E si sa che quello della « Julia » non fu esempio isolato, che il soldato italiano, male armato, male
nutrito e peggio vestito e calzato, nel fango e nel gelo, sotto la tormenta e sotto le bombe seppe
vincere la dura partita. Tanto che quando i tedeschi irruppero in Grecia dalla Bulgaria (aprile 1941) l'esercito ellenico aveva praticamente esaurito ogni capacità di resistenza.
La campagna di Grecia non fu, fra l'ottobre '40 e l'aprile '41, il solo fatto bellico importante. Ma, fedeli al
principio di dare una trattazione organica agli avvenimenti sui valli scacchieri della
guerra. L'offensiva britannica in Marmarica, l'attacco alla Jugoslavia, la
controffensiva italo-tedesca e molti importanti episodi della guerra aeronavale nel Mediterraneo, nonché le vicende che portarono alla caduta dell'Impero. Avvenimenti che, tutti, si svolsero nei mesi in cui
in Grecia divampava la lotta.
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