2a Guerra Mondiale 1939-3


Inno Norvegia 


La Battaglia

di Finlandia




La campagna polacca, iniziata dalla Wermacht il primo settembre 1939, ebbe uno svolgimento fulmineo e si concluse in poco più di un mese. I piani del comando tedesco prevedevano cinque direzioni principali di attacco. A nord, le armate della Pomerania e della Prussia Orientale dovevano ricongiungersi nel corridoio di Danzica, tagliando fuori le truppe polacche dislocate in quel settore. A sud, invece, le truppe tedesche provenienti dalla Slesia e dalla Slovacchia dovevano iniziare una vasta manovra di accerchiamento. La meta delle varie puntate offensive erano: Varsavia, Lodz, Cracovia e Lublino.

All'atto pratico questo piano subì qualche modifica, in quanto la resistenza delle truppe polacche, malgrado l'eroismo di singoli reparti, fu dovunque inferiore al previsto. Mancò fin dal primo momento, al generalissimo polacco, la possibilità di manovrare per sottrarsi alla morsa tedesca. E, ben presto, al vari tronconi delle armate polacche mancò anche l'unità di comando. Nella foto In alto: la leggendaria cavalleria polacca in una delle sue cariche disperate contro le armate corazzate tedesche. Nella foto in basso; carri armati germanici schierati nella pianura polacca attendono l'ordine di avanzare.

 

L'INTERVENTO Franco-Britannico

Sulle pianure polacche, in fulminei attacchi, i tedeschi, lanciarono, per la prima volta nella storia, le grandi unità corazzate. I carri armati, che lino allora erano stati considerati soltanto come un mezzo da impiegare per l'appoggio tattico alle truppe avanzanti, ebbero invece una funzione strategica. Fu questa infatti, la grande sorpresa del comando tedesco. E furono i carri armati (o, meglio, le « panzer-divisionen) a vincere, con l'aviazione, la guerra sul fronte orientale. L'esercito polacco combattè con molta bravura contro i tedeschi. Il suo eroismo è stato unanimemente riconosciuto. Basti pensare, del resto, che nuclei isolati resistettero a lungo quando già una buona metà del territorio nazionale era già invaso. E' il caso di Gdynia, caduta solo il 19 settembre; di Modlin, che ai arrese il 28 settembre; della Penisola di Hela, di fronte a Danzica, che continuò a resistere fino al 1° ottobre quando già Varsavia era caduta e l'esercito polacco era dissolto. Ma un esercito dall'armamento antiquato, educato per la resistenza in trincea, senza mobilità, senza aviazione, che confidava ancora nella cavalleria contro i carri armati, non poteva reggere all'ondata di ferro e di fuoco lanciatagli addosso dal comando tedesco. E non resse. Non era passata infatti una settimana che già l'unità di comando era finita. Il 17 settembre, poi, nella gigantesca sacca di Kutno, il nerbo dell'esercito era distrutto. Su una scala ancora più vasta, s'era ripetuta la manovra di accerchiamento dei Laghi Masuri con la quale, più di vent'anni prima, un altro tedesco, Hindenburg, aveva colpito in quelle stesse pianure, gli eserciti dello zar. La storia della campagna polacca del 1939 è molto semplice da fare, quindi. E' la storia di un'avanzata senza soste, di una serie di manovre a tenaglia. E si risolve, alla fine, in un elenco di città conquistate, con a fianco una data: Graudenz e Bromberg, 4 ottobre; Kattowitz, 5 ottobre; Cracovia, 6 ottobre; Lodi, 9 ottobre; Bialistok, 16 ottobre; Przemysl, 17 ottobre. Dopo questa data è perfino impossibile seguire un'esatta cronologia. E' una frana. Ai tedeschi attaccanti da occidente s'erano aggiunti i sovietici avanzati da oriente. La tragedia polacca s'avviò quindi alla sua conclusione fumineamente. Il 27 settembre s'arrendeva Varsavia, dopo una resistenza eroica ed inutile. Un dramma che si sarebbe ripetuto ancora, prima della fine della guerra, nella ribellione popolare contro gli occupanti tedeschi. Mentre la Polonia combatteva, il fronte occidentale, sul quale si erano rapidamente schierati gli eserciti, dava l'impressione che la guerra non esistesse. Ma non esistesse, sopratutto, la guerra lampo. Chiusi nelle loro casamatte blindate, i francesi e i britannici attendevano gli eventi. Qualche duello di artiglieri, ogni tanto. Qualche azione di pattuglia. Qualche incursione aerea (più rumore che danni!). Tutto qui. Sembrò anzi che questa inattività preludesse ad una soluzione diplomatica del conflitto prima che accadesse l'irreparabile, Ma era una illusione destinata a cadere. Alle soglie dell'inverno, però, un evento importante scosse l'apatia generale. L'Unione Sovietica, che in forza di accordi con i tedeschi, aveva partecipato alla spartizione della Polonia, iniziò quell'azione di assestamento della sua linea di confine che le avrebbe scatenato addosso, nell'estate del '41, l'offensiva di Hitler. Il primo colpo le andò bene, con una serie di patti di mutua assistenza l'URSS si assicurò importanti basi nei paesi baltici. Era il preludio alla successiva annessione. Poi fu la volta della Finlandia, alla quale furono chieste rettifiche di confine e cessioni di basi militari. Helsinki rifiutò. E fu la guerra. Il 26 novembre le truppe sovietiche passarono all'attacco in Carelia, nella regione dei laghi e nell'estremo nord, a Petsamo. Secondo la generale convinzione, il colosso russo avrebbe annientato le resistenze finniche in pochi giorni. Si sarebbe trattato, cioè, di un bis della Polonia. Ma non fu così. Fino alla metà del febbraio 1940, il piccolo esercito finnico, sfruttando abilmente le particolari condizioni ambientali del fronte, tenne in in scacco i sovietici. Questi ultimi, poi, a quanto sembra, avevano commesso l'errore di sottovalutare l'avversario. Un nome, sopratutto, emerge, dalla cronaca di quei mesi: Mannerheim. Il vecchio maresciallo, che già nel '18 aveva combattuto contro i russi per l'indipendenza del suo paese, fu l'animatore e l'eroe di quella resistenza. Ma con lui va reso onore a tutto il popolo finnico, il quale diede al mondo la prova di quello che può la disperata decisione di una Nazione decisa a lottare per la propria libertà. Tuttavia, anche la resistenza finnica ebbe fine. L'afflusso di sempre nuovi rifornimenti da parte sovietica, il progressivo dissanguamento, le forti perdite, costrinsero Mannerheim a chiedere l'armistizio. Il 12 marzo, a Mosca, venne firmata la pace, L'URSS aveva ottenuto, ma a caro prezzo, le sue basi in Finlandia. Per chiudere, ricorderemo che la guerra finnica minacciò per qualche settimana di modificare il destino del mondo. Da ambo le parti, infatti, si simpatizzò per il piccolo popolo eroico. E questa simpatia si tramutò, in campo occidentale, in un'offerta di aiuti militari. Ma il corpo di spedizione franco-britannico non fu inviato in Finlandia per il veto opposto dagli altri paesi scandinavi, nella conferenza di Copenaghen, al passaggio delle truppe sul loro territorio. Si evitò così un conflitto con l'Unione Sovietica. Ed è facile immaginare quali conseguenze avrebbe avuto.


I termini dell'alleanza franco-anglo-polacca prevedevano l'intervento dei due paesi occidentali nel caso di aggressione alla Polonia. Malgrado i tentativi in extremis della diplomazia italiana, francesi e britannici il 8 settembre dichiararono la guerra alla Germania. L'Italia proclamò il 1° settembre la non belligeranza. Si trattava di una formula nuova, negli annali diplomatici. Ma era, in pratica, una posizione di attesa resa necessaria dallo stati di esaurimento in cui si trovavano le truppe italiane dopo le guerre d'Africa e di Spagna. Durante la campagna polacca, britannici e francesi malgrado le sollecitazioni degli alleati orientali, rifiutarono di prendere l'offensiva e rimasero inerti dietro allo schermo della Maginot, ad assistere alla rapida fine della Polonia. Nella foto in alto Il Gran Consiglio del fascismo proclama la non belligeranza. Sotto Chamberlain, Primo Ministro britannico, e la consorte escono armati di maschera antigas da Downing Street dopo la dichiarazione di guerra.



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