| L'INTERVENTO
Franco-Britannico
Sulle pianure polacche, in fulminei attacchi, i tedeschi,
lanciarono, per la prima volta nella storia, le grandi unità corazzate. I carri armati, che lino allora erano stati considerati
soltanto come un mezzo da impiegare per l'appoggio tattico alle truppe avanzanti, ebbero invece una funzione strategica.
Fu questa infatti, la grande sorpresa del comando tedesco. E furono i carri armati (o, meglio, le «
panzer-divisionen) a vincere, con l'aviazione, la guerra sul fronte
orientale. L'esercito polacco combattè con molta bravura contro i tedeschi. Il suo eroismo è stato unanimemente riconosciuto.
Basti pensare, del resto, che nuclei isolati resistettero a lungo quando già una buona metà del territorio nazionale era già
invaso. E' il caso di Gdynia, caduta solo il 19 settembre; di Modlin, che ai arrese il 28 settembre; della Penisola di Hela,
di fronte a Danzica, che continuò a resistere fino al 1° ottobre quando già Varsavia era caduta e l'esercito polacco era
dissolto. Ma un esercito dall'armamento antiquato, educato per la resistenza in trincea, senza mobilità, senza aviazione,
che confidava ancora nella cavalleria contro i carri armati, non poteva reggere all'ondata di ferro e di fuoco lanciatagli
addosso dal comando tedesco. E non resse. Non era passata infatti una settimana che già l'unità di comando era finita. Il 17
settembre, poi, nella gigantesca sacca di Kutno, il nerbo dell'esercito era distrutto. Su una scala ancora più vasta, s'era
ripetuta la manovra di accerchiamento dei Laghi Masuri con la quale, più di vent'anni prima, un altro tedesco, Hindenburg,
aveva colpito in quelle stesse pianure, gli eserciti dello zar. La storia della campagna polacca del 1939 è molto
semplice da fare, quindi. E' la storia di un'avanzata senza soste, di una serie di manovre a tenaglia. E si risolve, alla fine, in
un elenco di città conquistate, con a fianco una data: Graudenz e Bromberg, 4 ottobre; Kattowitz, 5 ottobre; Cracovia,
6 ottobre; Lodi, 9 ottobre; Bialistok, 16 ottobre; Przemysl, 17 ottobre. Dopo questa data è perfino impossibile seguire un'esatta cronologia. E' una frana. Ai tedeschi attaccanti da
occidente s'erano aggiunti i sovietici avanzati da oriente. La tragedia polacca s'avviò quindi alla sua conclusione
fumineamente. Il 27 settembre s'arrendeva Varsavia, dopo una resistenza eroica ed inutile. Un dramma che si sarebbe ripetuto ancora, prima
della fine della guerra, nella ribellione popolare contro gli occupanti tedeschi.
Mentre la Polonia combatteva, il fronte occidentale, sul quale si erano rapidamente schierati gli eserciti, dava l'impressione che la guerra non esistesse.
Ma non esistesse, sopratutto, la guerra lampo. Chiusi nelle loro casamatte
blindate, i francesi e i britannici attendevano gli eventi. Qualche duello di artiglieri, ogni tanto. Qualche azione di pattuglia.
Qualche incursione aerea (più rumore che danni!). Tutto qui. Sembrò anzi che questa inattività preludesse ad una
soluzione diplomatica del conflitto prima che accadesse l'irreparabile, Ma era una illusione destinata a
cadere. Alle soglie dell'inverno, però, un evento importante scosse l'apatia generale. L'Unione Sovietica, che in forza di
accordi con i tedeschi, aveva partecipato alla spartizione della Polonia, iniziò quell'azione di assestamento della sua linea di
confine che le avrebbe scatenato addosso, nell'estate del '41, l'offensiva di Hitler. Il primo colpo le andò
bene, con una serie di patti di mutua assistenza l'URSS si assicurò
importanti basi nei paesi baltici. Era il preludio alla successiva annessione. Poi fu la volta della Finlandia, alla quale furono
chieste rettifiche di confine e cessioni di basi militari. Helsinki rifiutò. E fu la guerra. Il 26 novembre le truppe
sovietiche passarono all'attacco in Carelia, nella regione dei laghi e nell'estremo nord, a Petsamo. Secondo la generale
convinzione, il colosso russo avrebbe annientato le resistenze finniche in pochi giorni. Si sarebbe trattato, cioè, di un bis della
Polonia. Ma non fu così. Fino alla metà del febbraio 1940, il piccolo esercito finnico, sfruttando abilmente le particolari
condizioni ambientali del fronte, tenne in in scacco i sovietici. Questi ultimi, poi, a quanto sembra, avevano commesso l'errore di
sottovalutare l'avversario. Un nome, sopratutto, emerge, dalla cronaca di quei mesi: Mannerheim. Il vecchio maresciallo,
che già nel '18 aveva combattuto contro i russi per l'indipendenza del suo paese, fu l'animatore e l'eroe di quella
resistenza. Ma con lui va reso onore a tutto il popolo finnico, il quale diede al mondo la prova di quello che può la disperata
decisione di una Nazione decisa a lottare per la propria libertà. Tuttavia, anche la resistenza finnica ebbe fine. L'afflusso di sempre nuovi rifornimenti da parte sovietica, il progressivo dissanguamento, le forti perdite, costrinsero Mannerheim
a chiedere l'armistizio. Il 12 marzo, a Mosca, venne firmata la pace, L'URSS aveva ottenuto, ma a caro prezzo, le sue basi in
Finlandia. Per chiudere, ricorderemo che la guerra finnica minacciò per qualche settimana di modificare
il destino del mondo. Da ambo le parti, infatti, si simpatizzò per il piccolo popolo
eroico. E questa simpatia si tramutò, in campo occidentale, in un'offerta di aiuti militari. Ma il corpo di spedizione
franco-britannico non fu inviato in Finlandia per il veto opposto dagli altri paesi scandinavi, nella conferenza di Copenaghen, al
passaggio delle truppe sul loro territorio. Si evitò così un conflitto con l'Unione
Sovietica. Ed è facile immaginare quali conseguenze avrebbe avuto.

I termini dell'alleanza franco-anglo-polacca prevedevano l'intervento dei due paesi occidentali
nel caso di aggressione alla Polonia. Malgrado i tentativi in extremis della diplomazia
italiana, francesi e britannici il 8 settembre dichiararono la guerra alla Germania. L'Italia
proclamò il 1° settembre la non belligeranza. Si trattava di una formula nuova, negli
annali diplomatici. Ma era, in pratica, una posizione di attesa resa necessaria dallo stati di
esaurimento in cui si trovavano le truppe italiane dopo le guerre d'Africa e di Spagna.
Durante la campagna polacca, britannici e francesi malgrado le sollecitazioni degli alleati
orientali, rifiutarono di prendere l'offensiva e rimasero inerti dietro allo schermo della
Maginot, ad assistere alla rapida fine della Polonia. Nella foto in alto Il Gran Consiglio del
fascismo proclama la non belligeranza. Sotto Chamberlain, Primo Ministro britannico, e la
consorte escono armati di maschera antigas da Downing Street dopo la dichiarazione di guerra.

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